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I gemelli Charlo: quando il mito mediatico supera la realtà

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Il week-end pugilistico da poco trascorso, coerentemente col clima natalizio di questi giorni, è stato contraddistinto da un numero piuttosto elevato di “sorprese”. Diversi sono stati infatti gli underdog, ovvero i pugili indicati come sfavoriti dagli allibratori, ad imporsi sui più quotati avversari. Lo sgomento più grande emerso dalle conversazioni virtuali tra appassionati è derivato in particolare dalla riunione notturna di Brooklyn nella quale i due gemelli Jermell e Jermall Charlo, pur con esiti differenti tra loro, hanno faticato ben oltre le aspettative contro avversari che sulla carta avrebbero dovuto domare agevolmente.

Non è nostro interesse in questa sede focalizzare l’attenzione sui verdetti: in merito sono state espresse le valutazioni più disparate e nell’ambito della nostra stessa redazione abbiamo maturato opinioni diverse. Un dato di fatto tuttavia rimane incontestabile: i due fratelli, accreditati alla vigilia per due facili vittorie, hanno offerto entrambi una performance opaca, sudando le proverbiali sette camicie nel tentativo di imporsi. Come si spiega un distacco così netto tra realtà ed aspettative? Per rispondere a questa domanda, cerchiamo di capire come siano maturate aspettative così elevate.

I gemelli Charlo fino ad oggi non hanno ancora mai battuto un campione con la C maiuscola. Jermell, il più “piccolo” dei due in termini di struttura fisica, ha un curriculum piuttosto povero. Dopo aver superato di strettissima misura ai punti il modesto Demetrius Hopkins, si impose sulla scena internazionale con le due affermazioni su Gabriel Rosado e Vanes Martirosyan, pugili contraddistinti dal grande agonismo ma non abbastanza talentuosi per ambire ai vertici mondiali. Se contro Rosado la vittoria di Jermell fu chiara e convincente, contro Martirosyan molti contestarono il verdetto. Altri problemi Charlo li ebbe contro John Jackson, noto più per la fama del padre Julian Jackson che per meriti propri. Jermell perse ben 6 dei primi 7 round prima di trovare il colpo vincente e tirarsi fuori da una situazione da incubo. Le vittorie successive ottenute su pugili acerbi come Erickson Lubin o in chiaro declino come Austin Trout non hanno aggiunto molto a quanto non sapessimo già dell’americano.

Gemelli Jermall e Jermell Charlo

Altrettanto poco impressionante risulta essere il record di Jermall Charlo, attualmente militante nella categoria dei pesi medi. Dopo un nutrito numero di rivali da collaudo, si appropriò del Titolo Mondiale dei superwelter mettendo KO un Cornelius Bundrage già quarantaduenne. Successivamente a una vittoria stentata e striminzita sull’elusivo Austin Trout, all’epoca ancora brillante sul piano fisico, ottenne il suo trionfo più impressionante quando mise KO il talentuoso ma poco testato Julian Williams grazie a un montante spettacolare. Quindi il passaggio nei medi con due vittorie di valore irrisorio su Jorge Heiland, salito sul ring infortunato, e Hugo Centeno Jr, già ampiamente ridimensionato in precedenza.

Quelli che abbiamo riepilogato sono percorsi caratteristici di pugili in ascesa dalle prospettive e dalle qualità interessanti ma dall’effettivo valore ancora tutto da decifrare. Su questa base di dati reali e razionali va però ad aggiungersi un supplemento emotivo dovuto alla cosiddetta “magia mediatica”. I Charlo, con la loro personalità dirompente, con una cura maniacale della propria immagine, aiutati anche dal particolare inconsueto e affascinante della parentela gemellare, hanno convinto un numero imprecisato ma consistente di appassionati incauti di essere già meritevoli di consacrazione assoluta e lodi sperticate. E così sui social ci siamo abituati a leggere previsioni azzardate e paragoni audaci: Jermall giudicato vincente contro fuoriclasse del calibro di Saul Alvarez e Gennady Golovkin, Jermell innalzato a re incontrastato dei superwelter come se Jarrett Hurd e Jamie Munguia fossero atleti di poco conto. Entrambi definiti “evitati e temuti”, non si capisce bene su quale base e per quale motivo.

La notte intercorsa tra sabato e domenica è stata dunque la dimostrazione più solare di quanto i giudizi nel pugilato vadano formulati con più cautela dando maggior peso ai fatti piuttosto che alle impressioni. I pugili che hanno oscurato la stella dei Charlo non sono due fenomeni. Tony Harrison ha un ottimo jab, sa far male ed è veloce i braccia ma è anche un atleta fragile, carente nel fiato oltre che nella mascella ed è ben poco vario e fantasioso nelle combinazioni; Matvey Korobov ha un glorioso passato dilettantistico e un’invidiabile scelta di tempo, specie col sinistro, ma ha quasi 36 anni, non sosteneva test impegnativi da molto tempo ed è a sua volta poco vario e vulnerabile. Se i gemelli non hanno convinto, deludendo i propri fan più accaniti, è perché il loro processo di crescita è ancora in atto: ci sono difetti su cui lavorare e c’è esperienza da maturare. Gli ultimi match in particolare potrebbero avere un effetto benefico se i due fratelli sapranno trarne con umiltà le indicazioni necessarie per migliorarsi. Se invece il loro approccio in palestra sarà contraddistinto dalla stessa arroganza che traspare dalle loro interviste, certi traguardi continueranno a vederli soltanto col binocolo.

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