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25 anni fa, Morrison vs Ruddock: il canto del cigno di “Tommy Gunn”

Quando Tommy Morrison saliva sul ring era sempre uno spettacolo. Che fosse per l’incredibile esplosività, per quel suo gancio sinistro poderoso ma anche per una difesa non proprio ermetica, sta di fatto che tra le sedici corde Tommy regalava sempre grandi emozioni.

Quello che però salì sul ring del Municipal Auditorium di Kansas City, la notte del 10 giugno di molti anni or sono, non era più lo stesso Tommy Morrison che il pubblico americano aveva imparato ad amare, la grande speranza bianca della boxe a stelle e strisce.

Appariva invecchiato, gonfio, senza più quell’aura spavalda e di puro vigore che lo aveva accompagnato nella prima parte della sua carriera: a soli 26 anni sembrava aver già perso lo smalto dei giorni migliori.

Era passato attraverso una durissima sconfitta contro Ray Mercer, la conquista del titolo mondiale contro un vecchio ma pur sempre pericoloso George Foreman, e l’inattesa sconfitta contro Michael Bentt, che lo aveva privato del titolo e di quell’immagine positiva e solare, da vincente. 

Le ragioni di un declino tanto rapido furono molte: donne, alcol, droghe, pessime compagnie ma soprattutto l’HIV che, sebbene non lo avesse ancora prostrato fisicamente, incombeva tra i suoi pensieri già da tempo, come rivelato poi dalla madre.

Quella sera del 10 Giugno Tommy sapeva bene che quella sarebbe stata la sua ultima possibilità per rientrare nel giro che conta. Dall’altro lato del ring c’era Donovan “Razor” Ruddock, un pugile a cui era sempre mancato un centesimo per raggiungere la vetta, ma pericolosissimo per chiunque. Anche Ruddock si trovava allo stesso bivio di carriera.

Il match non cominciò nel migliore dei modi per Morrison. Già dopo un solo minuto Tommy aveva dovuto subire un poderoso gancio sinistro, trademark non solo suo ma anche del rivale, e un rapido e pesante montante destro di Ruddock, che lo aveva così mandato al tappeto. Ma Tommy aveva resistito.

Durante la seconda ripresa Ruddock trovò un altro bel montante destro, ma Tommy cominciò a reagire, mettendo a segno alcuni ottimi colpi. Sul finire del round Tommy mise a segno una delle sue celebri combinazioni: gancio sinistro, montante al fegato, montante destro al corpo e montante destro al volto. Da manuale. Donovan rimase in piedi ma barcollante. L’arbitro si frappose tra lui e Morrison, facendo partire il conteggio. Fu Ruddock questa volta a reggere l’urto per giungere a fine round.

Nel terzo un perfetto gancio sinistro di Ruddock scosse nuovamente Tommy, che rispose a sua volta con due montanti. Ormai l’incontro era salito di livello e i due combattevano con grande intensità, mettendo entrambi a segno colpi pesantissimi e ripiegando nei momenti di difficoltà.

Nel quinto Tommy sembrò cominciare a perdere smalto, come spesso era accaduto in passato. Un bellissimo gancio destro di Ruddock, seguito dal solito fulmineo montante sinistro, misero nuovamente alle strette Morrison. Il round fu durissimo per lui, ma ancora una volta giunse alla campanella, sorretto da una ferrea volontà.

Donovan sembrava ormai in controllo. A metà sesta ripresa centrò nuovamente Tommy con un gancio sinistro di sorprendente rapidità e si avventò su di lui, nel tentativo di finirlo. Ma un montante destro a vuoto spianò a Tommy un’autostrada, e investì Ruddock col suo micidiale gancio sinistro.

Ruddock si trovò in un istante al tappeto. Incredibilmente riuscì a rialzarsi, ma tutto ciò che poté fare fu chiudersi a riccio, con Tommy che lo spinse alle corde e cominciò a mettere a segno fendenti su fendenti. L’arbitro li separò nuovamente, facendo ripartire il conteggio, che finì per permettere a Ruddock di guadagnare qualche secondo. Con ancora un minuto davanti, Tommy non fece altro che scagliarsi nuovamente contro Donovan, colpendolo ripetutamente e spingendo l’arbitro a fermare l’incontro.

Tommy aveva vinto. Tornò con le braccia alzate verso il suo angolo, esausto, lo sguardo basso, e si appoggiò alle corde, circondato e sovrastato dal suo team che era esploso in una gioia incontenibile.

Fu il canto del cigno di Morrison. In seguito affrontò Lennox Lewis, e il confronto fu impietoso. Ma, soprattutto, la sua vita prese una deriva tristemente nota, tra abusi di ogni genere e il rifiuto della malattia, che lo spinse verso il baratro, fino alla prematura morte. Ruddock combatté altre dieci volte, ma era ormai un pugile in declino.

Sono trascorsi 25 anni da quella serata, in cui i due diedero tutto ciò che avevano, regalando agli appassionati un match da urlo: l’ultimo sussulto di Morrison e di Ruddock.

Morrison: da Rocky 5, alla vittoria su Foreman, alla sconfitta della vita

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