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Sanders: con i due Klitschko la salita e la discesa dall’Olimpo

È l’8 Marzo del 2003. Wladimir Klitschko, l’astro nascente dei pesi massimi, sale sul ring. Ha l’aria annoiata e lo sguardo vitreo di chi deve sbrigare una pratica di poco conto. Un inutile impiccio. Di fronte a lui c’è un uomo di 37 anni, con il fisico di un impiegato di banca più che di un pugile. Wladimir è dieci anni più giovane, cinque centimetri più alto e otto chilogrammi più pesante. Il faccia a faccia sul ring ha un che di grottesco. I telecronisti dell’epoca se la ridono, con la stessa supponenza con cui Wladimir osserva l’avversario. Poi suona la campanella. E per Klitschko giungono attimi che non dimenticherà mai, come il nome di chi gli sta di fronte: Corrie Sanders.

Cornelius Johannes Sanders nasce il 7 gennaio 1966 a Pretoria, in Sudafrica. Figlio della classe operaia, Corrie è un tipo allegro, scherzoso, libero da preconcetti e pregiudizi razziali. A 20 anni mostra da subito di essere un eccellente atleta: corre i 100 metri in 10.90 secondi, riesce piuttosto bene nel golf – tanto da ipotizzare in seguito una carriera da professionista – ed è anche un buon mediano d’apertura nel rugby. Un talento innato, che si manifesta anche nel pugilato: su suggerimento del padre comincia a boxare ed i risultati sono notevoli. La sua carriera amatoriale consta di 180 vittorie e 11 sconfitte.

Passa al professionismo nel 1989 e subito mette in mostra ottime doti: Corrie è un mancino molto veloce di gambe, con riflessi straordinari, ottima coordinazione, un sapiente uso del piede perno e una capacità di schivare prendendo il tempo all’avversario indimenticabile. Diviene noto per le sue serie rapide a due mani, in avanzamento, e per la pesantezza dei suoi colpi. Sebbene tenace, non è però dotato di grande mascella e nemmeno di grande resistenza.

Colleziona inizialmente 23 vittorie consecutive, poi trova sulla sua strada Nate Tubbs, un pugile non certo imbattibile, che lo mette KO alla seconda ripresa, con un gancio destro ben assestato. Negli spogliatoi Corrie è scosso, dice di voler mollare tutto, ma Harold Volbrecht, il suo trainer, lo fa desistere e lo convince a ripartire.

Arrivano altre vittorie, alcune convincenti, altre meno. Corrie oscilla tra buone prestazioni e mediocri apparizioni. La carriera sembra non decollare mai veramente, nonostante qualità cristalline. Corrie è più che altro vittima di sé stesso: tendenzialmente pigro, un po’ indolente, odia gli allenamenti e adora divertirsi e mangiare. Sul ring, in effetti, si presenta poco tonico, con una pronunciata circonferenza addominale. Oltre a ciò, non vive la boxe come ragione di vita e riscatto, non ama nemmeno troppo la noble art. Confesserà anni dopo che, gli si fosse presentata l’occasione professionale, avrebbe scelto il rugby. Ma quell’occasione non è mai arrivata.

Nel 2000 incrocia i guanti con Hasim Rahman, che di lì a breve avrebbe affrontato e sconfitto Lennox Lewis. Nei primi round Corrie riesce a tenerlo a bada, outboxandolo, ma ben presto l’incontro muta in un acceso combattimento con entrambi i contendenti che finiscono al tappeto. Ad avere la meglio è Rahman: volontà, convinzione e condizione lo portano alla vittoria, al settimo round, grazie ad un gancio sinistro ravvicinato che stordisce Corrie, a cui fanno seguito una raffica di colpi fino allo stop dell’arbitro.
Corrie rimane fermo per 18 mesi. Un po’ per recuperare dalla brutta sconfitta, un po’ perché il suo nome perde appeal. Torna e sconfigge in un round Michael Sprott e in due Otis Tisdale, ma ormai la sua carriera sembra destinata all’oblio, senza lasciare particolari tracce.

Giunge, inaspettata, l’offerta per affrontare l’imbattuto Wladimir Klitschko. E con essa la telefonata di Lennox Lewis – suo amico – a motivarlo e a consigliargli di non lasciarsi intimorire dall’avversario. Arriva il giorno. Corrie, la vittima designata, sale sul ring concentrato come non mai. Il resto è Storia. Da raccontare.
Wladimir tiene inizialmente il centro del ring, aspettando il momento per pizzicare l’avversario. A un minuto dalla fine della ripresa Corrie colpisce il minore dei Klitschko con un pesantissimo diretto sinistro. Wladimir resiste, e riesce a giungere a fine round. Ma è evidentemente scosso e la fine è solo rimandata di qualche secondo. Nel round successivo Corrie lo mette al tappeto più volte fino a che l’arbitro non dice basta. Sanders è campione del mondo.

A fine incontro Vitali, all’angolo del fratello, sale sul ring e rivolgendosi a Sanders dice: “Al prossimo [match] combatti con me”. Corrie lo zittisce rispondendo: “Ho messo al tappeto tuo fratello e lo farò con te”.
La gioia è immensa e il ritorno in patria trionfale. Viene accolto all’aeroporto di Pretoria come un eroe da una folla di tifosi, bianchi e neri, arrivati lì per lui, che fino ad allora aveva sempre e solo trovato la famiglia ad attenderlo. L’emozione è tale da non riuscire a trattenere le lacrime. Corrie vive il suo momento di gloria.

Poi arriva davvero Vitali. Ed è tutta un’altra storia. Corrie è sul ring, ma non in perfette condizioni. Non si è allenato bene, è stato infortunato a lungo alla mano sinistra, a causa di una caduta secondo alcuni, per un pugno sferrato ad un vetro durante un litigio con la fidanzata secondo altri.
Ciononostante Corrie fa più volte indietreggiare Vitali, lo colpisce pesantemente, e per alcuni round in molti credono nell’impresa. Ma il maggiore dei fratelli Klitschko è un duro, ben più del fratello, e con una mascella più solida. Resiste ai colpi, arretra e lega nei momenti di difficoltà fino a prendere il sopravvento al primo cenno di stanchezza dell’avversario. Corrie vende cara la pelle, ma all’ottavo viene colpito ripetutamente da Vitali, e a pochi secondi dalla fine del round, ormai in balia dell’avversario, viene salvato dall’arbitro.

In seguito, dopo tre ulteriori vittorie ed una sconfitta, si ritira, a 42 anni. Nonostante i soldi guadagnati in carriera, Corrie finisce in guai finanziari a causa di alcuni promoter senza scrupoli. Si ritrova così a lavorare come esattore, contando sull’aiuto di amici e famiglia per tirare avanti. A dispetto delle difficoltà, è felice. Passa molto tempo con i due figli, ancora bambini, e la cosa sembra donargli serenità.

Il 22 settembre 2012, Corrie è in un ristorante con la famiglia per festeggiare il compleanno di una nipote, quando sul luogo tre uomini armati irrompono nel locale per una rapina e aprono il fuoco sui presenti. Corrie viene ferito gravemente, alla mano e allo stomaco, ma trova la forza per protendersi, proteggere col proprio corpo la figlia, e sussurrarle di giacere al suolo fingendosi morta.
Trasportato d’urgenza in ospedale poco dopo, muore alle 4 del mattino di domenica 23 Settembre 2012 a causa delle ferite riportate.
“Nessuno mi ha mai battuto come fece lui… senza di lui non sarei diventato ciò che sono”.
Parole e ricordi di Wladimir Klitschko dedicati a Corrie Sanders.

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