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Dalla strada al ring: Teddy Atlas un volto dalle mille facce.

Ha puntato una pistola all’orecchio di Mike Tyson e senza rancore ha “sputato nel piatto dove ha mangiato”. Niente di più vero sta nelle parole dell’allenatore con diciannove titoli mondiali. Quella cicatrice sul volto di Theodore, un po’ come quella di Ribery, mi ha sempre lasciato un dubbio. Chi fosse realmente Teddy Atlas?

Ho iniziato a farmi questa domanda poco dopo aver visto quel video di quel minuto all’angolo con Alexander Povetkin. Doveva esserci qualcosa oltre quel fanatico sognatore, quello sfacciato opinionista.

Ormai gli ultimi granelli della clessidra stanno cadendo dall’altra parte, le vacenze stanno volgendo al termine e il tempo sotto l’ombrellone sta per lasciare il posto a cavi e progetti, almeno per me si ritorna alla vita normale. Ma una vita normale Teddy non l’ha mai avuta: sempre estrema, sempre vera, dedita e dedicata.

A Sud-Ovest di New York nel distretto di Staten  Island, uno dei quartieri ricchi della città inizia ad avere le prime disavventure il piccolo Theodore Jr, poco dopo aver lasciato la Curtis High School, Alma Mater di suo padre. Ha iniziato a fare pugilato alla Police Atheltic League, ma il percorso dalla palestra a casa è complicato. Nello stesso tempo, infatti, ha iniziato a frequentare tipi poco affidabili. Diverse volte è stato coinvolto in risse di strada e rapine a mano armata. Teddy, cercava attenzioni soprattutto quelle di suo padre: non le ha mai trovate, eppure ha sempre provato una profonda ammirazione nel padre che non ha mai avuto. In una intervista rilasciata qualche anno fa a Forbes, Teddy Jr ha spiegato che l’ammirazione per il dottore, l’apprezzamento per il padre e per quel legame profondo che non gli è stato mai riconosciuto, non lo ha capito subito. Era troppo acerbo per capire che le sue richieste di attenzione, forse non facevano altro che allontanare la sua famiglia.

Todd, il mio fratellino, a cinque anni ha subito un intervento a cuore aperto. Todd era nato con problemi mentali, ma era un bimbo amorevole. Quando tornavo a casa mi correva incontro e mi abbracciava forte. Nostro padre aveva raccolto i migliori chirurghi nei suoi ospedali, ma l’intervento non ebbe successo. Il “dottor Atlas” riuscì a velare tutta la sua emozione dietro la maschera della professione ..-.. aveva una dedizione profonda alla sua professione, ha speso tutta la vita a curare malati ..-.. anche quando la sera della sepoltura di Todd, rispose ad una richiesta di aiuto per un bambino gravemente malato e corse in ospedale in piena notte. Può sembrarti strano, da egoista, ma ho imparato tanto quel gesto… “

Il giorno della sepoltura del dottor Atlas, Teddy andò ad allenarsi in palestra. Non lo fece per egoismo. Quella abnegazione gliela aveva insegnata proprio lui, suo padre. Fu un tributo se proprio vogliamo chiamarlo così.

Poco dopo arrivò il carcere, le scorribande e le rapine forse non erano andate tutte a buon fine. Teddy passa diversi mesi a Rikers, l’isola con il penitenziario. Nell’attesa della sentenza definitiva, il giovane Atlas torna in palestra, ma prima che si ricacci nei guai un amico di vecchia data lo convince ad allenarsi a Catskill da Cus D’Amato. Il leggendario Cus riesce ad ottenere l’affidamento e la custodia in giudizio. Teddy a causa di problemi fisici non può continuare a fare la boxe, Cus prova a convincerlo a restare sotto la sua ala come allenatore, ma torna a Staten Island, dove inizia a preparare due ragazzi. Allenamenti nei parchi e attrezzature in prestito, non erano i mezzi giusti per potersi allenare, ma Teddy riesce ad imporre disciplina sportiva e struttura una metodica ben precisa. In questo momento capisce cosa aveva visto in lui il vecchio Cus.

La parentesi di Catskill però non ha ancora levato del tutto la parte violenta dall’animo di Teddy, in una rissa il volto viene sfigurato da una coltellata che gli lascia una ferita lunga quanto tutta la faccia, e quattrocento punti di sutura (tra interni ed esterni). Uno dei suoi ragazzi gli riporta la minaccia dalla strada: sono pronti ad ammazzarlo. Deve esserci stato un momento in cui Teddy Atlas ha pensato che la vita valesse molto di più. Non accetta quel confronto e torna a Catskill con i suoi due ragazzi, accetta l’offerta di Cus e inizia a gestire i pugili, preparando tanti ragazzi.

