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Non si vive di solo destro: le radici della caduta di Deontay Wilder

“Non si vive di solo pane” scriveva Vladimir Dudinzev per criticare la filosofia fondante del regime sovietico. Prendiamo in prestito la sua espressione per occuparci di questioni assai meno rilevanti nel tentativo di individuare le ragioni che hanno portato il quotato picchiatore statunitense Deontay Wilder, l’uomo che “viveva di solo destro”, a vedersi strappata la sua cintura mondiale WBC dopo la durissima sconfitta patita contro Tyson Fury una settimana fa.

Conta poco la tecnica tra i massimi?

Lo scorso 13 dicembre la nostra testata prese parte alla conferenza stampa che Deontay Wilder, accompagnato dal Presidente del WBC Mauricio Sulaiman, tenne a Roma, in occasione della sua visita alla nostra Capitale (Boxe-Mania incontra Wilder: l’altra faccia del Bronze Bomber). Molti temi furono toccati quel pomeriggio, alcuni dei quali ci permisero di apprezzare il lato umano dell’ex campione e la sua sensibilità, ma quando il botta e risposta con i giornalisti si spostò sul versante prettamente sportivo, Wilder diede una risposta che ci lasciò perplessi. Interrogato sulle critiche dei “puristi”, sempre pronti a sottolineare le sue lacune nei fondamentali, il gigante di Tuscaloosa spiegò alla platea che la tecnica nel pugilato assume grande importanza nelle categorie inferiori, ma che nei pesi massimi la forza bruta, la potenza e il killer instinct finiscono col metterla in secondo piano. Parole che sembrano suggerire che Wilder e il suo team, piuttosto che scontrarsi con limiti invalicabili, abbiano scientemente deciso di trascurare le migliorie tecniche puntando tutto sulle qualità fisiche del pugile, una scelta che alla luce dei fatti recenti appare quantomeno discutibile.

La sindrome di Max Baer

Tempo fa, nel ricordare la ricorrenza dei 60 anni trascorsi dalla morte del grande picchiatore degli anni ’30 Max Baer, vi proponemmo un’analogia tra lo spauracchio dei massimi di allora e il Bronze Bomber dei nostri giorni (60 anni dalla morte del “cattivo” Max Baer: il predecessore di Wilder?). Il paragone suscitò l’indignazione di qualcuno, ma la nostra intenzione non era quella di mettere i due pugili sullo stesso piano, quanto piuttosto evidenziare che proprio come Baer, Wilder stesse costruendo la sua fortuna su una singola arma devastante: quel destro esplosivo dagli effetti letali che tante volte gli ha permesso di cavarsi d’impiccio spegnendo le lampadine al malcapitato rivale di turno. Un punto di forza che può diventare un limite, perché in assenza di un piano B, un eventuale intoppo rispetto alla propria strategia di partenza può trasformarsi in un’autentica debacle. Accadde a Baer, disinnescato dal pugilato intelligente e accorto del “Cinderella Man” James Braddock e successivamente annichilito dai colpi violenti dell’immenso Joe Louis, due pugili capaci di “togliergli” il gancio destro con la giusta tattica rendendolo di fatto un pugile quasi inoffensivo. A distanza di quasi un secolo la storia si ripete e Deontay Wilder, dopo essere stato portato a scuola per larghi tratti da Tyson Fury nel loro primo confronto, salvandosi grazie ai due atterramenti, ha subito sabato scorso la più cocente delle umiliazioni, venendo fermato prima del limite dopo un contest a senso unico.

