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Eroina, pugni e Tacos. Danny Trejo: dal carcere ai film grazie alla boxe

Aveva 8 anni quando ha iniziato a tirare cazzotti, suo zio ne aveva appena 13 e già frequentava una palestra di pugilato. Era di Echo Park a nord di Los Angeles. Danny Trejo dal carcere ai film grazie alla boxe.

La vita dei messicani è difficile negli USA negli anni ’50 (oggi forse ancora di più. NDR), e la vita di quartiere ti porta a frequentare solo brutta gente. Ci sei dentro fino al collo e non puoi tirarti indietro sei parte della gang e l’unico modo di lasciare quel brutto posto è il carcere o ancor peggio la morte.

Ma al piccolo Danny quella vita gli andava bene, e gli suggeriva che i furti di auto e lo spaccio di droga fossero l’unica cosa che contasse. Fin da giovane l’eroina aveva già iniziato a tracciare le sue vene, anche la boxe stava per entrarci in quella testa. Suo zio a 13 anni andava in palestra e quando tornava si allenava con lui. È stato forse il suoi primo ed unico maestro. Gli ha insegnato come e quando colpire, i tempi e la guardia, poi il resto la ha imparato da solo.

Iniziò a seguirlo in palestra e quando suo zio venne selezionato per competere ai Golden Gloves, la voglia di ripercorrere la sua stessa strada era forte. Ma la tentazione dei soldi facili ha la meglio, e non ancora maggiorenne inizia ad entrare ed uscire dal carcere. Quando sei di origini messicane e sei già stato dentro puoi immaginare un solo finale.

Danny passa ben undici anni tra le carceri statunitensi. Il tempo di scontare una pena che già ne doveva scontare un’altra. Ha già il volto segnato delle risse di strada e quelle nei carceri, la faccia da bruto e il fisico scolpito dal lavoro in cella. “Quando sei lì dentro hai ben poco da fare, o tenti di uscire o fai in modo di starci diventi un problema per gli altri”. E allora allenamenti a corpo libero in cella e sparring improvvisati nell’ora d’aria.

A San Quintino qualcosa va per il verso giusto. Inizia a battersi con i guanti e rientra in un programma di riabilitazione per detenuti che scelgono di studiare. Riesce a diventare campione Federale dei pesi leggeri e dei pesi welter. Campione solo tra le mura delle carceri, ma che gli vale comunque come pass per scontare prima la pena, per buona condotta.

Esce dal carcere e continua ad allenarsi, inizia ad appassionarsi alle arti marziali miste, ma è lui stesso a dichiarare in seguito che in carcere aveva già dovuto battersi in questo modo. Una notte mentre nel quartiere intorno a lui la vita proseguiva come prima, si trovava a raccontare una delle sue battaglie migliori, dove faceva vanto del suo record e dell’essere diventato campione statale carcerario, un suo ex “cliente” cercava una comparsa. Era Edward Bunker.

Edward prima, durante e dopo il carcere a continuato a scrivere libri, uno dei quali lo ha tirato fuori dai guai: “Cane mangia cane” era stato acquistato da Dustin Hoffmann e poco dopo quel racconto diventò un film. Bunker conosceva bene il trascorso di Trejo, erono stati insieme a San Quintino e lo aveva visto battersi sul ring in carcere.

Fece una comparsa nel film “A trenta secondi dalla fine” e gli venne offerto dal regista di preparare uno degli attori che avrebbe interpretato una lotta. Guadagnó trecentocinquanta dollari al giorno. Ma quel volto scavato da una vita dura e sbagliata gli valse anche l’offerta di una piccola parte nel film.

Oggi Danny Trejo è conosciuto come il cattivo dei film di successo e ha recitato al fianco di Johnny Depp o George Clooney o Robert De Niro. Abituato a non interpretare ruoli ma piuttosto se stesso nei film, Trejo racconta che preferisce la parte del cattivo per far capire ai bambine che alla fine il cattivo perde sempre.

Oggi Trejo ha aperto una catena di ristoranti con la specialità dei tacos. Pochi o quasi nessuno pensa al suo passato violento e alla rinascita dovuta anche alla boxe. Pare sia di animo buono, e qualche settimana fa i giornali americani lo hanno riconosciuto come eroe. Dopo un incidente ha salvato un bimbo intrappolato nelle lamiere della macchina della mamma che aveva perso il controllo alla guida. Qualche giorno fa il mio caro amico Denite  dj e produttore di Berlino aveva postato una sua foto sotto l’insegna di Trejo’s Tacos e ho pensato che la sua storia meritava di essere raccontata, magari letta sotto l’ombrellone in riva al mare, sorseggiando una birra, ghiacciata. Buone vacanze…

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