Quanto è facile parlare da sotto un ring.

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Si è tutti un po’ semplicisti e critici quando si tratta di dar giudizi sugli altri, sono sempre discutibili le scelte altrui specialmente quando trattano di qualcosa mai provata concretamente in prima persona o tanto quanto basta da poterne capire fino in fondo il senso.

Troppo facile quando sei sotto un ring, salirci tutta un’altra storia. Seduti comodamente su di una seggiola a guardare e “dirigere” a parole i “lavori” di un pugile è tutto fin troppo agevole e banale. Valanghe e valanghe di chiacchiere. Da laggiù, tante le domande e quante le risposte!

Una fra tutte è quella che regna sovrana battendo le altre totalmente: “Ma che ci vuole? Basta far questo e quest’altro! Perché non lo fa?!”. Senza sapere che da lì su la percezione e benché diversa. E che il “basta” non è abbastanza come sembra.

Quel che ci vuole innanzitutto prima di ogni altri, quello che ci ha messo il pugile e non lo “spettatore”, è il coraggio di mettere piede sul ring. Ma non solo: andare incontro al dolore, rimanere lucidi, superare la paura, evitare la sopraffazione dell’ansia, avere la consapevolezza delle proprie azioni, essere determinati, fidarsi delle proprie capacità e quelle del proprio angolo.

Diverse cose, anzi tante, che il pugile però deve saper gestire tutte quante insieme e che se solo una di esse, pur poco poco, vacilla anche il match si incanala in quella direzione. E non è più facile vedere, ragionare, far partire l’azione giusta, quella che i “delegati ai suggerimenti” sapientemente sanno invece consigliare da fuori.

Un’altra delle critiche in cima alla lista “del pubblico” è legata alle scelte degli avversari da parte di un pugile. Se sceglie uno più “forte”, qualcuno sulla carta molto più competitivo di lui, con maggior esperienza sul ring ed afferra un match “fin troppo” impegnativo, sa dire: “Ma chi glielo fa fare? Di sicuro lo fa solo per i soldi! Dov’è finito il senso dello sport?!”.

Senza sapere veramente e fino in fondo, perché SOLO chi pratica realmente la boxe, anzi l’AGONISMO qui in Italia sa bene che tutto c’è tranne che i soldi e guadagni a sufficienza, e che sì ANCHE la borsa fa comodo, un aspetto non trascurabile, né una scelta discutibile!

Se poi al contrario sceglie qualcuno meno in gamba, uno poco esperto rispetto a lui o comunque sia un “mestierante”? Beh anche in quel caso ha da dire: “Gli piace vincere facile! Non è così che dimostra il valore! Si costruisce solo un curriculum fasullo e poco veritiero. Vedrai cosa succede quando poi le prende veramente…”

Insomma a prescindere sempre tanto da dire, quando invece ci sarebbe poco da sentenziare e tanto da sapere. Perché qualsiasi cosa faccia un pugile, non è mai a caso. E a contare è la sua fame, quello che fa per se stesso, quello che vede, sente e prova lui su quel ring….non gli altri. Salire, per crederci!

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