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“Non ci sarà rivincita”: i grandi rematch invocati invano

“Non ci sarà rivincita!” “E chi la vuole?” Le celebri battute di Apollo Creed e Rocky Balboa al termine del match con cui si chiuse il primo capitolo della storica saga sono indelebili nella memoria di tutti gli appassionati del personaggio interpretato da Sylvester Stallone. Nella finzione cinematografica tuttavia la rivincita avvenne puntualmente nel secondo film, con la vittoria dello Stallone Italiano per la gioia di grandi e piccini. Nella realtà invece non sempre i rematch invocati e attesi dal grande pubblico vengono organizzati. E l’amaro in bocca per una sfida decisa da un verdetto controverso, da un colpo a freddo o da una ferita, in tali casi non va più via. Ecco a voi in ordine cronologico una lista di match che avrebbero meritato una rivincita mai andata in scena.

Jake LaMotta batte Marcel Cerdan (1949)

È un vero peccato che la sfida che vide coinvolti due dei più grandi pesi medi di tutti i tempi sia stata pesantemente condizionata da problemi fisici. Atterrato nel primo round con una mossa di lotta libera, Cerdan si slogò la spalla sinistra nella caduta e da quel momento in poi fu costretto a combattere con un braccio solo. Dal canto suo, LaMotta si ruppe la mano sinistra nel corso del match. La doverosa rivincita era già in programma quando il pugile francese morì in un tragico incidente aereo.

Roberto Duran batte Ken Buchanan (1972)

Diciamolo subito: al momento dello stop, Duran era in netto vantaggio e nulla lascia presagire che in un rematch Buchanan sarebbe riuscito ad avere la meglio sul fortissimo panamense. Tuttavia il coraggioso guerriero scozzese stava dando l’anima sul ring e non meritava di essere messo fuori combattimento in maniera irregolare. Il colpo decisivo fu infatti portato da Duran sotto la cintura e dopo il gong: un finale indecoroso che avrebbe dovuto determinare una rivincita.

Muhammad Ali batte George Foreman (1974)

Quello di Ali è passato giustamente alla storia come un capolavoro tattico e psicologico di immane portata. Sarebbe tuttavia sciocco non riconoscere che una serie di circostanze favorevoli contribuirono al successo del più grande peso massimo mai vissuto. Dalle corde allentate, al caldo torrido, al tifo fragoroso e unanime dei congolesi: tutto quella notte giocò dalla parte di Ali, quindi sarebbe stato interessante vedere un secondo atto, magari negli Stati Uniti.

Sugar Ray Leonard batte Marvin Hagler (1987)

Logorato dalla guerra senza quartiere con il terribile picchiatore John Mugabi, Hagler non offrì contro Leonard la sua miglior performance. Troppo lento nell’entrare nel match, andò indietro sui cartellini e non riuscì poi a recuperare lo svantaggio nonostante un finale generoso. Sugar Ray approfittò magistralmente delle concessioni del rivale, dalle dimensioni del ring al numero dei round. Ce l’avrebbe fatta il Meraviglioso, inferocito per la sconfitta, a rifarsi in un rematch?

Lennox Lewis batte Riddick Bowe (1988)

Non sempre le differenze di valore che emergono tra pugili dilettanti restano inalterate nel professionismo. Quando Bowe fu messo fuori combattimento da Lewis nella finale olimpica di Seul, aveva appena 20 anni ed era ancora in fase di formazione. La rivincita “da adulti” fu ad un passo dal concretizzarsi, ma i rispettivi manager non trovarono l’accordo e Bowe durante una conferenza nel 1992 gettò la sua cintura WBC in una pattumiera sancendo così la fine delle trattative.

Michael Nunn batte Sumbu Kalambay (1989)

Un rimpianto che gli appassionati italiani di boxe porteranno sempre nel cuore è legato a quel maledetto match durato appena un minuto e mezzo che vide il nostro portacolori annichilito da un singolo fendente magistrale. Kalambay ha dimostrato svariate volte in carriera il suo immenso valore e quell’amara sconfitta, l’unica prima del limite, lasciò in chi lo conosceva un forte senso di amarezza e una gran voglia di una rivincita che non avvenne mai.

James Toney batte Dave Tiberi (1992)

Vi abbiamo già raccontato della grande ingiustizia subita da Tiberi (leggi qui). Un rematch avrebbe dato a entrambi i pugili una grande chance: a Toney quella di redimersi per la sua pessima prestazione dimostrando di essere stato condizionato dai sacrifici fatti per rientrare nel peso; a Tiberi quella di vendicarsi del verdetto scandaloso, emesso da due giudici che non avevano il diritto di essere lì. Onore comunque a Dave per aver portato avanti la sua questione di principio.

Lennox Lewis batte Vitali Klitschko (2003)

Quello tra Lennox e Vitali è un match che tra cent’anni farà ancora discutere (leggi il nostro approfondimento qui). Un’immediata rivincita avrebbe forse placato un po’ le acque mettendo pace tra i sostenitori della teoria del “colpo fortunato” di Lewis e quelli che invece hanno visto in quella vittoria una dimostrazione di superiorità del britannico. Lennox però aveva avvertito i primi scricchiolii del declino e non volle rischiare un crollo clamoroso.

Orlando Salido batte Vasiliy Lomachenko (2014)

Lomachenko era deciso a fare la storia: in barba a qualsiasi cautela voleva infrangere il record di Saensak Muangsurin laureandosi campione del mondo al secondo match da professionista. Salido fece fallire i suoi piani, ma il fuoriclasse ucraino, oltre al deficit di esperienza da pro, ha delle attenuanti: il messicano sforò il limite di peso di categoria e sul ring commise svariate scorrettezze. Loma ha più volte chiesto la rivincita ma Salido non ha voluto saperne.

Tyson Fury batte Wladimir Klitschko (2015)

La vittoria dell’istrionico Fury sul campione di lunga data Klitschko lasciò sotto shock il mondo del pugilato. L’ucraino nella circostanza offrì una prestazione davvero opaca e rinunciataria: serata storta, inesorabile declino o semplice conseguenza del talento e dello stile indecifrabile del rivale? La rivincita prevista da precisa clausola contrattuale avrebbe potuto fornirci delle risposte, ma il precipitare di Fury nel baratro della depressione mandò tutto all’aria.

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