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Accade il 15 aprile del 1985: la “guerra” epocale tra Hagler ed Hearns!

Oggi ricorre il trentacinquesimo anniversario della “guerra”, come venne definita allora la sfida epocale tra Marvin “Marvelous” Hagler (62-3-2, 52 KO) e Thomas “Hitman” Hearns (65-5-1, 48 KO), tenutasi al Caesars Palace di Las Vegas il 15 aprile del 1985. Fu proprio Hagler a farsi vedere nei giorni che precedettero l’incontro con un cappellino recante la scritta “War”, una parola decisamente azzeccata: i due straordinari campioni riuscirono infatti a regalare al pubblico un combattimento che, pur nella sua brevità, è considerato ancora oggi uno dei più violenti ed entusiasmanti della storia.

Il quasi trentunenne Hagler era da quasi cinque anni il re indiscusso della categoria dei pesi medi: dopo la vittoria ottenuta per KO tecnico contro Alan Minter nel 1980 infatti, Marvelous aveva difeso il titolo in dieci occasioni prima del match con Hearns. Viceversa, il longilineo picchiatore di Detroit era stato campione nei welter (sconfitto in tale categoria solamente da Sugar Ray Leonard nel 1981) e nei superwelter ed era nel culmine del proprio percorso sportivo avendo ventisette anni.

Hagler era famoso per la sua prorompente fisicità, il suo ritmo indiavolato e la sua completezza tecnica; praticamente ambidestro, prediligeva la guardia mancina ma era abile anche nel combattere in guardia normale ed era soprattutto dotato di una resistenza ai colpi quasi fantascientifica. L’unico conteggio da lui subito nell’intera carriera si verificò infatti durante l’incontro con Juan Domingo Roldan, in cui finì al tappeto nel corso della prima ripresa dopo un fendente tra tempia e nuca mentre si trovava in equilibrio precario, conteggio sempre contestato dal campione. Hearns dal canto suo disponeva di lunghe leve ed era in grado di spegnere le lampadine ai suoi avversari in qualsiasi momento grazie a una potenza fulminante che ha avuto pochi eguali della storia dello sport. Difettava in solidità e non sempre riusciva a esprimere le sue doti con continuità nell’arco delle dodici riprese, ma quando dava vita alle sue sfuriate era semplicemente incontenibile. Entrambi i pugili, e non è certo un caso, si presentavano al grande appuntamento con un’eccellente percentuale di successi prima del limite.

Il match entrò nel vivo dopo pochi secondi. Hagler prese subito d’assalto lo sfidante, costringendolo fin dal primo suono del gong a scambi furibondi. Terribili erano i ganci caricati di Marvelous, ma Hearns rispondeva colpo su colpo con inaudita esplosività e violenza. Quanti si aspettavano un approccio elusivo e prudente del micidiale colpitore di Detroit restarono a bocca aperta: Hitman non puntava a far valere il suo allungo ma al contrario accettava il corpo a corpo contro un’autentica belva feroce. Entrambi i pugili furono scossi nel corso di quei drammatici tre minuti e se Hagler riportò una vistosa ferita sulla parte alta della fronte, Hearns non se la cavò affatto meglio, essendosi procurato una dolorosa frattura alla mano destra.

Informato dal suo pugile dello spiacevole infortunio, il grande allenatore Emanuel Steward cercò di rincuorarlo e gli suggerì una strategia alternativa basata sulla mobilità di gambe e sull’uso insistito del diretto sinistro in maniera da sfruttare l’unico braccio rimasto integro. Per la verità lo stesso Steward rivelò in seguito che quella sarebbe dovuta essere la tattica di Hearns fin dall’inizio, ma che un massaggio alle gambe eseguito negli spogliatoi aveva fatto rilassare la muscolatura del pugile limitandone la capacità di movimento. L’equilibrio di Hearns in effetti appariva precario (Ray Leonard, in veste di commentatore per HBO, fece notare il modo di muoversi a suo dire “gommoso” da parte dello sfidante). Il secondo round si concluse con una nuova serie di colpi di Hagler dopo che aveva messo alle corde Hearns.

La terza ripresa fu interrotta dopo circa un minuto dall’arbitro Richard Steele per consentire all’angolo del campione di esaminare la ferita alla fronte che non cessava di sanguinare. Hagler avrebbe poi raccontato che il timore di essere fermato per intervento medico lo spinse a intensificare ulteriormente gli attacchi per garantirsi una conclusione anticipata in proprio favore e non rischiare la beffa. Una volta riprese le ostilità infatti il Meraviglioso fece tutto quanto era in suo potere per chiudere anzitempo l’incontro pressando Hearns con veemenza. La svolta avvenne dopo un gancio destro portato da Hagler che stordì Hearns colpendolo alla tempia. Lo sfidante, mentre barcollava vistosamente, venne investito da altri tre colpi, l’ultimo, decisivo, un destro dalla corta distanza. Nonostante il pugile si fosse coraggiosamente rialzato, Steele stabilì che non era più in grado di proseguire, decretando così la vittoria di Marvelous e la sua consacrazione definitiva tra i più grandi di sempre.

Per Marvin quella vittoria fu un’autentica liberazione. Per anni e anni gli esperti ne avevano sminuito il valore e lo avevano snobbato nelle loro classifiche, forse per le difficoltà che aveva avuto ad emergere dai bassifondi della boxe, per qualche sconfitta di inizio carriera o semplicemente perché non era un “personaggio”. Gli si rimproverava l’assenza di vittorie di prestigio nel suo curriculum e i problemi che un Roberto Duran fuori categoria gli aveva causato. Distruggere un nome di grido come Hearns con tanta perentorietà poneva finalmente fine alle critiche pretestuose e agli scetticismi: il Meraviglioso era tale di nome e di fatto.

Nonostante la cocente delusione, la stella di Hearns non si spense quella sera. Il favoloso picchiatore di Detroit continuò a boxare ancora a lungo conquistando titoli iridati anche nelle categorie dei medi, dei supermedi e dei mediomassimi, a testimonianza di una classe cristallina che continuò a mettere in mostra fino alla ragguardevole età di 47 anni, quando disputò il suo ultimo match da professionista.

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