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Da Rocky a Toro Scatenato, quanti pugni ad Hollywood!

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La boxe e il cinema hanno spesso incrociato le loro strade, in un connubio che ha generato talvolta grandi pellicole rimaste nella memoria collettiva. Hollywood ha più volte trovato terreno fertile nel pugilato, con le sue storie di riscatto sociale e personale, catturando così milioni e milioni di appassionati.

Negli anni ‘70 ma soprattutto ‘80 la saga di Rocky Balboa, il pugile di Philadelphia interpretato da Sylvester Stallone, avvicinò milioni di spettatori alla noble art. Da sempre appassionato di boxe, Stallone portò sullo schermo Balboa per ben sei volte. In Rocky 4 l’attore finì addirittura in ospedale per aver sollecitato Dolph Lundgren, che interpretava Ivan Drago, a colpirlo con un certo realismo. Lundgren, attore dotato di un fisico statuario, colpì in modo tanto pesante Stallone da causargli un problema toracico.
Lo stesso Carl Weathers – alias Apollo Creed – litigò pesantemente con Lundgren a causa dei colpi subiti dallo stesso durante le scene sul ring, arrivando a minacciare di lasciare il set.

Robert De Niro in Raging Bull

Come non ricordare poi il Jake LaMotta di Robert De Niro in Toro Scatenato? Il film, per la regia di Martin Scorsese, portò sullo schermo la vita del pugile italo americano con un taglio particolarmente violento. Ciò nonostante il film divenne nel tempo un classico, e grazie ad esso De Niro vinse l’Oscar come miglior attore protagonista. Per l’occasione De Niro attuò una delle più impressionanti trasformazioni della storia del cinema, aumentando di peso per circa 27 kg per interpretare il pugile, tanto da destare una certa preoccupazione nel regista. Problemi di peso a parte, De Niro, seguito dallo stesso LaMotta per gli allenamenti, divenne talmente abile sul ring da poter fronteggiare diversi sparring partner professionisti che Jake gli mise di fronte, riuscendo, parrebbe, a prevalere su due di essi.

De Niro e Stallone si ritrovarono poi, anni dopo, a incrociare i guantoni per Il Grande Match. Ma il film, privo dall’epica di Rocky o del realismo di Toro Scatenato, non ottenne grande successo.

La saga di Rocky Balboa diede il via a una lunga serie di film che in qualche modo celebravano la noble art e i suoi interpreti. Russel Crowe portò sullo schermo la storia del pugile James J. Braddock, per tutti Cinderella Man. Denzel Washington vestì i panni di Rubin “Hurricane” Carter, lo stesso della celebre canzone di Bob Dylan, il fighter afroamericano vittima di persecuzioni raziali, incastrato dalla polizia e finito in carcere per un triplo omicidio che non aveva commesso.

Hilary Swank, Clint Eastwood e Morgan Freeman furono a loro volta i protagonisti del celebre Million Dollar Baby, mentre Will Smith prestò volto e movenze per Alì, film biografico sulla vita del grande Muhammad Alì. Jake Gyllenhaal si sottopose ad un duro allenamento di cinque mesi e guadagnò sette kg per interpretare Billy Hope in Southpaw.

Will Smith in Ali

Degni di nota furono The Boxer, con Daniel Day Lewis, dramma sullo sfondo delle vicende dell’Irlanda e dell’IRA, e the Fighter, film del 2010 in cui Mark Whalberg e Christian Bale interpretarono rispettivamente il pugile Mickey Ward – celebre per gli storici match contro Arturo Gatti – e il fratellastro nonchè allenatore di Ward Dicky Eklund.

Whalberg, da sempre appassionato di boxe – tanto da perdere 250.000 $ con Puff Daddy per aver scommesso sulla vittoria dell’amico Manny Pacquiao contro Floyd Mayweather – è solito esercitarsi regolarmente con i guantoni ma per l’occasione passò ben quattro anni allenandosi duramente per interpretare al meglio Ward. Oltre a ciò, per conferire maggior realismo alle scene di combattimento, rifiutò di farsi sostituire da una controfigura, incassando quindi pugni veri che rischiarono di fratturargli il naso due volte.

C’è chi però sul ring ci è salito realmente.
Liam Neeson conobbe il pugilato ben prima della cinepresa. Cominciò a boxare in giovane età, a nove anni, e mostrò subito ottime doti tanto da divenire, in seguito, campione dei dilettanti dell’Ulster, in Irlanda del Nord. Se c’è però un attore che meglio di ogni altro ha incarnato lo spirito selvaggio della boxe, questo è Mickey Rourke. Appassionato di boxe sin da ragazzino, frequentò inizialmente il Boys Club di Miami per poi continuare ad allenarsi nella 5th Street Gym, la famosa palestra della Quinta Strada dove Angelo Dundee allenò Muhammad Alì, e dove nel tempo si sono avvicendati Sugar Ray Leonard, David Haye, Bernard Hopkins e molti altri. Mostrò da subito talento, tanto da divenire lo sparring partner del campione del mondo dei pesi welter Luis Rodriguez, in preparazione per il match con Nino Benvenuti, rimediando però una commozione cerebrale.

Mickey Rourke

La carriera pugilistica di Rourke è in realtà circondata da un alone di mistero. Dal 1964 al 1973 Rourke avrebbe raggiunto un record dilettantistico di 27 vittorie (17 per ko) e 3 sconfitte. Ma Angelo Dundee, in una celebre intervista, dichiarò: “Non credo che Mickey Rourke abbia mai avuto un combattimento amatoriale”. Tra il 1991 e il 1994 l’attore, allenato da Freddie Roach, combattè otto volte, ottenendo 6 vittorie e due pareggi. Ma la legittimità di tali incontri è stata spesso contestata e più volte si è parlato di combine. Come nell’ultimo match disputato, a 62 anni, contro il 29enne Elliot Seymour, pagato 15.000 $ per una recita mal riuscita nel sottoclou di Provodnikov-Castillo.
Quello che è certo è che il volto dell’attore è stato pesantemente danneggiato, negli anni, dai colpi subiti facendo sparring con, tra gli altri, Tommy Morrison, James Toney, Thomas Hearns e Roberto Duran.

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