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Ricky Hatton vs Kostya Tszyu: quei brividi di emozione alla Manchester Arena!

Il giovane affamato contro il vecchio leone, l’entusiasmo di un’arena gremita contro il freddo raziocinio degli allibratori: il match grazie al quale l’inglese Ricky Hatton, esattamente 15 anni fa, strappò il titolo mondiale IBF dei superleggeri al fortissimo australiano Kostya Tszyu fu questo e tanto altro. Nell’anniversario di quella notte indimenticabile in cui “The Hitman” costrinse al ritiro il quotato rivale dopo undici tambureggianti riprese, vi raccontiamo il match che i tifosi di Manchester ancora oggi ricordano con brividi di emozione.

Ricky Hatton: odiato dai puristi, amato dal popolo

Nel mondo del pugilato ci sono critici e opinionisti capaci di apprezzare soltanto determinati stili di combattimento. La boxe in linea, i colpi puliti, la costante ricerca della distanza ottimale per “stendere” i colpi alla perfezione sono per costoro ingredienti indispensabili per un pugile degno di nota. Ebbene, Ricky Hatton era il contrario di tutto questo. Arruffone, confusionario, frenetico: l’inglese assaliva l’avversario di turno con la foga di un toro in un rodeo, gli si incollava addosso come un francobollo, lo sfiniva mulinando le braccia e costringendolo a una guerra senza respiro. Se però la pulizia tecnica dell’atleta di Manchester non era sopraffina (ma neppure scadente, si veda il suo celebre montante sinistro al fegato), erano esemplari il suo coraggio, i suoi attributi e la sua determinazione. Nei momenti più critici sapeva tirar fuori quel qualcosa in più e molti appassionati lo amavano alla follia proprio per questo motivo. I suoi numerosi fan, che lo seguivano ovunque in trasferta, persino oltreoceano, cantavano a squarciagola la canzone “Blue Moon” di Frank Sinatra mentre entrava in scena e il coro “There is only one Ricky Hatton” mentre si esibiva sul ring. Lui li ripagava non risparmiandosi mai e quando arrivò il momento della verità, nonostante lo scetticismo degli esperti, convinti che il pluricampione Tszyu si sarebbe rivelato un osso troppo duro da mordere, la Manchester Arena, gremita in ogni ordine di posto, era una bomba pronta a esplodere.

Nervi, cuore e lacrime: una notte indimenticabile

Uno dopo l’altro i 38 avversari affrontati fino a quel momento da Hatton erano stati domati. Molti erano crollati sotto i suoi montanti alla figura, altri erano stati soggiogati dal suo ritmo infernale. Ma Tszyu rappresentava un ostacolo profondamente diverso rispetto a quelli che l’inglese si era già trovato sulla sua strada: il pugile australiano nato in Russia, di cui vi abbiamo raccontato le gesta (Dalla Siberia all’Australia: 50 anni per Kostya Tszyu, l’incontrastato) era infatti un campione vero, dotato di un destro alla dinamite, precisione e grande eleganza. Pur essendo ormai vicino ai 36 anni, il detentore della cintura IBF veniva da una vittoria devastante ottenuta in USA contro l’americano Sharmba Mitchell, travolto in tre round con quattro atterramenti, ed era più che mai deciso a restare sul trono.

La partenza di Ricky Hatton fu a dir poco travolgente. Nessuna fase di studio, nessun timore reverenziale: l’inglese si avventò sul rivale sin dai primi istanti con una tale veemenza da lasciare Tszyu visibilmente sorpreso al punto che per almeno due round l’australiano faticò a districarsi dal corpo a corpo che gli veniva imposto. Poco a poco tuttavia il campione, facendo ricorso alla sua immensa esperienza, riuscì a entrare nel match riportandolo progressivamente in equilibrio. La sua strategia consisteva nel cercare di sorprendere lo sfidante col destro di prima intenzione un attimo prima che gli si avventasse contro per poi limitare i danni durante le sfibranti fasi di clinch. I migliori frutti Tszyu li raccolse nella fase centrale dell’incontro e arrivò persino ad atterrare Hatton nel settimo round con uno spettacolare montante sinistro che impattò esattamente sulla cintura dei suoi pantaloncini. Chiamata difficilissima per l’arbitro inglese Dave Parris che, mentre il pubblico tratteneva il respiro, decise di non contare il suo connazionale giudicando basso il fendente del campione.

Quello che poteva essere un episodio chiave in favore dell’atleta di Sydney si rivelò invece la molla che diede a Ricky Hatton la spinta definitiva verso la gloria. Superato il brivido infatti, l’inglese capì di dover premere sull’acceleratore per far valere la sua maggior freschezza atletica e, sospinto dai boati di incitamento della folla, riprese il suo forcing offensivo con rinnovato impeto. Poco a poco il campione cedeva: sempre più gonfio in volto e sempre meno brillante nelle sue repliche, Tszyu vedeva il suo carburante esaurirsi a velocità preoccupante e le sue risorse scemare col passare dei minuti. Coraggiosamente cercò ancora di trovare il guizzo vincente ogni volta che intravedeva un varco, ma i suoi squilli di tromba erano ormai assai sporadici e quando dopo l’undicesima ripresa si sedette sullo sgabello la sua espressione era quella di un uomo allo stremo delle forze.

Le immagini dell’angolo di Ricky Hatton, nel frangente in cui il pugile e il suo team capirono che l’avversario si era arreso, non possono essere viste senza farsi venire un groppo in gola. The Hitman scoppio in un pianto liberatorio abbracciando il suo allenatore Billy Graham e lasciandosi scivolare al suolo: era il nuovo campione del mondo! Quel trionfo gli conferì la definitiva consacrazione e lo mise sulla strada che lo avrebbe condotto alle sfide milionarie contro i fuoriclasse Floyd Mayweather Jr e Manny Pacquiao, due montagne che il pur generoso Ricky non sarebbe riuscito a scalare. Per Tszyu invece, la disfatta di Manchester fu l’ultimo capitolo di una gloriosa carriera.

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