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50 anni fa, Joe Frazier vs Muhammad Ali: l’incontro del secolo!

“Lo sai che sei davanti a Dio?” “Se tu sei Dio, stanotte sei nel posto sbagliato”. Stando alla testimonianza dell’arbitro Arthur Mercante, queste furono alcune delle parole di fuoco che Muhammad Ali e Joe Frazier si scambiarono durante i primi round del loro primo epico match. Sono passati 50 anni da quello che ai tempi fu definito l’incontro del secolo: un match che ancora oggi viene ricordato come uno dei più entusiasmanti della storia dei pesi massimi. Nell’anniversario di quella sfida tra fenomeni impareggiabili che ebbe luogo al Madison Square Garden di New York l’8 marzo del 1971, torniamo a immergerci nel clima del primo capitolo della trilogia più emozionante mai disputata.

Il mondo è troppo piccolo per due campioni

Un campione detronizzato a tavolino e tenuto forzatamente lontano dal ring per più di tre anni; un altro campione che ha approfittato dell’assenza del predecessore per prenderne il posto sul trono dei pesi massimi. Lo scontro tra i due era inevitabile e l’attenzione che generò fu pazzesca: 50 nazioni comprarono i diritti per trasmettere la diretta e fu stimato che 300 milioni di persone vi assistettero, più di quante due anni prima avevano seguito l’atterraggio dell’Apollo 11 sulla luna. L’attesa spasmodica fu favorita dalla superba campagna promozionale portata avanti dai due pugili, ma anche dalla netta contrapposizione degli universi che essi rappresentavano. Col suo clamoroso rifiuto di rispondere alla chiamata alle armi per prendere parte alla guerra in Vietnam, Ali era diventato simbolo della rivolta contro l’establishment attirando le simpatie di ribelli, oppressi e rivoluzionari. Frazier al contrario, pur essendo stato esonerato dal servizio militare per via del fatto che aveva moglie e figli, disse pubblicamente che non avrebbe avuto problemi nel servire il suo Paese dopo che questo era stato così buono con lui, parole che lo avvicinarono all’ala conservatrice degli Stati Uniti.

Formalmente il campione del mondo, riconosciuto dalla WBC, dalla WBA oltre che dalla prestigiosa rivista The Ring, era Joe Frazier. Quest’ultimo era stato proclamato campione dalla Commissione Atletica dello Stato di New York dopo la vittoria su Buster Mathis e tale riconoscimento, inizialmente condiviso soltanto da alcuni Stati, era divenuto universale dopo il successo su Jimmy Ellis, vincitore di un torneo tra otto candidati che gli aveva conferito la cintura WBA. Per la seconda volta in carriera dunque, il grande Ali si trovava a vestire i panni dello sfidante, ma se contro il feroce Sonny Liston quasi tutti lo davano per spacciato, stavolta i pronostici erano estremamente incerti. The Greatest aveva infatti mostrato una velocità e un talento pressoché ineguagliabili nella fase immediatamente precedente al ritiro forzato, ma i tre anni e mezzo trascorsi lontano dal ring lo avevano appesantito e reso meno agile, il che spingeva alcuni osservatori a propendere per l’aggressività furibonda del campione in carica.

Il match del secolo: attacco senza respiro dell’uomo in missione

Lo scambio di battute riportato nell’incipit di questo articolo fornisce un’idea piuttosto precisa della straripante personalità dei due atleti che si trovarono di fronte. A quelle parole taglienti ne seguirono tante altre: provocazioni lanciate nel bel mezzo dell’azione, tanto che il signor Mercante dovette più volte rimproverare i due pugili intimandogli di tenere la bocca chiusa prima che l’intensità della cruenta battaglia li inducesse a concentrarsi sui pugni piuttosto che sulle chiacchiere. E di pugni i due se ne scambiarono in quantità industriale: stando alle rilevazioni successive di Compubox, il totale dei colpi portati fu di 1524 in 15 riprese, gran parte dei quali portati con l’intenzione di mettere l’avversario KO.

Se nei primi due round fu Ali a farsi preferire grazie alla velocità fulminea dei suoi diretti e a una maggiore continuità d’azione, ben presto divenne chiaro che il gancio sinistro di Frazier, suo autentico marchio di fabbrica, avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’incontro. Smokin’ Joe caricava quel fendente con tutto il peso del corpo, azionandolo come un meccanismo a molla, e quando lo metteva a segno erano dolori per il fuoriclasse di Louisville. Non essendo riuscito a garantirsi un vantaggio significativo in apertura nonostante la sua boxe brillante, Ali cambiò dunque tattica nella fase centrale, fermandosi molto più spesso spalle alle corde e invitando il rivale a scaricare su di lui tutto il suo arsenale: una sorta di anticipazione di quella tattica che tre anni e mezzo più tardi avrebbe messo sotto scacco il grande George Foreman.

Frazier tuttavia era pugile molto diverso da Big George: le sue batterie erano inesauribili e quella notte in particolare era un “uomo in missione” e avrebbe avuto fiato per trenta riprese. Quando Ali, dopo averlo fatto sfogare, cercò di prendere il sopravvento, Joe continuò a incassare come se fosse fatto di marmo e a venire avanti come un trattore, facendo chiaramente capire al suo avversario e al pubblico che la sfida non sarebbe finita anzitempo in suo sfavore. Dopo dieci riprese la situazione era di sostanziale parità, ma l’undicesimo round del campione fu devastante: Ali si fece sorprendere da un gancio sinistro mentre cercava di venir via dalle corde e non avendo visto partire il colpo piegò vistosamente le gambe riuscendo a rimanere in piedi per puro miracolo. L’episodio diede a Frazier ulteriore impeto, spingendolo a intensificare ulteriormente il suo forcing offensivo mentre un Ali sempre più provato rispondeva a sprazzi, costretto com’era a limitare i danni per buona parte del tempo.

Il carattere indomito di quello che oggi molti considerano il più grande peso massimo di tutti i tempi lo spinse a reagire cercando un disperato capovolgimento nei cosiddetti “championship round”, ma le sue brame di rimonta vennero spente definitivamente da un gancio sinistro mostruoso del rivale in apertura di quindicesima ripresa. L’immagine di Ali che crolla al tappeto dopo l’impatto assume ancora oggi una valenza iconica e riassume in sé la drammaticità di quell’indimenticabile combattimento. Sacrosanto fu il verdetto unanime in favore di Joe Frazier, per quanto i sette punti di margine del giudice Bill Recht appaiano eccessivi: più coerenti furono gli scarti di due e di tre punti sanciti dall’arbitro Mercante e dal giudice Artie Aidala. Entrambi gli atleti, e non è una sorpresa, dovettero recarsi in ospedale al termine della contesa, ma tra i due paradossalmente era il Frazier quello messo peggio, tanto che molti ritengono non sia più stato lo stesso pugile da quel giorno in avanti.

Il secondo e terzo match avrebbero poi permesso a Muhammad Ali di ergersi vincitore della trilogia, ma quella compiuta da Joe Frazier nel “match del secolo” resta una delle imprese più straordinarie della storia della categoria regina.

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