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Sasso, carta, forbici: tutti gli stili del pugilato

Quante volte avete sentito l’espressione inglese “Styles make fights”? Il suo significato letterale è “gli stili fanno i combattimenti”: con queste parole gli esperti di boxe vogliono intendere che in base alle caratteristiche e alle attitudini che i due pugili portano sul quadrato il match può prendere una piega diversa. Un certo stile può risultare favorevole per contrastarne un altro ed è proprio per questo che la proprietà transitiva nel pugilato non esiste: Frazier mise in crisi Ali, Ali disinnescò Foreman e Foreman distrusse Frazier. Un apparente paradosso la cui logica emerge chiaramente dallo studio degli stili e dei loro possibili incroci. Andiamo dunque ad esaminarli da vicino, tenendo ben presente che molti campioni del presente e del passato hanno esibito uno stile “misto” e che nessuna catalogazione potrà contemplare tutti i casi possibili.

Il picchiatore

Dotato da madre natura del classico colpo fulminante, il picchiatore orchestra la sua strategia al fine di costruirsi la vittoria per KO. Gli esponenti più selvaggi di questo stile caricano ogni fendente come se non ci fosse un domani nella ricerca ossessiva della soluzione vincente; quelli più avveduti e completi invece rendono più imprevedibile la bordata risolutiva grazie a un lavoro preliminare fatto di colpi sciolti. Per quanto riguarda il posizionamento sul quadrato, alcuni lasciano il centro del ring al rivale in modo da indurlo a scoprirsi, altri optano per una condotta aggressiva al fine di amplificare il numero degli scambi.

Il picchiatore soffre: l’elusivo. Messo di fronte a pugili capaci di leggere in anticipo le sue intenzione, abili in fase difensiva e poco propensi a scoprirsi, il picchiatore tende ad andare fuori giri esasperando la ricerca del KO e cedendo alla frustrazione.

Grandi esponenti: George Foreman, Deontay Wilder, Thomas Hearns, Julian Jackson.

L’elusivo

Maestro della difesa e della gestione degli spazi, l’elusivo ha nella capacità di mandare a vuoto gli assalti del rivale la propria qualità migliore. Provvisto di gambe agili e veloci, tende a muoversi incessantemente sfruttando appieno l’ampiezza del quadrato. Pur adottando diverse tipologie di guardia, i rappresentanti di questa scuola pugilistica sono quasi tutti accomunati dalla predilezione per la schivata quale mezzo prioritario di difesa. Dotati di forza mentale fuori dal comune, gli elusivi di grande valore devono attenersi al piano partita senza lasciarsi consumare psicologicamente e fisicamente dal pressing nemico.

L’elusivo soffre: il demolitore. Un conto è mandare a vuoto colpi singoli e prevedibili, un altro è arginare combinazioni prolungate. Sfuggire per dodici round a chi taglia bene il ring, lavora al corpo e non si ferma mai è impresa ardua e mentalmente sfibrante.

Grandi esponenti: Muhammad Ali, Michael Nunn, Pernell Whitaker, Floyd Mayweather Jr.

Il demolitore

Molte delle guerre memorabili della storia della boxe sono avvenute grazie a coraggiosi esponenti di questa categoria. Il demolitore non fa mai un passo indietro: il suo workrate è superlativo, il suo fiato inesauribile, la sua resistenza al dolore epica. Al fine di non lasciare respiro e vie di fuga al rivale di turno, deve essere in grado di tagliare il ring percorrendo le traiettorie più convenienti; in questo modo, dopo aver chiuso l’avversario alle corde o agli angoli, può scaricare tutto il suo arsenale con predilezione per il bersaglio grosso. Più che fulminare, sgretola: i suoi KO spesso si concretizzano nella seconda metà del match.

Il demolitore soffre: il picchiatore. Cercando costantemente la corta distanza e indugiando di fronte al rivale nel tentativo di sfiancarlo, il demolitore rischia grosso quando il suo dirimpettaio possiede la dinamite nei guantoni e può stordirlo in qualunque momento.

Grandi esponenti: Joe Frazier, Roberto Duran, Julio Cesar Chavez, Jake LaMotta.