Nei sei anni di permanenza nella casa di Cus D’Amato, quattro li passa al fianco di Mike Tyson. Fino a quando un giorno, Iron Mike, che ancora non aveva compiuto 18 anni, toccò sua figlia 16enne, per lui la piccola Nicole. Il gesto di Mike arrivò oltre la linea di confine di sopportazione di Teddy. Fu lui stesso a confessargli di aver stretto tra le sue mani il culo della figlia. Teddy non ci pensó due volte prese una calibro 38 e gliela puntò tra la tempia e l’orecchio e senza paura gli sussurró: non avvicinarti mai più alla mia famiglia, il colpo è già in canna e ho il grilletto facile, mi conosci. Questo episodio fece infuriare il vecchio Cus, Tyson era un suo protetto e per questo allontanò Teddy, dicendogli che non sarebbe mai più stato il benvenuto in casa D’Amato.

Con tutta probabilità l’affascinante carriera da allenatore inizia in quel preciso momento. Da allora in poi ha avuto al suo cospetto ben diciannove campioni Mondiali, ma non chiedetegli di Tyson. Ancora nell’intervista a Forbes ha posto lui una domanda al suo interlocutore. È stato diretto come sempre:

Secondo te qual è il record di Tyson?… Per me é 0-6, non ha mai affrontato un avversario del suo livello e quando lo ha fatto, ha perso.

Con tutta probabilità non ha mai digerito quell’affronto. Ma il suo successo maggiore e la più grande svolta arriva con la gestione di Michael Moorer. Con Moorer riuscì a vincere i titoli mondiali WBA e IBF dei pesi massimi massimi. Sono tutti convinti che Moorer non sarebbe riuscito a superare quella montagna di Holyfield se Teddy non lo avrebbe motivato alla sua maniera. Poi tantissimi altri lo hanno seguito, qualcuno lo ha licenziato perché pensava fosse lesivo nei suoi confronti come Donny Lalonde. Nella sua autobiografia ha scritto di essersi arrabbiato al punto tale da andare a casa di Donny e di averlo minacciato con una pistola, proprio come fece con Mike Tyson. Ma la notizia è stata smentita dal diretto interessato. La vita continua fino a Alexander Povetkin e per ultimo Oleksandr Gvodzyk.

Intanto Teddy collabora con ESPN come analista e commentatore, ma viene prima sospeso e successivamente interdetto, per alcune dichiarazioni che avrebbero messo l’emittente in cattiva luce con le Promotion americane. Teddy ha sempre sostenuto che la ESPN favoriva la messa in onda di incontri poco entusiasmanti solo per appoggiare gli amici. Ma ha ancora in essere un contratto che terminerà il 2020 e per tanto fornisce ancora analisi tecniche. Chi lo farebbe meglio di lui?

Nel 1996 ha fondato la Dr. Theodore A. Atlas Fondation, che aiuta le famiglie in difficoltà, dispensa regali per bambini bisognosi a Natale e dona tacchini per la festa del Ringraziamento. La fondazione dispone di una dispensa alimentare e farmaci di prima necessità, e si occupa di numerose iniziative per promuovere lo sport e l’integrazione nelle scuole. Nell’annuale Teddy dinner, Atlas riesce a raccogliere fondi per garantire alla fondazione di continuare nell’impegno sociale.

Teddy ha insegnato la boxe ai ragazzi della squadra di calcio di New York per migliorare e sincronizzare mani e piedi, ha collaborato con la Saint Louis Rams della NFL tenendo lezioni per migliorare la gestione emotiva degli atleti durante momenti di pressione e tensione.

Alcuni seminari universitari lo hanno visto protagonista dove ha portato le sue esperienze in tema di gestione e psicologia applicata allo sport. Ha anche avuto delle lezioni in collaborazione della NYPD in diversi carceri per parlare ai giovani detenuti.

Nel 2009 la EASPORT ha inserito le sue analisi tecniche nel videogioco FIGHT NIGHT: ROUD FOUR.

La vita di Teddy Atlas continua a scrivere pagine intrecciate, cupe ed affascinanti, ma questo Teddy lo sa. Avrà ancora tanti giorni per far innamorare qualcuno della boxe, della vita e dell’essere se stessi, al costo di perdere quello che per molti è tutto. Teddy Atlas un volto dalle mille facce.

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