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Omaggio a Jake La Motta: un campione scatenato

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A 97 anni esatti dalla sua nascita e a quasi due dalla sua morte il nostro pensiero vola oggi ad uno dei più celebri e grandiosi pugili simbolo nella storia del pugilato, ma anche dell’italianità nel mondo: Jake LaMotta.

Nato e cresciuto, infatti, nel difficile quartiere del Bronx di New York era figlio di un italiano immigrato di Messina. E fin da piccolissimo fu costretto proprio da suo padre a boxare, esibendosi con altri bambini per le strade della città pur di racimolare qualche dollaro tra i passanti.

Sollevato dalla leva militare e scampato quindi al fronte della seconda guerra mondiale, a causa di un problema all’orecchio, poté diventare a soli diciannove anni pugile professionista e scrivere pagine di boxe leggendarie. Soprannominato Il Toro del Bronx o Toro Scatenato con la sua indole aggressiva non si fermava davanti a niente.

Piccolo e massiccio con una mascella a prova di bomba, emerse da subito per il sorprendente spirito combattivo, per la grande capacità di assorbire e schivare i colpi, per la forza di attaccare senza tregua gli avversari, scaricando combinazioni velocissime simili a veri e propri mitragliamenti. Tutte queste caratteristiche ne fecero uno dei pesi medi più straordinari e temibili di sempre.

Un personaggio che divenne assai discusso però, sia fuori che dentro il ring per via di una vita molto movimentata, tanto da ispirarne una pellicola cinematografica: “Toro Scatenato” del regista Martin Scorsese ed interpretata da Robert De Niro.

Crebbe fin da piccolo in mezzo a numerose difficoltà, riformato a scuola prima di iniziare la carriera da pugile nel 1941 e passato anche per la prigione. Personaggio schietto e sicuro di sè. Ammise senza problemi di esser stato costretto dalla mafia a truccare più di qualche incontro. E fu movimentata anche la sua vita sentimentale e privata: sei mogli per sei rapporti irrequieti. Famosa la sua frase: 

“Nessuno è mai riuscito a mandarmi al tappeto a parte le mie sei mogli!”

Nella sua carriera affrontò vittoriosamente campioni del calibro di Marcel Cerdan, Laurent Dauthuille, Tiberio Mitri, Jimmy Reevs, Robert Villemain e Billy Fox. Ma il suo rivale più implacabile resterà sempre Sugar Ray Robinson, una saga epica quella con il famoso afroamericano, lunga sei match.

Fu il primo a far assaggiare l’amaro sapore della sconfitta al grande Robinson nel primo incontro: lo atterrò nel primo round. Sconfitta che però Ray vendicò in tutti gli altri incontri. Jake LaMotta appese i guanti al chiodo nel 1954 a quasi 33 anni. Concluse la carriera con 106 incontri disputati, 83 vittorie, 19 sconfitte e 4 pareggi.

È morto nel settembre del 2017 a Miami all’età di 95 anni a causa di complicanze dovute a una polmonite. Personaggio affascinante e controverso, che si fece notare anche per la vita sregolata e per essere stato al centro di vari scandali, finì in galera, nell’alcool, si sposò tante volte, litigò con il fratello, perse due figli in circostanze drammatiche, fece di tutto e di più, l’attore, il cabarettista, il barista, il pappone, lo showman, lo scrittore…ma inutile quello che meglio sapeva fare era stare sul ring!

“Il mio naso si è rotto sei volte, le mie mani altrettante volte, alcune costole fratturate, cinquanta punti sopra i miei occhi… Ma l’unico posto dove sono rimasto ferito è stato fuori dal ring…!”

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