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Dalla falsa partenza alla gloria mondiale: quanto conta il primo match?

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Quante volte avete sentito il celebre proverbio “Il buongiorno si vede dal mattino”? Eppure nel pugilato non sempre tale detto popolare si è rivelato veritiero: non di rado pugili apparsi deficitari all’esordio hanno poi dato vita a straordinarie carriere facendo ricredere gli scettici e lasciandosi alle spalle il passo falso iniziale. Tra i numerosi esempi possibili abbiamo selezionato per voi cinque casi particolarmente degni di nota.

Bernard “The Executioner” Hopkins

Bernard Hopkins

Bernard Hopkins

Lo storico campione americano, prima dominatore della categoria dei medi e poi protagonista indiscusso in quella dei mediomassimi, bagnò il suo esordio con una cocente sconfitta. Era l’ottobre del 1988 e un Hopkins 23enne, dopo aver appreso le basi pugilistiche nel precedente periodo di detenzione, fu superato ai punti con verdetto a maggioranza dal connazionale Clinton Mitchell, anche lui all’esordio. Mitchell fece ben poca strada tra i pro, ritirandosi dopo appena cinque incontri disputati. Quanto al “Boia”, impiegò ben 16 mesi per smaltire la delusione ed interrogarsi sulle proprie motivazioni profonde. Poi fece il suo ritorno sul quadrato e diede inizio alla leggenda.

Juan Manuel “Dinamita” Marquez

Juan Manuel Marquez

Juan Manuel Marquez

Celebre soprattutto per le sue quattro battaglie al cardiopalma contro Manny Pacquiao, oltre che per una carriera sontuosa, il messicano Marquez non fece bella figura alla sua prima uscita tra i pro all’età di 20 anni. Colpì infatti il suo avversario, il connazionale Javier Duran, con una testata e fu conseguentemente squalificato. Duran era al suo secondo match da professionista; ne avrebbe disputati altri 18 totalizzando uno score assolutamente mediocre di quattro vittorie, quattordici sconfitte e due pareggi. “Dinamita”, che aveva dovuto posticipare il debutto di ben tre anni a causa di un infortunio, si rimise in pista il mese successivo e da lì in poi furono dolori per tutti.

Henry “Homicide Hank” Armstrong

Henry Armstrong

Henry Armstrong

Considerato oggi uno dei pugili più forti di ogni tempo, campione del mondo indiscusso dei piuma, dei leggeri e dei welter, l’americano Henry Armstrong diede il via alla sua carriera di pugile professionista con una partenza da incubo: perse infatti addirittura quattro dei primi cinque match disputati. Il suo rivale d’esordio fu Al Iovino, autore di una carriera pro breve e priva di acuti ma molto temuto tra i dilettanti anche a causa del tragico episodio della morte di un suo avversario, Leo Mahan, per via dei colpi sostenuti durante il match. Armstrong partì con troppa foga, esaurì presto le energie e fu messo KO in modo brutale nel terzo round. Né questa né le successive sconfitte lo persuasero e rinunciare ai suoi sogni: “Homicide Hank” andò avanti e si prese a suon di pugni il suo posto nella storia.

Johnny “The Entertainer” Nelson

Johnny Nelson

Johnny Nelson

L’istrionico pugile britannico detiene ancora oggi il record assoluto di difese di un titolo mondiale nella categoria dei cruiser: ben tredici, valide per la cintura WBO. La striscia si interruppe con il suo ritiro, avvenuto prima che qualcuno riuscisse a detronizzarlo. Se tuttavia la parte finale della sua carriera è stata strepitosa, non altrettanto si può dire dell’inizio: Nelson perse infatti ai punti i suoi primi tre incontri da professionista. Il responsabile della prima disfatta fu il connazionale Peter Brown, al suo secondo impegno da pro. Brown diede poi vita a un percorso pugilistico modesto, non vinse titoli e si ritirò dopo aver subito quattro sconfitte consecutive di cui ben tre per KO. Il diciannovenne Nelson ingoiò qualche altro boccone amaro ma poco a poco trovò la sua riscossa.

Wisaksil Wangek

Wisaksil Wangek

Wisaksil Wangek

Questo terrificante picchiatore thailandese, capace di battere due volte la star internazionale Roman Gonzalez, infliggendogli nel rematch un KO durissimo, iniziò la sua avventura nella boxe a torso nudo con un pessimo bottino di una sola vittoria nei primi cinque incontri disputati. Particolarmente amaro fu l’esordio: il giapponese Akira Yaegashi, successivamente campione del mondo in tre categorie, mise KO in tre riprese il ventiduenne thai. Wangek perse anche contro rivali dal futuro meno prestigioso, ma seppe imparare dai suoi errori ergendosi sul tetto del mondo: attualmente campione dei supermosca per la WBC è diventato un idolo nazionale ed attende nuove mirabolanti sfide.

Queste ed altre affascinanti storie dimostrano che non sempre il primo passo di un pugile ci svela il suo destino e che le tante insidie in agguato per chi intraprende l’ardua e faticosa strada della boxe professionistica non devono indurre un giovane atleta a mollare. La tensione dei primi match, la necessità di adattamento, le difficoltà manageriali ed economiche sono alcuni degli elementi che rendono la strada verso la gloria irta di ostacoli e capace di riservare, specialmente in avvio, spiacevoli sorprese. Il vero campione tuttavia è proprio colui che risollevandosi da ogni caduta impara dagli errori e li accetta come ingredienti indispensabili per costruire il proprio successo.

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