La “lucida follia” di Fury ha rotto il giocattolo

Se Baer dal canto suo ebbe almeno la “fortuna” di subire alcune battute d’arresto in carriera prima di arrivare ai piani alti, traendone spunto per alcuni seppur minimi miglioramenti nel suo stile, Wilder non aveva mai conosciuto l’amaro sapore della sconfitta, adagiandosi sul suo pugilato scarno che nella sua mente sarebbe stato sufficiente per regnare a tempo indefinito. “I miei avversari devono essere perfetti per 36 minuti, a me basta esserlo per 2 secondi” era il suo mantra. Un motto fatto a pezzi nel giro di una sera dopo che Tyson Fury è salito sul ring con le idee chiare su come far saltare il banco. Quando il Gipsy King alla vigilia insisteva nel pronosticare il proprio trionfo per KO e nel promettere una tattica spregiudicata, alcuni non gli credevano, mentre altri gli davano del pazzo. Quella follia si è rivelata tuttavia lucidissima: Fury sapeva di avere un unico pericolo da cui guardarsi e pur esercitando una pressione asfissiante e forsennata sin dal primo suono del gong, era pronto a balzare all’indietro non appena il suo avversario dava segno di caricare il destro. Impossibilitato a sfruttare il suo solito colpo vincente, Wilder ha evidenziato tutte le sue immense carenze nel resto del repertorio tecnico, dalle gambe sempre mal posizionate, alla difesa approssimativa con le mani alzate “a casaccio”, alla maniera maldestra portare tutti i colpi che non siano i diretti.

Quante chance di tornare sul trono per il Bronze Bomber?

Oggi Wilder ha 34 anni e le probabilità che possa ampliare significativamente il suo bagaglio tecnico dopo anni e anni di attività imperniata sullo stesso stile appaiono ridotte all’osso. Del resto la sua stessa consapevolezza della stringente necessità di evolversi non traspare dalle sue dichiarazioni di questi giorni, incentrate sulla ricerca di scuse più o meno improbabili per giustificare la sconfitta. Wilder incolpa il costume troppo pesante, l’arbitro, il suo secondo allenatore reo di aver gettato la spugna, ma dice poco o nulla su se stesso, sui suoi errori e sui suoi deficit. L’americano sembra fermamente intenzionato ad esercitare la clausola contrattuale per imporre un terzo match con il suo grande rivale britannico e qualora la sfida dovesse tenersi in estate, come si vocifera, il Bronze Bomber avrà soltanto pochi mesi per mettere a punto qualcosa di nuovo e riprendersi lo scettro. Si affiderà ancora una volta in via esclusiva al suo destro alla dinamite, andando incontro a una nuova punizione, o sarà in grado di sorprenderci variando il tema tattico? Non ci resta che attendere per scoprirlo…

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8 comments

  • Pierpaolo

    A luglio Wilder perderà di nuovo e si ritirerà dal pugilato.

  • Vincenzo

    Se’ ci sarà un altro incontro!! Wilder andrà a ko e non si alzerà con le sue gambe poverino.

  • Vincenzo

    Ho già detto tutto

  • Black Raven

    Non sembra avere una strategia innovativa, se ripropone lo stesso repertorio, rivibremo un dejavu

  • dav

    non so’ ..tra la prima sconfitta di joshua con ruiz e questa di wilder vedo analogie.. non vorrei che poi wilder vinca ai punti e si faccia wilder joshua. sicuramente è piu’ vendibile il derby joshua fury.

  • Frank

    Non so,l’allenatore di fury ha ragione a dire che wilder era poco più di un mediomassimo, ma cmq l’avete viste le gambe di wilder erano impressionanti a magrezza; per poterlo battere wilder deve ovviamente cambiare tattica il problema che è troppo monotematico, non so se riuscirà

  • Tristano

    Buongiorno,
    io sono sostanzialmente d’accordo con Salomone, nell’analisi stilistica e psicologica di Wilder, il quale, grazie a questa sconfitta, ha l’occasione di maturare come Uomo (in primo luogo) e come pugile (in secondo luogo).
    Per quanto riguarda la possibilita’ che Wilder, in un terzo eventuale incontro, batta Fury ai punti, credo che, perche’ cio’ avvenga, Fury dovrebbe essere bendato, e Wilder profondamente trasformato 😉

  • Pingback: Boxe-Mania.com – Atlas: “Wilder sii pronto ad essere di più: licenzia il tuo allenatore”

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