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I grandi bluff della storia dei massimi

Ci sono pugili che arrivano ai piani alti senza generare grosse aspettative e poi sorprendono il mondo rivelandosi dei campioni. Ce ne sono altri che scatenano l’entusiasmo dei fan e si propongono come novelli fuoriclasse salvo poi sciogliersi come neve al sole. Oggi ci occupiamo proprio di loro, concentrandoci sulla categoria regina: chi sono stati i più grandi bluff tra i pesi massimi? Ecco quattro protagonisti che illusero gli appassionati per poi crollare alla prova del nove.

Leon Spinks

Leon Spinks

Leon Spinks

Che Spinks non avesse le stimmate del campione poteva essere intuito dopo il primo mezzo passo falso della sua carriera da professionista: un pareggio contro il non irresistibile Scott LeDoux. Quando infatti l’americano, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Montreal e autore di un record di 178 vittorie e 7 sconfitte da dilettante, fu contrapposto al nostro Alfio Righetti per determinare chi avrebbe sfidato Muhammad Ali per il trono dei massimi, molti consideravano l’italiano favorito. Spinks tuttavia si impose ai punti guadagnandosi la chance di entrare nella storia: un Ali ormai in totale declino gli permise un match all’arma bianca che al termine di 15 riprese infuocate lo incoronò incredibilmente imperatore dei massimi. La sensazione che Spinks fosse destinato a consacrarsi come nuovo grande nome della categoria tuttavia durò pochissimo: il vecchio Ali bastò a togliergli il titolo nella rivincita e da lì in poi una lunga sequela di sconfitte, compresa quella con l’italiano Angelo Musone, evidenziò l’inadeguatezza dello statunitense a certi livelli.

Herbie Hide

Herbie Hide

Herbie Hide

Il “Dancing Destroyer” aveva dalla sua una potenza notevole e una velocità di gambe inusuale per un massimo, doti che gli permisero di farsi largo in patria e di guadagnarsi l’occasione mondiale senza però trovare sulla sua strada rivali davvero probanti. La relativa inconsistenza del campione Michael Bennt, che aveva annichilito Tommy Morrison col classico colpo della domenica, consentì ad Hide di cingersi la vita con la cintura WBO, un traguardo che lo elevò agli occhi della stampa e dell’opinione pubblica britannica al rango di grande pugile. La realtà non tardò tuttavia a manifestarsi: recatosi a Las Vegas per difendere il titolo contro il fortissimo Riddick Bowe, Hide manifestò dopo un buon inizio dei clamorosi limiti di tenuta ai colpi tanto da essere atterrato ben sette volte in quello che fu un autentico massacro. Tornato campione contro un vecchio Tony Tucker, Hide fu nuovamente distrutto da Vitali Klitschko e disse addio ai suoi sogni di gloria. La sua vita fuori dal ring è stata caratterizzata da molteplici arresti per vari reati tra cui bancarotta, guida senza assicurazione, aggressione e spaccio di stupefacenti.

Jorge Luis Gonzalez

Jorge Luis Gonzalez

Jorge Luis Gonzalez

Fenomenale dilettante cubano, capace di mettere insieme 220 vittorie su 233 match disputati, comprese quelle su pugili del calibro di Lennox Lewis, Riddick Bowe, Teofilo Stevenson e Tyrrell Biggs, Gonzalez scappò da Cuba nel 1991 per dimostrare il suo valore tra i pro. Dotato di carattere iracondo e intrattabile, cambiò svariati allenatori per via della sua indisponibilità ad accettare consigli e suggerimenti di cui non sentiva il bisogno. Si presentò alla chance mondiale da imbattuto e con uno score notevole di 22 KO su 23 vittorie conseguite. Ancora una volta a svelare il bluff ci penso Riddick Bowe che si vendicò per la sconfitta subita da dilettante e le tante provocazioni di cui il cubano era stato protagonista alla vigilia del match. Bowe dominò in lungo e in largo le sei riprese disputate fino al tremendo KO. Quattro sconfitte nei successivi sei match fecero precipitare la carriera dell’ex fenomeno caraibico nel dimenticatoio da cui non la risollevarono neppure le effimere vittorie su Alex Stewart e Greg Page, entrambi in fase calante.

Audley Harrison

Audley Harrison

Audley Harrison

Primo pugile della storia a vincere una medaglia d’oro olimpica per la Gran Bretagna nei supermassimi, Harrison attirò su di sé un’enorme attenzione in patria. L’entusiasmo nei suoi confronti era talmente alto che il pugile decise di auto-promuoversi e siglò un accordo di un milione di sterline con la BBC per la trasmissione in diretta dei suoi primi dieci match da pro. Ben 6 milioni di telespettatori seguirono in TV il suo esordio a Wembley e nel novembre del 2003, dopo 11 vittorie, la rivista Ring Magazine paragonò Harrison a Lennox Lewis, indicandolo come futuro dominatore dei massimi. La grande allucinazione svanì due anni più tardi, quando l’inglese perse due match consecutivi ai punti contro Danny Williams e Dominick Guinn, pugili di fascia media che ne ridimensionarono drasticamente il valore. Da allora l’ex campione olimpico ha disperatamente provato a risollevare la sua carriera combattendo fino ai 41 anni, ma è incorso in diversi durissimi KO con poche soddisfazioni rilevanti. Tra queste, il Titolo Europeo conquistato nel 2010 grazie a un drammatico KO nel finale di un match che il suo connazionale Michael Sprott stava dominando.

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