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Quando i migliori affrontavano i migliori

Quando i migliori affrontavano i migliori. Un adagio molto spesso abusato per celebrare i gloriosi combattenti del passato a discapito degli attuali, non senza una punta di romanticismo. Ma c’è sicuramente del fondamento.

Inutile girarci intorno. La boxe moderna, come e più di altri sport, ha subito un mutamento. Le televisioni imperano così come gli sponsor e ogni decisione è delegata e sottomessa alle leggi del denaro. Il moltiplicarsi delle sigle ha reso il tutto ancor più caotico e fumoso. Gli stessi pugili, per ragioni di hype e alle volte per una questione di salvaguardia della carriera – con i media pronti ad affossarli alla prima sconfitta, quasi fosse una macchia di disonore – sono obbligati a sottostare alle decisioni di manager con pochi scrupoli se non quello di gestirli in modo tale da massimizzare i profitti.

È altrettanto vero che negli ultimi anni, complice una ricerca spasmodica dello score perfetto – effimero quanto inutile status che priva i pugili di un necessario percorso di crescita che contempli la sconfitta come possibile e “normale” – in tanti hanno scorto un certo attendismo, per non dire immobilismo, da parte di molti fighter. Molti, ma non tutti.

Pugili calcolatori, pugili intelligenti, pugili avventati o semplicemente ambiziosi: difficilissimo giudicare e forse pure poco corretto. Ma negli occhi dell’appassionato l’impressione di una boxe alle volte “meno nobile” e più “affaristica” rimane.

E allora andiamo a ricordare tre esempi di come, una volta, i migliori affrontassero i migliori, senza indugi, alle volte rischiando il tutto per tutto, semplicemente per ambizione e gloria.

ALI vs FOREMAN

Rumble in the Jungle, lo storico incontro che vide contrapposti Ali e Foreman, rappresentò all’epoca ben più di un match di boxe. Fu lo scontro tra due uomini profondamente diversi, per indole e ideali. All’epoca Foreman era dato nettamente favorito. A soli 24 anni aveva abbattutto Frazier in due round e, l’anno successivo si era sbarazzato di Ken Norton nuovamente in soli due round: due pugili che avevano creato non pochi problemi ad Ali, e che erano stati capaci di sconfiggerlo, spazzati via come foglie al vento. Ali, a sua volta veniva dalle recenti affermazioni su Frazier e Norton, ma ottenute non certo con la stessa autorità del rivale: vittoria per decisione non unanime contro Norton e per decisione unanime con Frazier. Nonostante i pronostici, Ali manifestò sempre un senso, reale o meno, di superiorità nei confronti di Foreman, tanto da prendersi costantemente gioco di lui, nel tentativo di intimorirlo e irretirlo. I modi corrosivi di Ali – secondo Teddy Atlas adottati dallo stesso su suggerimento di Cus D’Amato – sgretolarono le certezze di Foreman tanto da renderlo più umano. Il resto è storia della boxe, raccontata un milione di volte, ma sempre incredibilmente affascinante.

HAGLER vs LEONARD

La costante ricerca della gloria, il tentativo di andare oltre i propri limiti e di riscrivere la storia: questo e mille altre cose fu Hagler – Leonard. Non che la scelta di Leonard fosse priva di calcoli. È assai improbabile che Sugar non abbia pensato ad un Marvelous più “umano” prima di decidere di provarci, seppur con la convinzione dei migliori. Come è altrettanto improbabile pensarlo su quel ring anni prima, quando al top della forma Hagler, ben più pesante e potente, macinava avversari su avversari consacrandosi alla storia della noble art. Ciò nonostante, dopo quasi tre anni di assenza dal ring, la scelta di Ray Leonard fu comunque un azzardo folle, di grande coraggio ed ambizione, in totale antitesi con un certo modo di intendere la boxe, più calcolata e programmatica.

DURAN vs HEARNS

A 33 anni Roberto Duran aveva ancora fame: di gloria, di soldi, di successo. Non sapeva stare senza il ring e, soprattutto, non poteva fare a meno delle sensazioni che questo gli regalava. Dopo il match con Marvin Hagler, che lo aveva visto uscire sconfitto solo per decisione unanime, Roberto aveva deciso di sfidare Thomas Hearns per la cintura WBC dei superwelter. All’epoca Hearns aveva 25 anni ed era all’apice della carriera. Fu un incontro durissimo per Roberto. Nel primo round finì al tappeto due volte sotto i colpi terrificanti di Hearns, tanto che al gong si diresse scosso all’angolo neutro e fu riportato al suo da uno dei suoi secondi. Nella ripresa successiva Roberto provò ad opporsi ma fu tutto inutile. Hearns lo tempestò di colpi fino a che il panamense crollò al tappeto, centrato da un diretto destro di inaudita violenza. In seguito Duran sparí dalle scene. Ci mise un po’ a riprendersi, ma seppe nuovamente stupire il mondo quando affrontò Iran Barkley. A dimostrazione che è ben più importante rialzarsi che non finirci mai al tappeto.

 

 

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