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Miguel Cotto vs Antonio Margarito: storia di una grande vendetta

Dicono che la vendetta sia un piatto che va servito freddo. In tal caso il fenomenale pugile portoricano Miguel Cotto si sarà gustato la sua con sommo piacere, avendo ottenuto la possibilità di regolare i conti con il suo acerrimo nemico Antonio Margarito dopo più di tre anni da quando quest’ultimo lo aveva messo fuori combattimento in circostanze controverse. Nell’ottavo anniversario di quella grandiosa rivincita datata 3 dicembre 2011, andiamo a ripercorrere la storia che vide protagonisti i due rivali il cui astio reciproco non si è mai placato.

Il trionfo inatteso di Antonio Margarito

Era il 26 luglio del 2008 quando Miguel Cotto, imbattuto e considerato tra i campioni più forti in circolazione, mise in palio il suo Titolo Mondiale WBA dei pesi welter contro il possente Antonio Margarito, atleta rinomato per la sua incredibile mascella e il suo incedere incessante, ma noto anche per i suoi limiti tecnici e la sua prevedibilità offensiva. I pronostici erano tutti per il campione e ciò che accadde sul ring lasciò buona parte del mondo pugilistico a bocca aperta.

Dopo una prima parte favorevole a Cotto, il quale prese vantaggio sui cartellini muovendosi attorno al rivale e pizzicandolo occasionalmente con le sue combinazioni rapide e con il suo celebre gancio sinistro, la pressione dello sfidante messicano divenne sempre più incontenibile. I suoi colpi sembravano diventare più efficaci e distruttivi ad ogni ripresa e un Cotto sanguinante e sempre più preoccupato si trovò a fronteggiare ritmi troppo alti per il suo fisico venendo svuotato poco a poco di energie. Margarito chiuse la pratica nel decimo round e fu portato in trionfo contro ogni aspettativa.

L’ombra del sospetto cala sul messicano

Quella che era apparsa a tutti come una straordinaria performance costruita sulla determinazione, sul coraggio e sulla capacità di soffrire, era però destinata a essere avvolta da una coltre di sospetti. In occasione della prima difesa titolata di Margarito, che lo vide opposto al 37enne Shane Mosley, il team dello sfidante si accorse che i bendaggi del messicano erano stati alterati con una sostanza indurente simile al gesso che entrando in contatto col sudore si sarebbe indurita nel corso del match trasformando le mani del pugile in autentiche armi contundenti. I bendaggi incriminati furono rimossi e sequestrati e il match si tenne ugualmente, risolvendosi in una clamorosa batosta per il messicano, dominato in lungo e in largo nonostante il vantaggio anagrafico e messo duramente KO nel corso del nono round.

Inevitabilmente in molti si posero una cruciale domanda: se Margarito e il suo trainer Javier Capetillo, sospeso a vita in virtù di quanto avvenuto, hanno sentito il bisogno di barare contro un pugile 37enne e considerato alla loro portata come Mosley, è mai possibile che non lo avessero già fatto da assoluti sfavoriti contro il campione Cotto, più giovane, più quotato e nel culmine della propria carriera? A rendere più inquietante la domanda ci pensò una foto scattata durante i festeggiamenti del messicano subito dopo la sua conquista del titolo: sul bendaggio della mano sinistra di Margarito si nota quella che sembra un’autentica crepa.

Foto del bendaggio sospetto di Antonio Margarito scattata dopo il primo match con Miguel Cotto

La resa dei conti

Miguel Cotto non ha mai digerito quella bruciante sconfitta e negli anni a venire è cresciuta in lui un’inesauribile sete di vendetta. Persuaso di essere stato battuto con mezzi illeciti, il portoricano attese con impazienza la possibilità di rifarsi e nel 2011 essa finalmente si concretizzò. I due pugili avevano infatti proseguito le rispettive carriera maturando tra l’altro entrambi una durissima sconfitta contro Manny Pacquiao, ed erano approdati nei superwelter. A Cotto, divenuto campione WBA nella nuova categoria, bastò concedere all’odiato rivale la chance titolata per tornare a condividere con lui le 16 corde.

Inutile dire che la vigilia del combattimento, attesissimo dai fan di tutto il mondo, sia stata caratterizzata da un clima infuocato. Da una parte il disprezzo assoluto di Miguel, che non esitò a definire l’avversario un baro e un criminale, dall’altra l’atteggiamento di derisione di Margarito, che paragonò i colpi di Cotto a quelli di una ragazzina. Le chiacchiere lasciarono tuttavia spazio ai pugni quando la prima campanella risuonò in un un Madison Square Garden gremito dando il via al combattimento.

Se le prime riprese, contraddistinte dalla superiorità tecnica del campione portoricano, furono in qualche modo simili a quelle dell’inizio della prima sfida, la fase centrale della rivincita presentò dinamiche molto differenti. Miguel Cotto, che tre anni prima era stato costretto a pedalare costantemente all’indietro, dando la netta impressione di soffrire tremendamente il confronto fisico col rivale, questa volta alternò fasi di boxe elusiva e ragionata a sfuriate offensive di più colpi, non disdegnando il corpo a corpo e continuando a scavare un’autentica voragine sui cartellini anche dopo il giro di boa.

L’occhio destro di Margarito, già danneggiato da Manny Pacquiao e sottoposto a visite supplementari prima del rematch con Cotto, iniziò presto a gonfiarsi sotto i continui ganci sinistri del campione e dopo nove riprese si chiuse completamente, costringendo l’arbitro Steve Smoger, su indicazione del medico di riunione, a decretare il KO tecnico tra le proteste dello sfidante.

La vendetta si era dunque finalmente consumata. Il guerriero boricua, che era uscito distrutto dal confronto del 2008, risultava dunque vincitore del secondo e ultimo atto di una delle rivalità più accese della boxe degli ultimi vent’anni. Interrogato al termine della rivincita sulle eventuali differenze tra la potenza espressa da Margarito nella prima e nella seconda sfida che li ha visti l’uno di fronte all’altro, Cotto rispose semplicemente: “Stavolta sono ancora in piedi”.

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