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Il pugile il frutto dell’allenatore: i migliori del momento e le loro tecniche

Il pugile è un puzzle dalle mille tessere, più e più variabili che vanno a comporre quelle che sono le caratteristiche tecniche, tattiche, fisiche e caratteriali e che ne definiscono l’identità sul ring.

Tra queste tessere ce n’è una di fondamentale importanza, che spesso finisce per risultare ben più determinante di qualunque altra: l’allenatore.

Di binomi pugile-trainer celebri se ne potrebbero citare molti: da Ali Dundee e Leonard Dundee a Tyson D’Amato, passando per Lewis Steward, Hearns e lo stesso Steward o più recentemente Floyd Mayweather Jr. e lo zio Roger Mayweather. In tutti questi casi, la variabile trainer ha determinato non poco le fortune dei pugili in questione. Floyd non sarebbe stato lo stesso senza quella fenomenale tecnica difensiva appresa grazie ai durissimi allenamenti dello zio. Lewis da Steward apprese l’arte della distanza, migliorò a tal punto il jab da farne un’arma di livello assoluto e consolidò quel devastante diretto destro che ne determinò le fortune. Tyson e Hearns trovarono in Cus e Steward, oltre che una guida, anche quella figura paterna che i due non avevano avuto prima, scoprendo motivazioni insospettabili. Le qualità dei pugili di Dundee sono da sempre sotto gli occhi di tutti, e non serve sottolineare l’importanza di Angelo nella formazione tecnica di Ali e Leonard.

Giungendo ai nostri giorni, è facile identificare un quartetto di allenatori che negli ultimi anni sono riusciti a catalizzare l’attenzione dei media, per i risultati ottenuti dai rispettivi pugili e per come sono riusciti visibilmente a determinarne le fortune, esaltandone le doti.

La lista potrebbe essere ben più lunga: meritevoli di menzione lo sarebbero anche Buddy McGirt, Eddie Reynoso, Virgil Hunter e altri ancora. Ma ad oggi, sono soprattutto Anatoly Lomachenko, Abel Sanchez, Freddy Roach e Robert Garcia ad aver monopolizzato la scena pugilistica.

ANATOLY LOMACHENKO

Colui che più di ogni altro ha proiettato la boxe in una nuova, futuribile dimensione. Padre e mentore di Vasyl Lomachenko, nonché allenatore di Oleksander Usyk, Anatoly è riuscito a spingere la boxe verso una nuova era, fatta di condizionamento mentale e fisico – basti osservare come Lomachenko condizioni le scelte degli avversari con movimenti “esca” – workrate a livelli mai visti, complice un utilizzo delle energie meglio distribuito, e angoli di tiro del tutto inusuali, grazie all’uso estremo del pivoting e delle uscite laterali. I risultati dei pugili da lui seguiti sono sotto gli occhi di tutti e il bello sembra dover ancora venire.

ROBERT GARCIA

Campione del mondo dei super leggeri IBF e, in seguito, allenatore del fratello Mikey Garcia e di Marcos Maidana e Nonito Donaire tra gli altri, Robert Garcia è oggi uno dei nomi di spicco tra i trainer in ambito pugilistico. Cresciuto in una famiglia da sempre dedita al pugilato, Robert ha consolidato la sua fama negli anni grazie al grande lavoro svolto sul Chino Maidana. Ma è col fratello Mikey che Robert ha sviluppato un sodalizio tale da arrivare a vederlo trionfare in 4 categorie di peso. I pugili di Garcia sono generalmente meno estrosi e più legati a canoni ortodossi. Ma Robert è abile ad esaltarne le qualità, migliorandone l’efficacia tecnica. Mikey Garcia è un manuale pugilistico ambulante, ma lo stesso Maidana beneficiò del grande lavoro di Garcia, affinando scelta di tempo e coordinazione, seppur rimanendo fedele alla sua natura di brawler.

ABEL SANCHEZ

Indissolubilmente legato alla figura di Gennady Golovkin, Abel è considerato da anni uno dei migliori trainer. Figura carismatica, piglio deciso e spesso autoritario, ha creduto da subito in un giovane pugile kazako dal pugno duro e dalla macella granitica, lavorando sulla resistenza e su un’impostazione tattica tale da esaltarne le doti offensive. Un sodalizio che pareva inscalfibile. Poi quelle dichiarazioni piuttosto morbide nei confronti di Canelo – di cui riconobbe i meriti alla fine del secondo incontro, per lo meno inizialmente – ne hanno incrinato il rapporto, fino alla rottura per motivi economici. Oggi allena, tra gli altri, Murat Gassiev, la cui evoluzione pugilistica, dopo la breve parentesi dilettantistica, è sotto gli occhi di tutti.

FREDDY ROACH

È stato, tra i molteplici pugili seguiti, allenatore di Oscar De La Hoya, Jorge Linares, Amir Khan e di Miguel Cotto, ma soprattutto è colui che ancora oggi guida Manny Pacquiao.
Roach è un’istituzione in ambito pugilistico, con un curriculum che annovera, seppur per brevi parentesi, anche Mike Tyson, Guillermo Rigondeaux e Wladimir Klitschko [come secondo, ndr.].

Ha saputo letteralmente trasformare un giovane combattente dalla tecnica approssimativa ma dotato di uno spirito indomito in un pluricampione del mondo, in ben otto categorie di peso, trovando un equilibrio tra il vigore di un giovane Manny e la necessità di migliorarlo da un punto di vista tecnico, limando certe carenze difensive e sfruttando quel movimento perpetuo con dei continui in e out, in modo tale da non concedere bersaglio agli avversari, a loro volta tempestati di colpi dal filippino. Non manca a Roach anche una certa vena polemica e critica, in virtù di una ormai consolidata popolarità e autorità.

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