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Non solo Ruiz: le grandi sorprese della storia dei massimi

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Il mondo del pugilato è ancora sotto shock dopo la clamorosa sconfitta di Anthony Joshua che sabato scorso ha ceduto le sue tre cinture mondiali al messicano Andy Ruiz Jr contro ogni pronostico. La categoria regina tuttavia ha regalato anche in passato molteplici colpi di scena e la cosa non deve stupirci troppo: tra atleti mastodontici dotati di potenza clamorosa un singolo fendente a segno può cambiare completamente le sorti di un combattimento in una frazione di secondo. Andiamo dunque a rievocare alcune delle “upset” più sensazionali degli ultimi decenni.

Leon Spinks batte Muhammad Ali

Può il più grande peso massimo di tutti i tempi perdere contro un pugile il cui record conta appena 7 match? Se il primo è ormai in netto e inesorabile declino e il secondo ha la giusta dose di fame, grinta e coraggio, la risposta è sì. Gravato dal peso di innumerevoli epiche battaglie, il grande Ali, all’epoca 36enne, veniva da una sofferta e a tratti drammatica vittoria sul devastante picchiatore Ernie Shavers, superato ai punti con immensa fatica. Le sue straordinarie qualità fisiche, apparse appannate già da qualche anno, lo abbandonarono di colpo costringendolo a un match all’arma bianca contro l’indiavolato Spinks, deciso più che mai a ritagliarsi il suo spazio nei libri di storia della boxe. Al termine di 15 riprese al cardiopalma, per mezzo di una risicata Split Decision, il titolo cambiò padrone nello stupore generale: The Greatest era stato sconfitto!

James Douglas batte Mike Tyson

Quando il mondo si convince che tu sia invincibile, il rischio più grande è che te ne convinca anche tu. Persuaso di non avere rivali, Mike Tyson si circondò progressivamente di personaggi interessati ai suoi soldi più che alle sue fortune sportive e intraprese una vita dissoluta che inevitabilmente finì col ripercuotesi sulle sue performance sul quadrato. In questa fase si trovò di fronte il peggior cliente possibile: un pugile considerato da tutti carne da macello ma animato da una risoluzione quasi mistica e disposto a morire pur di trionfare. James “Buster” Douglas perse sue madre poche settimane prima del grande match, quella stessa madre a cui aveva promesso di tornare a casa vincitore. Mentre un Tyson fiacco e demotivato veniva messo al tappeto dallo sparring partner Greg Page, Douglas si allenava come mai aveva fatto in vita sua. Davanti alla folla incredula di Tokyo, al termine di un match pazzesco, fu proprio Douglas a siglare un violentissimo KO e a essere portato in trionfo.

George Foreman batte Michael Moorer

Che il rientro sulle scene del “vecchio” George Foreman non fosse una semplice trovata mediatica era ormai chiaro a tutti: pur essendo uscito sconfitto dai due precedenti tentativi iridati contro Evander Holyfield e Tommy Morrison, il possente campione del passato aveva impegnato a fondo i più giovani rivali rivelandosi uno sfidante più che credibile. In pochissimi tuttavia lo consideravano capace di imporsi su un pugile come Moorer, imbattuto in 35 match, infinitamente più veloce di lui e capace pochi mesi prima di mettere fine al regno del già citato Holyfileld con una performance maiuscola. Double M dominò buona parte del match anticipando regolarmente un Foreman insolitamente abulico e spento. Il destro della provvidenza era però pronto a scattare per mutare il corso degli eventi: nel decimo round la mascella di Moorer ne fece le spese e il grido “It happened!” dei telecronisti della HBO fece venire i brividi al mondo intero.

Hasim Rahman batte Lennox Lewis

Trionfo dopo trionfo, KO dopo KO, Lennox Lewis era riuscito nella difficile impresa di convincere anche i più scettici: il fatto che il dominatore dei pesi massimi non fosse americano non andava a genio al mondo pugilistico statunitense, ma la larghissima vittoria ai punti sul samoano David Tua, che molti consideravano capace di abbattere il campione, sembrò configurarsi come la pietra tombale su ogni discussione relativa al valore di Lennox. Rahman era un pugile limitato e piuttosto monodiensionale, già sconfitto due volte per KO, ma possedeva un destro terrificante, arma che Lewis quella notte sottovalutò. Il fuoriclasse britannico sorrideva, abbassava volutamente la guardia, irrideva un rivale che considerava erroneamente poco temibile. La punizione per tanta arroganza non si fece attendere: come un lampo improvviso nel cielo sereno un destro al fulmicotone raggiunse il campione in pieno mento e lo fece crollare esanime al suolo. Il mondiale dei massimi tornava in USA…

Corrie Sanders batte Wladimir Klitschko

Dilettante pluridecorato, dotato di fisico statuario, gambe agilissime in rapporto alla stazza e potenza inesorabile, il più giovane dei fratelli Klitschko era alla sesta difesa mondiale e in pochi si aspettavano che il suo regno potesse interrompersi quella sera. L’unica sconfitta maturata in carriera era stata pesante, giunta prima del limite per mano del solidissimo Ross Puritty, ma agli occhi di molti le cause di quella debacle erano attribuibili alla limitata esperienza da pro dell’ucraino, poco accorto nel dosare le energie nell’arco del match. Il sudafricano Sanders, aggressivo come un rinoceronte ma difensivamente vulnerabile, tendeva a calare nella seconda parte dei match a causa di una condizione atltica non sempre ineccepibile. Quella notte tuttavia il problema non si pose poiché l’incontro durò poco più di 3 minuti e si concluse con la rovinosa distruzione dell’ex campione olimpico, incapace di opporsi alla furia del rivale e atterrato quattro volte prima del sacrosanto stop dell’arbitro.

Dei cinque eroi inattesi di cui vi abbiamo raccontato le gesta in questo approfondimento, ben quattro persero il Titolo Mondiale subito dopo averlo conquistato, venendo sconfitti alla prima difesa. Il quinto, ovvero George Foreman, fu invece privato a stretto giro delle cinture IBF e WBA a tavolino per essersi rifiutato di affrontare gli sfidanti ufficiali scelti dalle federazioni. Sembra quindi che una sorta di maledizione graviti su tutti i pesi massimi capaci di lasciare il pianeta sotto shock, destinati uno dopo l’altro a crollare subito dopo essere saliti sul tetto del mondo. Riuscirà il simpatico Andy Ruiz a rivelarsi un’eccezione alla regola? O anche il paffuto messicano brillerà di luce intensa ma breve per poi spegnersi come i suoi illustri predecessori? Lo scopriremo molto presto!

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