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L’epilogo di Rocky II nella vita reale: Lee Roy Murphy vs Chisanda Mutti

Capita talvolta che un match tra due pugili di livello medio, non dotati della classe e del talento dei grandi campioni, regali emozioni quasi inimmaginabili in un incontro tra fenomeni. Difese lacunose, basi pugilistiche approssimative e condotte tattiche scriteriate, qualora accompagnate da un coraggio leonino e da una feroce determinazione, possono dar vita a spettacoli per cuori forti, degni di essere ricordati a lungo. Un caso che risponde pienamente ai criteri descritti è quello del match tra i pesi cruiser Lee Roy Murphy e Chisanda Mutti che ebbe luogo il 19 ottobre del 1985 presso Fontvieille, nel Principato di Monaco e che per la bellezza del combattimento e per l’incredibile finale lasciò gli spettatori presenti senza fiato.

Lee Roy Murphy, statunitense, era il campione del mondo in carica dei cruiser per la federazione IBF. Imbattuto, con 22 vittorie conseguite su 22 combattimenti e ben 19 KO all’attivo, era un pugile brevilineo, dotato di colpi secchi e improvvisi. La sua difesa era basata principalmente sui riflessi e sulle flessioni del busto all’indietro, spesso eseguite con le braccia pericolosamente basse. Chisanda Mutti era invece il classico sfidante che viene dall’ignoto: originario dello Zambia e trasferitosi in Germania, era riuscito, al suo quarto match da professionista, a mettere in difficoltà il rinomato Tony Sibson a Wembley. Da allora si era misurato prevalentemente contro avversari di bassa caratura: le sue reali potenzialità erano un mistero per molti. Alto e dotato di fisico scultoreo, Mutti disponeva di una tecnica pugilistica alquanto deficitaria, lacuna a cui sopperiva grazie alla propria straripante fisicità. Si presentò al match iridato con un record di 23 vittorie, 4 sconfitte e 2 pareggi; 18 i KO siglati.

Il match parve mettersi subito bene per il campione che controllò piuttosto agevolmente il primo round approfittando della tattica attendista del rivale, visibilmente impacciato nel puntare sulla scherma. A partire dalla seconda ripresa tuttavia il copione mutò drasticamente. Chisanda Mutti decise di indossare l’elmetto da battaglia e iniziò a dare vita ad una pressione sempre più asfissiante chiudendo spesso il rivale alle corde e tempestandolo con i propri colpi pesanti dalle traiettorie inconsuete. Murphy cercò di limitare i danni ma con il passare dei round la sua sofferenza aumentò progressivamente tanto che nel sesto fu brutalmente scosso rischiando l’atterramento.

Seguirono due riprese di fuoco nel corso delle quali i due pugili non si diedero tregua. Poi, nella nona tornata, ci fu la prima svolta quando l’aggressione continua dello sfidante culminò in un pesante atterramento: Lee Roy Murphy sembrava ormai spacciato. Ma proprio nel momento di maggiore difficoltà il campione in carica fece valere la propria maggiore esperienza ad alti livelli maturata nei due match titolati già sostenuti e vinti. Appoggiandosi contro le corde fece stancare l’avversario pizzicandolo di tanto in tanto con improvvisi destri d’incontro di prima intenzione. Un Chisanda Mutti sfinito per il forcing incessante operato fin dalla seconda ripresa iniziò a sbandare e nell’undicesimo round fu atterrato da un uno-due seguito da un magistrale gancio sinistro. Riuscì a salvarsi per miracolo e dopo il suono della campana tornò all’angolo visibilmente disorientato.

Il dodicesimo round rimarrà nella storia. Un Mutti spinto dalla forza della disperazione chiuse Murphy all’angolo e intraprese una serie di scambi potenzialmente letali. Poi i due pugili fecero partire simultaneamente il diretto destro colpendosi a vicenda nel medesimo istante e crollando al suolo. Proprio come nel celebre secondo film della saga di Rocky l’arbitro iniziò un conteggio valido per entrambi gli atleti ma Murphy, con sforzo disumano, riuscì rialzarsi dopo circa sette secondi conservando il titolo mentre Mutti rimaneva al suolo.

Quando qualcuno vi dirà che i film di Rocky presentano sceneggiature poco realistiche, raccontategli la storia di Lee Roy Murphy e di Chisanda Mutti, due guerrieri che seppero spingere la realtà oltre i confini dell’immaginazione.

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