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“La boxe rende possibile il desiderio dell’impossibile!”: Elio Ghelfi, l’allenatore dei campioni!

«Ho avuto la fortuna di unire mestiere e passione. La boxe rende possibile il desiderio dell’impossibile!» (Elio Ghelfi)

Si è spento, all’età di 82 anni, Elio Ghelfi. L’ex tecnico romagnolo se n’è andato domenica scorsa, dopo una lunga malattia.

La grave emergenza sanitaria che sta attraversando il paese non ha consentito la celebrazione di alcuna cerimonia pubblica, solo una breve funzione strettamente riservata alla moglie e ai due figli.

Ci piace pensare che, nel nostro piccolo, queste poche righe possano celebrare il ricordo di un grande uomo di sport, del nostro sport.

Elio era nato il 1° Giugno del 1937 a Rimini, città a cui è sempre rimasto legato.

Prima di divenire il celebre allenatore dei campione, come tutti lo definivano, è stato un buon pugile, soprattutto a livello dilettantistico. Il passaggio al professionismo lo ha però dissuaso dal proseguire nella carriera pugilistica, come ha ricordato lui stesso in una splendida intervista concessa nel 2017 al Corriere Romagna, quotidiano della sua amata provincia riminese:Sì, un buon pugile, un buon tecnico… Ma non avevo il pugno e nemmeno il coraggio. Passato ai professionisti feci 5 incontri e 5 sconfitte e siccome mi funzionava ancora il cervello decisi di smettere.

Nonostante la scelta, decise comunque di tornare in palestra, dove riprese ad allenarsi. Finì così ad affiancare Aroldo Montanari, e ad allenare i ragazzi che arrivavano in palestra “coi panni sporchi di cemento o la tuta nera della fonderia… Altri tempi.

Da lì parte la sua storia, come trainer, nella boxe italiana ed internazionale: oltre a Maurizio Stecca, Ghelfi ha allenato Alfio Righetti, Loris Stecca, Francesco Damiani, Sumbu Kalambay, Giovanni Parisi, Luigi Minchillo, Luca Bergers e tanti altri ancora. Impossibile citarli tutti.

Non ha mai smesso di amare la boxe e, sebbene non abbia mai risparmiato critiche ad un certo modo di intendere la noble art, troppo calcolato, troppo improntato sulla ricerca del match “giusto”, ha sempre cercato di far prevalere il lato tecnico del pugilato sulla mera forza bruta: Se parliamo di ieri, c’era l’abitudine di sostituire la tecnica con la confusione, con la rissa. Il contrario di quel che cercavo io che puntavo molto sulla scherma del pugile. Quando vedevo combattere Maurizio Stecca mi venivano le lacrime agli occhi! Ma anche Loris, che aveva il pugno duro, lavorava benissimo di tecnica.”

Da tecnico ha anteposto la disciplina e il valore dell’individuo a quello dell’atleta tanto da divenire per molti ragazzi della sua palestra, la storica Libertas di Rimini, un punto di riferimento ben oltre le 16 corde: “Per molti di loro non è stato solo un allenatore ma un babbo. Parole e ricordi del figlio Ivan.

Ha sempre portato nel cuore la vittoria del titolo italiano di Alfio Righetti e la grande occasione contro Leon Spinks, a Las Vegas, che avrebbe consentito al pugile di arrivare a sfidare il grande Muhammad Ali. Impossibile dimenticare: Alfio arrivò ad un soffio dal mettere al tappeto un barcollante Spinks, commettendo però l’errore di fermarsi, aspettando un conteggio “all’europea” che non giunse e permettendo a Spinks di riprendere lucidità e arrivare a vincere ai punti.

Di Francesco Damiani serbava il ricordo della sua grande intelligenza pugilistica, quella che gli aveva permesso di arrivare a vincere la cintura di campione del mondo dei massimi WBO. Elio era al suo fianco a guidarlo.

Così come guidò Maurizio Stecca: prima all’oro olimpico a Los Angeles, nel 1984, quindi al titolo mondiale WBO dei pesi piuma nel 1989, in quella grande notte in cui Maurizio sconfisse per TKO alla sesta ripresa Pedro Nolasco. In pochi avrebbero scommesso su quel ragazzino dal fisico non certo statuario ma dalla grande caparbietà. Elio però seppe infondergli tutta la fiducia di cui aveva bisogno e armarlo di un arsenale tecnico notevolissimo.

Altrettanto Elio fece col fratello maggiore di Maurizio, Loris Stecca, portandolo alla conquista del titolo mondiale dei supergallo WBA contro Leonardo Cruz.

Come non ricordare poi uno straordinario Luigi Minchillo, capace di fronteggiare con coraggio sua maestà Thomas Hearns per la cintura WBC dei super welter, arrivando a metterlo anche in difficoltà, e finendo per perdere solo ai punti.

In tutto, Elio ha portato i suoi atleti a vincere un oro olimpico, sei mondiali, cinque campionati europei, dieci campionati italiani. Ma al di là di tutti i titoli vinti, al di là delle mere parole di celebrazione della carriera, rimane il ricordo sentito e accorato di tutti coloro che lo hanno amato, ben oltre gli stretti spazi delimitati dalle adorate 16 corde.

 

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