Il colpitore d’incontro

Insidioso come un serpente a sonagli, specialmente per chi lo attacca frontalmente, quello che gli anglofoni chiamano “counter puncher” è il pugile più scientifico che esista. Ad ogni azione dell’avversario segue l’immediata reazione più opportuna da parte sua, quasi potesse attingere a un database interno ed eseguire un comando come un robot. Maestro nell’arte dell’incrociare i colpi, tende a stazionare sulla media distanza, in modo da ingolosire il rivale e castigarlo prontamente. Dotato di grande varietà di colpi, ha nella scelta di tempo e nella velocità di esecuzione le sue più fedeli alleate.

Il colpitore d’incontro soffre: l’elusivo. Per poter incrociare l’avversario nel migliore dei modi un pugile dev’essere aggredito. Messo di fronte a chi evita la battaglia e gli lascia l’iniziativa, il counter puncher tende a diventare abulico e inconcludente.

Grandi esponenti: Juan Manuel Marquez, Jersey Joe Walcott, James Toney, Saul Alvarez.

L’ostruzionista

Stile ibrido, spesso esercitato in aggiunta a uno di quelli già citati. L’ostruzionista, più che imporre un proprio piano tattico, punta a distruggere quello dell’avversario impedendogli di esprimersi al meglio. Grande conoscitore dei cosiddetti “trucchi del mestiere”, si distingue per una condotta sempre ai limiti del regolamento e spesso anche oltre. Tra le sue armi più adoperate vi è senza dubbio il clinch, messo in atto di frequente non soltanto per bloccare le braccia del rivale, ma anche per lavorarlo ai fianchi con colpi sporchi e fastidiosi, magari con il braccio più lontano dalla vista dell’arbitro. Lo stile perfetto per far saltare i nervi!

L’ostruzionista soffre: i pugili di carattere. Questi combattenti non hanno predilezioni particolari per le caratteristiche del proprio avversario dato che il loro scopo è quello di annullarle. Quando però si trovano al cospetto di chi non si lascia irretire e li ripaga con la stessa moneta possono perdere il controllo.

Grandi esponenti: Evander Holyfield, Andre Ward, Bernard Hopkins.

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2 comments

  • David Tuci

    Alcune precisazioni.
    Manca un tipo fondamentale: il “tecnico con pugno”, categoria nella quale possiamo far rientrare “elusivi” molto più potenti della media della categoria (i due Sugar Ray, Robinson e Leonard) o picchaitori molto più tecnici della media della loro (Joe Louis, Alexis Arguello e Thomas Hearns).
    Va anche detto che il giochino “sasso, forbici, carta” funziona benissimo con pugili che hanno tutte le caratteristiche della loro categoria, come Ali, Frazier e Foreman, cosa che avviene molto di rado. Di solito, la gran parte dei pugili, ha caratteristiche miste e non solo oggi: pensiamo al giovane Tyson (1986-1989), stilisticamente molto simile a Frazier, ma potente come Foreman, rispetto al quale era più tecnico e veloce.
    Non sempre è facile (eufemismo!) distinguere l’elusivo dal colpitore d’incontro, dal momento che le due categorie tendono a fondersi (pensiamo a Pep, Ali, Locche, Whitaker, Mayweather).

    • Mario Salomone

      Ciao David, hai certamente ragione nell’affermare che molti grandi campioni hanno esibito uno stile misto fra quelli citati nell’articolo. Del resto un grande campione spesso ha la capacità di adattare la sua condotta tattica all’avversario che ha di fronte. Nel pezzo comunque lo abbiamo specificato: “tendendo ben presente che molti campioni del presente e del passato hanno esibito uno stile “misto” e che nessuna catalogazione potrà contemplare tutti i casi possibili.”

      Riguardo la distinzione tra elusivi e colpitori d’incontro, in questa trattazione abbiamo deciso di definire “counter puncher” quel pugile che è maestro nell’arte di INCROCIARE l’avversario, ovvero colui che scaglia il suo colpo in contemporanea a quello del rivale. In quest’arte pugili come Saul Alvarez, James Toney e Juan Manuel Marquez, oltre a molti altri, hanno raggiunto l’eccellenza. Gli “elusivi”, per come li abbiamo definiti qui, portano invece più frequentemente i propri fendenti PRIMA che l’avversario arrivi a proporre la sua azione (anticipandolo) oppure subito DOPO (mandandolo a vuoto e rientrando).

      Restiamo comunque ben consapevoli che quello del “sasso, carta forbici” è solo un giochino e che innumerevoli volte è capitato che un pugile ne battesse un altro pur essendo in linea teorica sfavorito dal confronto tra gli stili, come nel caso di Michael Nunn vs James Toney, entrambi citati in questo pezzo.

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