fbpx
Featured Video Play Icon

Colpo su colpo: Carl Froch il combattivo Cobra di Nottingham

Se c’è una cosa che Carl Froch sapeva fare era crederci. Ci ha sempre creduto, anche quando ha trovato dinanzi a sé pugili più tecnici, vigorosi o esperti. Froch è stato uno dei pugili più combattivi del recente passato e uno dei migliori pugili inglesi di sempre.

Amato e odiato in patria, ha sempre fatto discutere, tra chi lo ammirava per il coraggio e per quella capacità di andare oltre le difficoltà, e chi lo detestava, per quel suo piglio un po’ sbruffone e per un ego decisamente marcato, quello di chi ha grande fiducia nei propri mezzi. Probabilmente è proprio quell’ego che ha permesso a Froch di andare oltre i suoi limiti, consentendogli di ingaggiare vere e proprie battaglie sul ring, e di uscirne quasi sempre vincitore.

Froch non era un pugile particolarmente veloce, anzi, e possedeva una tecnica quanto meno inusuale. Combatteva spesso a mani basse, in modo da lanciare i propri fendenti da angolazioni inusuali, la qual cosa lo esponeva a qualche colpo di troppo. Non si è mai curato troppo della fase difensiva, cosa che lui stesso ha riconosciuto più volte: “Non ho mai avuto bisogno di usare la mia difesa nel modo in cui posso. Sono sempre stato al vertice, sono stato davanti, ho sempre trovato il gioco facile. Sono offensivo. Lascio andare i colpi e vengo investito da qualche colpo. Prendo rischi. Voglio far uscire il mio avversario da lì [dal “guscio”, ndr.]. Non voglio vincere ai punti in dodici round, annoiare la folla e non intrattenere”.

Ciò nonostante, il Cobra è finito solo due volte al tappeto in carriera: la prima volta con Jermain Taylor e la seconda contro George Groves. In entrambi i casi è stato capace di risalire la china ribaltando l’inerzia del match e vincendo per TKO [sebbene quello con Groves fu decretato in modo frettoloso dall’arbitro, ndr.]. La mascella lo ha salvato più e più volte: granitica potrebbe suonare eufemistico. Difficile farlo indietreggiare. Grazie ad essa rispondeva colpo su colpo, riuscendo a conservare la lucidità necessaria, e finendo spesso per frustrare l’avversario e prendere il sopravvento.

Dotato di un fisico asciutto, arcigno, e di un pugno pesante, non spiccava certo per tecnica, sebbene utilizzasse le armi che il fisico gli aveva messo a disposizione adattandole a quel suo stile poco convenzionale. Ciò che risaltava maggiormente di Froch, mascella a parte, erano soprattutto le doti fisiche e cerebrali: una solidità mentale incredibile e una tenacia feroce, unite ad un fisico coriaceo e a grande resistenza, hanno permesso all’inglese di arrivare dove le sue doti tecniche probabilmente non lo avrebbero mai portato. Ancor più della sua notevole potenza, spesso non del tutto palesata a causa di uno stile un po’ arruffone e poco preciso, poté la mente per Froch.

Sebbene abbia sempre alimentato quella sua fama di combattente duro e inarrestabile, Carl era un pugile ben più intelligente di quanto non apparisse ad un’osservazione poco attenta. Sapeva ingaggiare battaglia, specie quando era cosciente che le armi a sua disposizione non gli avrebbero permesso altre soluzioni. Ma in carriera ha mostrato di saper variare il piano tattico all’occorrenza, come nel secondo match con Groves, dove fece valere la sua stazza e i suoi colpi diretti per tenere la distanza, non concedendo al rivale la possibilità di incrociarlo.

Froch ha sempre avuto gran cuore e coraggio, tanto da combattere, da Jean Pascal in poi e con la sola eccezione di Yusaf Mack, in match titolati: una lunga serie cominciata col già citato Pascal e proseguita con Taylor, Dirrell, Kessler, Abraham, Johnson, Ward, Bute e Groves.

In carriera, solo due sconfitte: quella controversa, poi vendicata, contro il danese Mikkel Kessler, per un verdetto giudicato da molti casalingo – i due combatterono in Danimarca –, e quella subita contro Andre Ward, nella finale del torneo Super Six del Dicembre 2011.

Quella notte Froch ci aveva provato, dando battaglia come sempre, ma durante tutto l’incontro non era arrivato mai a colpire in modo pulito ed efficace l’americano: Ward era semplicemente più veloce, più tecnico, più smaliziato ed intelligente sul ring. Sebbene combattuto, il match fu vinto da Ward in modo netto.

Il 31 Maggio del 2015 Froch salì sul ring, per l’ultima volta, nel rematch contro Groves, regalando agli appassionati un memorabile knock out, giudicato poi KO dell’anno: uno splendido diretto destro alla mascella che fece seguito ad un gancio sinistro solo accennato e volto a costringere Groves a tenere il destro, il braccio “pericoloso”, bloccato in guardia.

Quello stesso anno, il 14 Luglio, Froch diede l’addio al ring e alla boxe. Oggi è commentatore televisivo per Sky Sport. Rimane un personaggio caustico, un po’ pieno di sé, tanto da entrare in aperta polemica con più colleghi per dichiarazioni un po’ sopra le righe, volte a sminuire le carriere di pugili come Groves o DeGale, ed arrivando ad accusare Ward di non aver avuto il coraggio di affrontarlo in Inghilterra.

Battagliero sul ring come nella vita.

Condividi su:
  • 47
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X