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Mormeck vs Bell: 15 anni dal capolavoro dell’eccentrico giamaicano

Una carriera e un’esistenza senza mezze misure quelle dell’eccentrico pugile giamaicano O’Neil Bell, uno che vinceva o perdeva quasi sempre per KO e che ha sentito l’ultima campana appena tre volte in 32 match disputati. Purtroppo l’ultimo gong della sua vita è giunto troppo presto, a soli 40 anni, vittima di una rapina finita male. Oggi, a 15 anni esatti dal suo trionfo più grande, andiamo a rivivere quella notte in cui divenne campione unificato dei pesi cruiser mettendo KO il fortissimo Jean Marc Mormeck al Madison Square Garden di New York.

Estro contro affidabilità: due pugili agli antipodi

A salire sul ring del Madison erano due pugili profondamente diversi, sia nello stile che nel modo in cui erano giunti al grande appuntamento della riunificazione. L’unico aspetto comune era quello di aver sormontato qualche passo falso iniziale prima di ingranare come professionisti: Bell era stato addirittura messo KO nel suo secondo match a torso nudo dall’algerino Benguesmia, mentre Mormeck aveva perso ai punti due dei suoi primi cinque incontri. Se però il francese aveva costruito i suoi successi su solide basi tecniche, perfezionando al meglio il classico stile del demolitore brevilineo, il giamaicano si era affidato principalmente al suo genio sregolato, all’imprevedibilità e alla portentosa capacità di soffrire. Mentre Mormeck sgretolava round dopo round le resistenze del rivale di turno, Bell spesso e volentieri si trovava in cattive acque, incassava l’impossibile ed emergeva dalle proprie ceneri trovando insperati KO nelle riprese finali. A conferire al francese il ruolo di favorito era dunque la sua maggiore affidabilità, unita alle vittorie su avversari di rango come Virgil Hill, Alexander Gurov e Wayne Braithwaite.

Brividi, emozioni e sorprese: un match favoloso

La posta in palio era altissima: Mormeck metteva sul piatto le cinture mondiali WBC e WBA di categoria, mentre Bell “rischiava” quella IBF. Mancava all’appello soltanto il titolo WBO del campione di lunga data Johnny Nelson che però si sarebbe ritirato poco tempo dopo: il vincitore della battaglia di New York sarebbe stato dunque riconosciuto presto come il peso cruiser migliore del pianeta.

Bastò un round per comprendere i punti di forza dei due pugili e le circostanze tattiche che avrebbero potuto favorirli. Inaspettatamente Bell decise di attaccare frontalmente, rinunciando al vantaggio in allungo e cercando di mettere a disagio il francese, abituato a recitare il ruolo di attaccante, costringendolo ad arretrare. Funzionò soltanto in parte, perché Mormeck, pur soffrendo il workrate incessante del rivale, riusciva di tanto in tanto a trovare il varco per esplodere i colpi più incisivi: emblematico fu il montante con cui sparò il paradenti di Bell in quinta fila nel corso del secondo round.

Se anche le prime quattro riprese disputate all’arma bianca non diedero al giamaicano il vantaggio nel punteggio, a causa dei durissimi fendenti incassati, risultarono comunque fruttifere: abituato a partire piano e ad aumentare progressivamente il numero di giri del proprio motore, Mormeck consumò troppa benzina e si trovò presto in difficoltà nella gestione delle energie. Contrariamente alle sue abitudini di maestro del pressing, il francese iniziò a fermarsi sempre più spesso spalle alle corde per rifiatare, invitando l’avversario a farsi sotto, per poi esibirsi in improvvise sfuriate e tornare nuovamente sulla difensiva.

Lo spettacolo raggiunse il suo picco più alto nella settima ripresa in cui Bell riuscì a scuotere pesantemente il rivale con un destro improvviso e a tempestarlo con un numero impressionante di colpi, assorbendo stoicamente le sue furiose reazioni d’orgoglio. Il premio di Round of the Year del 2006 fu recapitato altrove, ma quei tre minuti infuocati avrebbero potuto tranquillamente aggiudicarselo. Tattica e strategia erano ormai saltate, i due campioni guerreggiavano affidandosi ai nervi e all’istinto, cercando di dar fondo elle ultime energie residue dato che la stanchezza, ormai condivisa, rendeva sempre più confusionarie e spericolate le reciproche trame offensive.

Seppur provato, ma non quanto il rivale, fu O’Neil Bell a trovare il colpo vincente: un terribile destro alla tempia seguito da una prolungata grandinata di pugni che fecero crollare Mormeck al tappeto in posizione innaturale. L’arbitro Wayne Kelly, impressionato dalla postura del francese, che sembrava ormai incosciente, decise dunque di decretare lo stop e proprio allora lo sconfitto accennò a rialzarsi, rivolgendo al direttore di gara un sorriso sarcastico. L’outsider giamaicano ce l’aveva fatta: le tre cinture erano sue!

Dal trionfo alle stranezze, le peripezie della psiche di Bell

Non tutti riescono a gestire il successo sul piano psicologico. Lo abbiamo visto qualche anno fa con Tyson Fury, travolto dalla depressione dopo l’incredibile impresa di detronizzare Wladimir Klitschko. Non sappiamo se la mente di O’Neil Bell fu vittima dello stesso meccanismo, ma sappiamo che dopo esser diventato campione unificato iniziò a dare segni di squilibrio. Quelle che inizialmente parvero semplici bizzarrie da star, come la polemica sollevata in merito al suo soprannome di “Give ‘em Hell”, che a suo dire lo faceva passare per un rozzo picchiatore, si trasformarono in qualcosa di peggio quando nel febbraio del 2007 inseguì un suo sparring partner con un’ascia, lanciandogliela contro senza colpirlo e venendo conseguentemente arrestato. Nello stesso anno, dopo aver perso il rematch contro Mormeck e avergli ceduto i titoli, fu anche protagonista di un’improvvisa sparizione: nonostante avesse un match in programma, si rese irreperibile per settimane, costringendo il suo manager a cancellare l’impegno già ufficializzato. Alle stramberie fuori dal ring si accompagnò un rapido declino sportivo: la carriera andò a rotoli, con una sola vittoria di poco conto conseguita negli ultimi cinque anni di attività.

La “Supernova”, come Bell pretese di essere soprannominato dopo il suo grande trionfo, si spense ad Atlanta nel 2015, quando due criminali lo accoltellarono e gli spararono mentre scendeva da un autobus, prima di rapinarlo. Oggi però abbiamo voluto ricordarlo nel momento del suo massimo splendore, ripercorrendo gli eventi di quella notte in cui la Supernova esplose, sprigionando tutta la sua energia.

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