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15 anni fa, Vidoz vs Hoffmann: l’urlo di Paolone nella tana del lupo!

Genio e sregolatezza, talento e indolenza: l’intera carriera del nostro ultimo peso massimo di valore, il goriziano Paolo Vidoz, è stata caratterizzata dal contrasto tra gli ottimi fondamentali tecnici, che lo portarono a conquistare anche una medaglia di bronzo olimpica, e una professionalità non sempre esemplare. L’11 giugno del 2005, esattamente 15 anni fa, Paolone mise a segno il suo colpo grosso andando a conquistare la cintura europea in Germania ai danni del gigantesco tedesco Timo Hoffmann. Nell’anniversario di quella scintillante vittoria vi raccontiamo il match che portò il tricolore ad issarsi per un anno sull’Europa dei pesi massimi.

Gli alti e bassi di Vidoz e il suo “mento di titanio”

Un argento europeo, due bronzi mondiali, un bronzo olimpico: questi i riconoscimenti più importanti che Vidoz seppe meritarsi da dilettante e che giusitificavano l’ottimismo dei tifosi italiani in vista del suo passaggio nel mondo dei pro. Le Olimpiadi di Sydney in particolare avevano visto il goriziano sbarazzarsi in maniera netta di atleti che anni dopo si sarebbero fatti un nome come Calvin Brock e Samuel Peter prima di soccombere in semifinale contro il britannico Audley Harrison. Nella boxe a torso nudo tuttavia Vidoz fu estremamente altalenante nel rendimento fin dagli inizi: il suo percorso negli Stati Uniti si concluse con una deludente sconfitta contro il modesto Zuri Lawrence, mentre il primo titolo internazionale, disputato in Germania contro l’enorme russo Nicolay Valuev vide l’italiano terminare le energie e crollare sotto i colpi del rivale. Proprio l’operazione subita a valle di quel violento KO diede origine al soprannome di Vidoz: a causa della frattura alla mandibola gli fu inserita una placca di titanio che nelle successive presentazioni lo fece diventare “Titanium Jaw”, ovvero “Mento di Titanio”.

Timo Hoffman: “il migliore dei veri tedeschi”

Alto poco più di due metri e pesante quasi 120 chili, Hoffman appariva all’aspetto come un vero gigante cattivo delle favole e non a caso era soprannominato “La Quercia Tedesca”. La Germania pugilistica credeva in lui e il suo team comprendeva un primo allenatore di fama planetaria come l’ex campione del mondo James “Buddy” McGirt, dei cui insegnamenti hanno beneficiato negli anni pugili di livello assoluto e che nel 2002 aveva ricevuto l’ambito riconoscimento di “Trainer of the Year”. Un certo scalpore avevano suscitato le parole di Hoffmann quando quest’ultimo si era autoproclamato “il più forte peso massimo fra i veri tedeschi”, un’allusione polemica agli atleti di origini straniere di quella generazione che la Germania aveva naturalizzato. Tra questi, il kosovaro di nascita Luan Krasniqi con cui Timo aveva pareggiato sei mesi prima di sfidare Vidoz. Tecnicamente piuttosto elementare, Hoffmann poteva però contare su una mascella solidissima che nel 2000 gli aveva permesso di sentire l’ultima campana contro Vitali Klitschko.

Più forte dei giudici e con l’aiuto di Kalambay, Vidoz nuovo campione

Se l’angolo tedesco poteva vantare l’esperienza e la saggezza di McGirt, quello italiano non era da meno: Vidoz si avvaleva infatti dei consigli dell’ex campione del mondo Sumbu Kalambay. A quest’ultimo bastarono pochi frangenti per accorgersi di come la lentezza e la prevedibilità del jab sinistro di Hoffmann potessero essere sfruttate da Paolo per incrociarlo sistematicamente. Vidoz seguì alla lettera il suggerimento e nelle prime tre riprese si rese protagonista di una partenza sfavillante: i suoi colpi piovevano sul rivale da tutte le direzioni mentre i diretti sempre uguali e monotoni della “Quercia” venivano regolarmente mandati a vuoto. Un Hoffmann confuso e disorientato iniziò a carburare soltanto a partire dal quarto round, agevolato dalla flessione del nostro portacolori, un po’ affaticato dallo sforzo iniziale.

Dopo due riprese sul filo di lana le velleità di rimonta del padrone di casa furono mortificate da un autentico fulmine a ciel sereno: un gancio destro sensazionale di Vidoz spedì infatti Hoffmann al tappeto portando alle stelle il morale dell’italiano e restituendogli pienamente le redini del match. Paolo fu molto astuto nel non lasciarsi trascinare dalla foga: consapevole di non avere fiato per disputare dodici riprese ad alto ritmo, addormentava i round gestendoli grazie alla propria tecnica superiore per poi esplodere sporadicamente improvvise combinazioni a due mani, sufficienti a destabilizzare l’avversario e ad accumulare punti. Dopo un nono round generosissimo ad ogni modo l’atleta italiano iniziò a pagare il prezzo della fatica e subì in parte gli attacchi farraginosi di un Hoffmann disperato a cui McGirt aveva già comunicato con franchezza la necessità ormai ineludibile di trovare il KO. Potenza e killer instinct non erano tuttavia armi di cui il tedesco disponesse e così il suo forcing ebbe scarso esito e fu addirittura Vidoz a chiudere meglio un ultimo round contraddistinto dall’immane stanchezza di ambo gli atleti.

La vittoria di Vidoz era stata chiara e limpida e in un mondo ideale sarebbe stata sancita con un verdetto unanime e margini larghi. La protezione costante di cui gli atleti tedeschi godevano presso le giurie in occasione delle sfide domestiche rendeva tuttavia l’attesa dell’annuncio carica di suspense. Incredibilmente un giudice ebbe il coraggio di assegnare la vittoria a Hoffmann suscitando i fischi dello stesso pubblico locale, ma gli altri due, seppur con scarti minimi, evitarono la beffa e premiarono Paolone: Vidoz era il nuovo campione d’Europa e poteva festeggiare tra le lacrime! La sua permanenza sul trono continentale durò poco più di un anno e dopo essere stato detronizzato dal potente ucraino Volodymyr Vyrchys, il goriziano fallì le successive quattro opportunità di riconquistare la cintura EBU. Quella notte trionfale al BigBox di Kempten tuttavia rimarrà per sempre nella sua memoria e anche nella nostra!

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