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35 anni fa, Marvin Hagler vs John Mugabi: l’ultimo trionfo del Meraviglioso

Ci sono match talmente cruenti e logoranti che al termine degli stessi i due pugili non saranno mai più quelli di prima. Tra questi, l’epico scontro tra Marvin Hagler e il feroce sfidante al mondiale dei medi John Mugabi, soprannominato “La Bestia” per via del suo straripante vigore fisico, occupa un posto di rilievo nella storia della boxe. La sfida andò in scena il 10 marzo del 1986 al Caesars Palace di Las Vegas e lasciò a bocca aperta spettatori e giornalisti, tra cui l’indimenticabile voce del pugilato italiano Rino Tommasi che commentò l’incontro in diretta faticando a trattenere il suo entusiasmo. A 35 anni di distanza da quell’ultimo trionfo del “Meraviglioso”, andiamo a ripercorrerne i momenti decisivi.

John Mugabi: la “bestia” venuta dall’Africa

Solitamente i pugili secondo i quali “la miglior difesa è l’attacco” non fanno molta strada e finiscono per essere facilmente disinnescati ai massimi livelli. Ci sono tuttavia delle importanti eccezioni, impersonate da quei fighter la cui potenza è talmente devastante e insidiosa da permettergli di lasciare gli accorgimenti difensivi in secondo piano. Mugabi faceva parte di questa categoria e lo dimostra il fatto che persino tra i dilettanti, dove solitamente la fisicità premia meno rispetto alla tecnica, riuscì a togliersi importanti soddisfazioni tra cui la medaglia d’argento conquistata alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. Proprio nella rassegna olimpica l’atleta originario dell’Uganda diede dimostrazione della sua spaventosa forza distruttrice mettendo KO tre avversari consecutivi nonostante i guantoni antishock tipici della boxe in canotta. Inevitabilmente tra i professionisti le sue superbe qualità offensive si consolidarono ulteriormente, permettendogli di vincere prima del limite la bellezza di 25 incontri consecutivi, approdando così alla chance della vita con una fiducia sconfinata nei propri mezzi.

Il lungo regno di Hagler e la sua tardiva consacrazione

Quando Marvin Hagler salì sul ring del Caesars Palace per affrontare Mugabi erano passati quasi sei anni dalla sua ascesa al trono dei pesi medi. Se però la sua travolgente vittoria in trasferta su Alan Minter gli aveva consentito di realizzare il sogno di una vita, per l’assoluta consacrazione tra i più grandi pesi medi di ogni tempo, il Meraviglioso dovette faticare ancora a lungo. Molti analisti guardavano infatti con sospetto questo pugile emerso passo dopo passo dalla giungla della categoria facendosi largo con le unghie e con i denti e non senza qualche intoppo fino ad arrivare al vertice. Ci si appigliava a tutto per metterlo in discussione e man mano che Hagler, da campione in carica, metteva KO uno sfidante dopo l’altro, cresceva in lui la frustrazione per non vedersi riconosciuto quel valore universale che ad ogni incontro dimostrava di meritare. Quando dunque all’undicesima difesa del titolo Marvin travolse una superstar del calibro di Thomas Hearns in soli tre round, furono in tanti ad aprire gli occhi e a collocare il vincitore in quell’Olimpo della boxe che troppo a lungo gli era stato negato. Ora che un nuovo sfidante affamato si presentava al suo cospetto era dunque lecito domandarsi se il campione avrebbe sfoderato la stessa ferocia.

Tra tecnica e coraggio, una vittoria da fuoriclasse

Coloro che avevano assistito agli allenamenti di John Mugabi in prossimità del grande combattimento non davano allo sfidante molte possibilità di successo. L’atleta ugandese, pur sfoderando un fisico erculeo, evidenziava infatti una guardia piuttosto approssimativa che gli addetti ai lavori giudicavano eccessivamente vulnerabile. La sensazione generale era dunque che Hagler potesse riconfermarsi campione con le maniere forti in una manciata di round, ma i primi scampoli del match rivelarono immediatamente che sbarazzarsi della “Bestia” sarebbe stato più difficile del previsto. Incurante dei pronostici avversi infatti, Mugabi partì a spron battuto mettendo in mostra, oltre alla ben nota potenza, un insospettabile tempismo che gli consentì di aggiudicarsi le prime due riprese.

Il fatto che lo sfidante fosse pieno di risorse è confermato dalla scelta di Hagler di adattarsi al suo stile assumendo alcuni accorgimenti tattici che gli consentirono di aggiustare il tiro in corso d’opera: se nel primo round infatti il Meraviglioso si era posto in guardia normale, nei successivi adottò stabilmente quella mancina, iniziando dalla terza ripresa in poi a esplodere un jab destro secco e continuo che si sarebbe rivelato una delle chiavi per centrare la vittoria. Queste piccole accortezze permisero dunque al campione di riportare il match sui binari dell’equilibrio, ma la pericolosità del suo avversario restava immutata, tanto che alcuni dei colpi messi a segno dall’ugandese, come il terribile montante al mento piazzato nel finale della quarta tornata, avrebbero potuto rivelarsi decisivi contro un pugile meno coriaceo di Hagler.

Giunti al sesto dei quindici round previsti, i due pugili diedero vita a una delle riprese più belle del secolo scorso. Il Meraviglioso riuscì a scuotere il rivale con un diretto sinistro e lo assalì tempestandolo di colpi salvo vedersi fermare inspiegabilmente dall’arbitro Mills Lane per via di un presunto colpo basso. Mugabi ne approfittò immediatamente per capovolgere l’azione e mettere a segno tre ganci sinistri violenti in rapida successione, ma una nuova bordata di Hagler lo sospinse contro le corde. I due formidabili atleti continuarono a dar fuoco alle polveri senza badare alle conseguenze fino al suono della campana, suscitando l’esaltazione del nostro Tommasi in telecronaca e mandando in visibilio gli spettatori del Caesars. Pur avendo incassato entrambi un gran numero di bordate tremende, era stato senza dubbio il campione ad avere la meglio: il destino del match era ormai segnato.

Preso costantemente di mira dal jab destro di Hagler, Mugabi fece sempre più fatica a dare continuità alle sue azioni, ma non smise di tentare la sorte con i suoi colpacci isolati e alla lunga riuscì a chiudere parzialmente l’occhio destro del rivale. Nulla poteva fermare però il costante e inesorabile lavoro di demolizione del Meraviglioso che, incurante del severo punto di penalità inflittogli da Lane nel settimo round, cosse l’avversario a fuoco lento e a partire dalla decima tornata lasciò da parte ogni tatticismo avendo fiutato il sangue della preda ferita. Colpo dopo colpo Mugabi non poté far altro che crollare al suolo e ascoltare impotente il conteggio completo dell’arbitro: era l’undicesimo round e Marvin Hagler si era appena confermato il più forte di tutti.

Quello scontro tanto selvaggio lasciò scorie indelebili nei fisici e nelle menti dei due protagonisti: Mugabi, che quella sera aveva mostrato doti di incassatore portentose, manifestò in seguito una sorprendente fragilità e non riuscì ad affermarsi ai vertici come ci si sarebbe aspettato; Hagler concluse invece la carriera con una scialba performance contro il redivivo Sugar Ray Leonard che gli tolse il titolo spingendolo al ritiro. Ma questa è un’altra storia.

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