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25 anni fa, Mike Tyson vs Evander Holyfield: l’impresa del Real Deal

Ricorre oggi l’anniversario di un match talmente atteso da essere denominato “Finally” (Finalmente) sulle locandine: quello tra “Iron” Mike Tyson ed Evander “The Real Deal” Holyfield, che si trovarono per la prima volta sullo stesso ring il 9 novembre del 1996 all’MGM Grand di Las Vegas. Il mondo intero era col fiato sospeso in attesa del fatidico suono della prima campana di quell’incontro storico, lungamente dibattuto, che rimarrà per sempre nella memoria degli appassionati di questo sport. Formalmente in palio vi era “soltanto” il titolo mondiale WBA dei pesi massimi, ma in realtà i due si giocavano molto di più sul piano della considerazione storica delle rispettive carriere. A 25 anni esatti da quella notte di grande pugilato, andiamo a ripercorrere i momenti salienti dell’impresa del Real Deal, vittorioso per KO tecnico in undici riprese.

Una sfida epocale rimandata tante volte

Alcuni tifosi di Mike Tyson ancora oggi “rimproverano” Holyfield di non aver voluto affrontare il loro idolo quando questi era nel pieno delle proprie forze, prima delle detenzione forzata dovuta alla condanna per violenza sessuale. In realtà tale accusa risulta storicamente infondata: Holyfield cercò infatti una sfida con Iron Mike fin da quando nel 1988 effettuò il passaggio dai pesi cruiser ai pesi massimi promettendo al mondo che sarebbe arrivato in vetta anche nella categoria regina. A impedire lo svolgimento anticipato del big match furono quindi altre circostanze, del tutto indipendenti dalla volontà dei due pugili. Il primo evento accidentale fu l’inopinata sconfitta di Tyson contro James “Buster” Douglas del 1990: Holyfield si era già guadagnato il ruolo di sfidante ufficiale ed era presente quella sera a Tokyo per visionare dal vivo colui che tutti ritenevano il sicuro vincitore. Douglas tuttavia fece saltare in aria piani ed Evander dovette battersi con lui (e metterlo rapidamente KO) per far sua la cintura. Verso la fine del 1991 l’incontro della verità venne riprogrammato e si sarebbe svolto senz’altro se Tyson non avesse dato forfeit a causa di un infortunio alla costola, venendo sostituito dal coraggioso Bert Cooper. Poco dopo il processo e la successiva detenzione fecero definitivamente sfumare le trattative.

L’impresa di Holyfield contro Un Tyson “ingessato”, privo di benzina e carattere

Una certa narrazione mediatica tende a descrivere il match di Las Vegas come una mattanza a senso unico, forse per ingigantire l’impresa di Holyfield ed innalzarlo ulteriormente sull’Olimpo della storia dei massimi. In verità per almeno cinque riprese si trattò di una sfida equilibrata ed incerta, priva di un chiaro dominatore. I tanti tifosi di “Iron” Mike si illusero che il loro beniamino potesse sbrigare la pratica in quattro e quattr’otto, quando dopo pochi secondi un suo destro preciso al volto fece arretrare precipitosamente The Real Deal verso le corde, ma quest’ultimo si ricompose immediatamente uscendo indenne dalla tempesta.

Se i primi istanti del combattimento erano stati forieri di suadenti promesse, l’intero secondo round fu per Tyson un’autentica doccia fredda. Holyfield infatti incassò sorprendentemente senza battere ciglio due ganci sinistri molto violenti e passò al contrattacco chiudendo il favorito della vigilia alle corde e tempestandolo di colpi: uno scenario che nessuno si sarebbe aspettato. Pur essendosi dimostrato capace di assorbire i colpi del campione e addirittura di costringerlo ad arretrare, Evander iniziò poi a fare ricorso alla sua ben nota arte ostruzionistica, legando con grande frequenza e rendendo il match frammentato e confuso per diversi minuti.

La miglior ripresa di Mike Tyson fu senza dubbio la quinta: lo spettacolare picchiatore di Caskill riuscì a trovare il bersaglio più volte sfruttando il suo fantastico montante al mento, autentico marchio di fabbrica. Ancora una volta però lo sfidante non diede segni di cedimento e nel round successivo, vero e proprio punto di svolta, capovolse l’inerzia del match. Prima uno scontro di teste, all’apparenza involontario, ferì Tyson in prossimità dell’occhio e lo rese nervoso e frustrato. Poi un violento colpo basso di Holyfiled non sanzionato dall’arbitro e una successiva testata, stavolta decisamente meno innocente, fecero danni ingenti. Infine un atterramento un po’ fortuito, con Tyson colto fuori equilibrio da un montante al corpo dopo essere andato a vuoto, completò l’opera.

Il concatenarsi di eventi avversi offuscò completamente la lucidità di Iron Mike che da quel momento in poi, complice anche la stanchezza, divenne inconcludente e tatticamente improvvido. Il suo gettarsi in avanti in modo prevedibile e irruento per ingaggiare battaglia non faceva altro che esaltare le doti di incontrista di Holyfield che per di più abbassava ripetutamente la testa in ogni clinch aggravando così subdolamente la ferita del campione. Sempre più stanco, sfiduciato e privo di idee, Tyson finì col diventare un bersaglio facile e nel finale della decima ripresa, tempestato di colpi, fu a un passo dal KO tecnico. La conclusione però era stata soltanto rimandata, poiché dopo la prima sfuriata di Holyfield nel round successivo l’arbitro Mitch Halpern pose fine alle ostilità: una decisione che qualcuno giudica po’ prematura, ma che in buona sostanza anticipò un epilogo ormai inevitabile.

Per quanto la performance del Real Deal sia stata per molti versi strepitosa e meritevole di lodi sperticate, occorre ammettere serenamente che il Tyson che aveva di fronte non possedeva la sublime reattività e l’impeto furibondo degli anni d’oro. Iron Mike si affidò in questo match quasi esclusivamente a fendenti isolati, proprio lui che era stato in passato un inarrivabile maestro nell’arte delle combinazioni. La sua condizione atletica, come si evince anche dal repentino calo di rendimento dopo il giro di boa, era dunque certamente deficitaria, ma a questo handicap si è poi aggiunta un’innegabile debolezza caratteriale. Mentre altri fuoriclasse della storia della boxe sono infatti riusciti nei loro match cruciali ad emergere dalle avversità trovando soluzioni d’emergenza, questo a Tyson non è mai successo: ogni volta che è andato in crisi, ha puntualmente perso, un aspetto impossibile da trascurare nel valutarne la collocazione nelle classifiche “all time”.

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