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Muore Bert Cooper, la mina vagante degli anni ’90

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Si è spento ieri all’età di 53 anni, stroncato da un tumore al pancreas, l’ex peso massimo Bert Cooper, protagonista di una lunghissima carriera professionistica che lo vide nel ruolo del comprimario di lusso, capace non di rado di rubare la scena al protagonista o quantomeno di rendergli la vita tremendamente difficile. Soprannominato Smokin’, così come il suo idolo Joe Frazier, calcò i ring americani per circa trent’anni. Ripercorriamo dunque alcune fasi della sua affascinante storia sportiva.

Limitato ma dannatamente pericoloso

I primi sette anni della carriera di Cooper, quelli che dall’esordio lo portarono a battersi per il Titolo Mondiale, fotografarono un atleta dalle capacità tecniche modeste ma che non poteva essere sottovalutato. Tutto in lui era eccentrico, a partire dal fisico tozzo e dalla muscolatura estremamente pronunciata fino ad arrivare alla posizione di guardia a mani incrociate, una maldestra imitazione della “cross-armed defense” sfruttata con efficacia da campioni del passato come Ken Norton. Eppure salire sul ring contro il giovane Bert senza essere pronti alla guerra poteva costare caro: molti pugili in rampa di lancio lo capirono a proprie spese andando incontro a rovinosi KO o addirittura al ricovero in ospedale e alla fine della carriera, come nel caso dell’americano Loren Ross.

La bizzarra “vicenda Foreman”

Proprio in virtù della sua già evidenziata pericolosità, Bert Cooper era considerato un test credibile da contrapporre al redivivo George Foreman, tornato sul ring dopo dieci anni di inattività e deciso ad inseguire il sogno di una storica riconquista del Titolo Mondiale nonostante lo scetticismo degli addetti ai lavori. Big George aveva messo KO uno dopo l’altro tutti i 17 avversari che gli erano stati contrapposti dal giorno del suo rientro e l’aspettativa di molti era che Cooper potesse quantomeno rendergli la vita difficile. Le speranze di un match equilibrato e avvincente furono però disattese: Foreman martellò Cooper per due riprese e quest’ultimo non si alzò dallo sgabello per iniziare il terzo round nonostante le grida di disapprovazione del pubblico. La vicenda assunse contorni davvero singolari nei giorni successivi: trovato positivo alla cocaina, Cooper dichiarò di essere stato adescato da due sorelle gemelle alcuni giorni prima del match e di aver trascorso tre giorni senza dormire tra sesso, alcool e droga in compagnia delle ragazze, a suo avviso incaricate di metterlo “fuori gioco” da Archie Moore, all’epoca uno degli allenatori di Foreman. Non essendoci prove l’accusa cadde nel vuoto e Cooper si vide revocare la borsa.

Holyfield e Moorer: due mondiali sfiorati

Erano gli ultimi mesi del 1991 quando l’attesissimo match tra Mike Tyson ed Evander Holyfield saltò con grande delusione dei tifosi a causa di un infortunio di Iron Mike. Inizialmente fu individuato Francesco Damiani come prima alternativa per tenere in piedi l’evento ma il nostro peso massimo rinunciò a sua volta a causa di una presunta distorsione a una caviglia. Bert Cooper fu scelto dunque in extremis come sostituto del sostituto e nell’immaginario collettivo non avrebbe dovuto opporre particolare resistenza all’imbattuto campione. Contro ogni aspettativa invece Holyfield fu trascinato in un match durissimo: pur incassando una quantità mostruosa di colpi, Cooper non smise mai di avanzare a testa bassa e in un drammatico frangente riuscì persino a imporre un conteggio al prestigioso rivale, mai atterrato prima, facendolo crollare sulle corde nel terzo round. Il portentoso Evander riuscì faticosamente a riprendersi e chiuse i conti in sette riprese ma Bert Cooper si era guadagnato stima e credibilità, tanto da ottenere sette mesi dopo una nuova chance iridata contro l’imbattuto mancino Michael Moorer. Ancora una volta lo sfavorito Bert fece vedere i sorci verdi al più blasonato avversario: Moorer fu atterrato nella prima e nella terza ripresa ma riuscì a sua volta a siglare due KD, nel primo e nel quinto e ultimo round, imponendosi per KO tecnico. Nonostante la sua brevità, il match è considerato ancora oggi uno dei più violenti mondiali dei pesi massimi degli ultimi decenni.

Smascheratore di bluff

Dopo le due opportunità mondiali, entrambe fallite nonostante le clamorose performance, Cooper divenne poco a poco una sorta di collaudatore di lusso: chiamato spesso e volentieri all’ultimo momento, saliva sul ring senza la necessaria preparazione, battendosi oltretutto a ritmi forsennati, talvolta lasciando passare meno di un mese tra una sfida e l’altra. Il suo record come logica conseguenza si riempì di sconfitte, ma non mancarono un paio di guizzi in cui si rivide il buon vecchio Bert, quello capace di smascherare i pugili inadatti all’elite mondiale. Tra questi occorre menzionare un personaggio a dir poco bizzarro: il britannico Joe Savage, mai salito sul ring da professionista, ma autoproclamatosi “campione del mondo di boxe a mani nude” con un presunto record di 42 vittorie su 42 combattimenti di strada, tutte giunte per KO. Ricoperto di tatuaggi, Savage salì sul ring con Bert Cooper nell’aprile del 1994 ma fu spazzato via in poco più di un minuto e mezzo. Analoga sorte toccò tre anni dopo al prospect americano Richie Melito che affrontò Cooper da imbattuto e con 17 KO all’attivo su 18 match disputati. Cooper impiegò meno di due minuti a trionfare, chiudendo l’incontro con un magistrale gancio sinistro. In seguito si seppe che il manager di Melito aveva truccato diversi match del suo pugile senza che questi ne fosse a conoscenza: alla luce dei fatti, Cooper non fu avvicinato o forse non si fece corrompere.

Gli ultimi anni da pugile del nostro eroe furono quelli di un triste declino prolungato ben oltre il dovuto, con i guantoni appesi definitivamente al chiodo soltanto nel 2012, a 46 anni di età. Ieri Smokin’ ha perso la sua ultima battaglia, quella più drammatica, contro la malattia. Lascia tuttavia dietro di sé una storia sportiva fatta di sacrificio, emozioni, gloria sfiorata e tanta generosità nei confronti di quel pubblico che in un modo o nell’altro riusciva sempre a far saltare dalla sedia. Nell’augurargli di riposare in pace, godiamoci alcuni highlights della sua formidabile carriera di picchiatore impavido e senza fronzoli:

 

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