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25 anni fa, Humberto Gonzalez vs Saman Sorjaturong: l’ultima guerra di “Chiquita”

C’è chi del pugilato internazionale segue soltanto le categorie pesanti, disinteressandosi dei “piccoletti”. Eppure le divisioni più leggere hanno spesso e volentieri offerto spettacoli dal tasso di spettacolarità impareggiabile. Lo sa bene chi ha seguito la carriera del messicano Humberto “Chiquita” Gonzalez, capace di regalare ai suoi fan una moltitudine di guerre indimenticabili tra i pesi minimosca. Oggi vi raccontiamo l’ultima delle sue sfide mozzafiato, quella che esattamente 25 anni fa lo vide cedere i suoi titoli WBC e IBF all’insidioso sfidante thailandese Saman Sorjaturong e fu premiata con il riconoscimento di Fight Of The Year.

Chiquita Gonzalez: un piccolo Marvin Hagler?

Praticamente ambidestro, estremamente potente con entrambe le mani, Gonzalez prediligeva la guardia mancina ma era perfettamente a suo agio anche in quella normale, tanto che spesso e volentieri le alternava a suo piacimento. Questa straordinaria duttilità, unita a un coraggio leonino e a una tecnica offensiva di prim’ordine rendeva lo stile del pugile messicano molto somigliante a quello del grande peso medio Marvin Hagler. Quello che a “Chiquita” mancava dell’immenso bagaglio qualitativo del Meraviglioso era però la tenuta ai colpi: non che Gonzalez fosse fragile, ma di certo non si avvicinava alla solidità leggendaria di Hagler che come è noto sarebbe rimasto in piedi anche qualora lo avessero colpito con una mazza da baseball. Il piccolo picchiatore messicano si fidava molto della propria capacità di assorbire pugni ma non si dimostrò altrettanto invulnerabile. I suoi frequenti e spericolati forcing offensivi lo esposero infatti talvolta a brutte sorprese come testimoniano le tre sconfitte prima del limite del suo record, l’ultima delle quali è oggetto del nostro racconto di oggi.

Saman Sorjaturong: una dura lezione che diede i suoi frutti

Prima che la campanella del Great Western Forum di Inglewood sancisse col suo tintinnio l’inizio dell ostilità non erano in molti a conoscere lo sfidante thailandese che era salito sul ring per sfidare il celebre Chiquita. Quelli che lo ricordavano lo avevano visto brevemente all’opera due anni prima in occasione del suo sfortunato tentativo di conquistare il mondiale dei pesi paglia. In quella circostanza Sorjaturong era stato spazzato via dal superlativo Ricardo Lopez in sole due riprese finendo al tappeto tre volte: una debacle talmente rapida e perentoria da ridurre ai minimi termini la quotazione dell’atleta thai. Nessuno dunque a quei tempi si aspettava che il pugile asiatico potesse far suo il trono mondiale e restarci addirittura per più di quattro anni. Tuttavia Sorjaturong in quei pochi scampoli di match contro il fuoriclasse Lopez aveva imparato la sua lezione, era diventato conscio dei propri limiti ed era pronto a mostrare al mondo una versione più smaliziata e matura di sé stesso.

Un destro al veleno a cui il campione non trova contromisure

Memore della batosta subita due anni prima, lo sfidante approcciò questo suo secondo tentativo mondiale con notevole cautela, muovendosi rapidamente sulle gambe per sottrarsi all’incedere di Gonzalez e aspettando il momento giusto per pizzicarlo col suo destro. Il momento in questione arrivò molto presto: dopo una prima ripresa poco significativa infatti il campione, complice una testata involontaria, si trovò improvvisamente sguarnito e fu atterrato da un destro fulmineo, rialzandosi immediatamente. Quella che doveva essere una difesa di routine assumeva improvvisamente le sembianze di una prova complicata e insidiosa per il campione del mondo. A metterlo in difficoltà era soprattutto la superiore velocità di braccia del rivale il cui destro d’acchito trafiggeva troppe volte la guardia mancina di Chiquita. A questo proposito appare inspiegabile che il messicano non abbia mai provato a mettersi in guardia normale nell’arco di questo match come invece aveva fatto tante volte in passato.

Atterramenti e colpi di scena: non a caso è un Fight Of The Year!

La soluzione di Gonzalez fu invece quella dell’assalto frontale: egli alzò infatti vertiginosamente i ritmi per non dar tempo all’avversario di tessere la sua tela e dopo un bellissimo quarto round in cui entrambi i pugili furono scossi, andò vicino a travolgerlo. Sia nella quinta che nella sesta ripresa infatti Sorjaturong fu costretto a inginocchiarsi e ascoltare il conteggio dell’arbitro per sfuggire alla grandinata di colpi che lo stava sommergendo. A salvarlo fu la sua propensione a indietreggiare attutendo così alcuni dei fendenti più terribili e soprattutto la sua lucidità nell’andare giù nei momenti drammatici per rifiatare e ricomporsi. La stessa lucidità mancò invece a Gonzalez che difatti nel settimo fatidico round, quando ormai la guerra sembrava volgere in suo favore, fu clamorosamente beffato. Chiquita finì al tappeto a inizio ripresa per effetto dell’ennesimo destro subito nel corso di uno scambio memorabile. Rimessosi in piedi fu assalito da un Sorjaturong indiavolato e non ebbe la prontezza di spirito di mettere un ginocchio a terra: cercò stoicamente di resistere e l’arbitro Lou Filippo non potè far altro che interrompere il match.

Lo sfidante vittorioso aveva l’occhio destro completamente chiuso e parte del volto tumefatta, ma naturalmente era al settimo cielo. Gonzalez non cercò scuse e a caldo invocò la rivincita salvo poi cambiare idea, ritirarsi dal pugilato e intraprendere una carriera imprenditoriale di successo nel mercato della carne. Di guerre senza respiro il piccolo grande Chiquita non ne regalò più, ma quelle che lascerà ai posteri bastano e avanzano per classificarlo tra i pugili più spettacolari ed emozionanti della storia del pugilato.

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