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50 anni senza Marciano, ma “Rocky” è ancora tra noi!

Mezzo secolo esatto ci separa da quel triste giorno in cui il leggendario campione Rocky Marciano, il cui sangue italiano ci rende ancor più legati ai suoi indimenticabili trionfi sportivi, precipitò con il suo aereo privato dal cielo di Newton, negli Stati Uniti, paese in cui era nato, cresciuto e passato alla storia del pugilato. Alzarsi in volo nonostante il meteo proibitivo fu il suo ultimo gesto di insano coraggio, l’ultima sfida al destino tante volte beffato nel corso di una carriera da impavido guerriero che mai lo aveva visto soccombere fino ad allora. Il destino si prese dunque la sua rivincita, ma la leggenda di Rocky sopravvisse al tragico incidente.

Rocky: un appellativo intramontabile

Sembra che per creare il protagonista della sua indimenticabile saga cinematografica sulla boxe, Sylvester Stallone abbia tratto ispirazione dal match tra Chuck Wepner e Muhammad Ali. Il coraggioso ma limitato Wepner, che per 15 lunghi round continuò ad avanzare incurante dei colpi subiti, del naso rotto, del sangue che gli ricopriva il volto, fino a essere fermato dall’arbitro mentre cercava disperatamente di rialzarsi, era in effetti il soggetto perfetto per una pellicola. Eppure la scelta del nome ricadde su “Rocky”, un appellativo già divenuto sinonimo di incrollabile volontà e sconfinato coraggio negli ambienti del pugilato grazie a Marciano. Il peso massimo di Brockton scelse il celebre alias come adattamento anglofono del nome italiano “Rocco”, ma ben presto, ispirandosi alle sue imprese, iniziarono a farsi chiamare “Rocky” numerosi picchiatori di ogni origine ed etnia. Tra gli esempi più recenti, il portoricano Roman “Rocky” Martinez, il “Rocky russo” Ruslan Provodnikov e l’inglese Rocky Fielding, all’anagrafe Michael.

Le imprese disperate

Ma come ha fatto un pugile giunto alla gloria negli anni ’50 a diventare un vero e proprio simbolo capace di resistere al passare dei decenni? Il Titolo Mondiale dei massimi vinto e difeso più volte, l’assenza di sconfitte in 49 match, l’altissima percentuale di KO sono sicuramente spiegazioni valide ma non sufficienti. Ciò che ha reso davvero immortale Rocky sono state le sue imprese disperate: quelle situazioni apparentemente senza via d’uscita dalle quali è emerso vincitore come fanno gli eroi dei film, autori del gesto decisivo quando la fine appare imminente. Un Rocky stanco, con gli occhi lividi e semichiusi, già atterrato e indietro nel punteggio insegue il più esperto Jersey Joe Walcott che sembra aver messo l’incontro in ghiaccio quando a due round dalla fine, BUM: arriva il destro della vittoria! Un Rocky ferito, col naso spaccato a metà e il sangue che sgorga a fiotti viene avvisato dall’arbitro che avrà soltanto un altro round prima che il match venga fermato e BUM: Ezzard Charles finisce al tappeto! Rocky è l’uomo che non si arrende, è colui che continua a crederci quando nessuno si illude più.

Una mascella di granito che rischia di ingannare

La sovrumana resistenza ai colpi che Marciano evidenziò più volte nell’arco della sua carriera fu indubbiamente per lui una risorsa fondamentale, ma allo stesso tempo si trasformò in una piccola sventura per le valutazioni dei posteri. Molti osservatori superficiali infatti, ingannati dalle superbe doti di incassatore di Rocky, lo descrivono oggi come un pugile rozzo e tecnicamente deficitario, non rendendo giustizia a quello che fu un picchiatore di gran lunga più dotato di quanto si pensi. Torsioni sul tronco, uso sapiente delle spalle e dei guantoni, impercettibili movimenti eseguiti prima di scagliare i propri colpi: la difesa di Rocky poteva contare su una moltitudine di piccole accortezze senza le quali potenza e mascella non sarebbero mai state sufficienti a fargli conseguire i risultati raggiunti. Di seguito un video che ben riassume le sue abilità più “nascoste”:

La maledizione del 49

Se nelle altre categorie di peso ci sono stati pugili in grado di vincere più di 49 match consecutivi superando di fatto quanto realizzato da Marciano, nessuno è ancora riuscito ad oltrepassarne il record tra i pesi massimi. Ciò che rende ancor più affascinante e sinistra la leggenda della presunta “maledizione di Rocky” che impedirebbe a qualunque heavyweight di togliergli il primato, sono gli episodi singolari che hanno colpito quei pugili giunti vicini all’ambito traguardo. Mentre Larry Holmes si allenava in vista del suo primo match contro Michael Spinks che avrebbe potuto conferirgli la quarantanovesima vittoria consecutiva, un dolore dovuto alla compressione di un nervo ne condizionò la preparazione. Un medico gli disse che combattere nelle sue condizioni sarebbe stato come giocare alla roulette russa: ad ogni destro portato avrebbe rischiato la paralisi. Molti dottori smentirono categoricamente il loro collega, ma Holmes salì sul ring impaurito, usò il destro con estrema parsimonia e perse. Quando il danese Brian Nielsen stava per arrivare a quota 50 successi, grazie alla strategia di affrontare solo avversari di comodo, un improvviso calo di energie, dovuto a probabile disidratazione, lo fece crollare clamorosamente nell’ultimo round di un match fin lì dominato.

50 anni sono passati da quel drammatico schianto, eppure il suo nome è sulla bocca di tutti, la sua fama è più salda che mai e la sua maledizione continua a proteggerne lo storico primato: il grande Rocky Marciano, è ancora tra noi!

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