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15 anni fa, Mayorga vs De La Hoya: la tremenda vendetta del Golden Boy

Oscar De La Hoya sembra fermamente intenzionato a tornare sul ring nonostante i suoi 48 anni e l’assenza prolungata dalle sedici corde. Eppure il suo ultimo successo da incorniciare risale al lontano 6 maggio del 2006, quando all’MGM Grand di Las Vegas diede una sonora lezione allo spavaldo picchiatore nicaraguense Ricardo Mayorga conquistando così il mondiale WBC dei superwelter, ultimo titolo della sua lunga e decorata carriera. Torniamo dunque con la memoria a quella straordinaria dimostrazione di classe pugilistica nel giorno in cui ricorrono i 15 anni esatti dal suo svolgimento.

Una vigilia a dir poco infuocata!

Ricardo Mayorga si è reso famoso in carriera, oltre che per la potenza temibilissima dei suoi pugni, anche per il suo stile di vita sregolato (era solito fumare in favore di telecamera dopo le sue vittorie) e per le sue intemperanze, che puntualmente caratterizzavano la vigilia dei suoi match più importanti. Irriverente, spavaldo, spesso incline all’insulto e alla provocazione eccessiva, El Matador rendeva le conferenze stampa di avvicinamento agli incontri degli autentici show, talvolta oltrepassando il limite del buon gusto. L’evento che lo vide contrapposto a De La Hoya non fece eccezione, anzi, vide l’eccentrico picchiatore centramericano dare il peggio di sé. Mayorga arrivò a schiaffeggiare il rivale nel bel mezzo di una conferenza stampa e insultò più volte la sua famiglia, al punto che DLH decise di salire sul ring con il nome del figlio Gabriel stampato sul retro dei pantaloncini. Per quanto il Golden Boy fosse il favorito della vigilia secondo i bookmaker (occorreva scommettere 300 dollari su di lui per una vincita netta di 100 dollari), tra gli addetti ai lavori aleggiava un velo di incertezza in merito alle possibili dinamiche della sfida. De La Hoya veniva infatti da ben 20 mesi di inattività e nel suo ultimo combattimento era stato messo duramente KO da Bernard Hopkins: ruggine e logorio fisico avrebbero potuto quindi sulla carta essergli fatali contro un attaccante selvaggio e pericoloso come Mayorga che invece veniva da una convincente vittoria sul nostro Michele Piccirillo.

Una vendetta tremenda e senza appello

A Mayorga occorre dar atto di aver provato a dar seguito sul ring alle sue parole di fuoco del pre-match: non appena il primo suono del gong diede il via alle ostilità, il campione del mondo di scagliò contro il celebre avversario cercando di fargli sentire immediatamente il peso dei suoi colpi. De La Hoya tuttavia andava a nozze contro chi lo attaccava frontalmente e quella sera impiegò davvero poco per darne dimostrazione: in occasione di uno dei primi scambi a centro ring, mise a segno un diretto destro seguito da un fantastico gancio sinistro alla mandibola e Mayorga si ritrovò al tappeto senza neppure aver avuto il tempo di capire cosa fosse successo. El Matador si rialzò un po’ frastornato e riuscì a resistere alla successiva tempesta di fendenti, ma il destino del match era già segnato.

Se nella prima frazione DLH aveva dato superba dimostrazione di qualità offensive, nella seconda regalò al pubblico un saggio della sua difesa, schivando, parando e sporcando una moltitudine impressionante di colpi caricati a tutto braccio dal campione prima di chiudere la ripresa con due tremendi diretti destri consecutivi. L’inizio da incubo fu talmente scioccante per Mayorga da fargli cambiare atteggiamento tattico: l’arrembante picchiatore si trasformò ben presto in attendista, lasciando a De La Hoya il centro del ring nella speranza di indurlo in qualche errore e castigarlo di rimessa.

L’unico vero squillo di tromba da parte del guerriero nicaraguense arrivò negli ultimi frangenti del terzo round, quando con un improvviso montante destro sollevò la testa dello sfidante costringendolo a limitare i danni per un attimo. Il Golden Boy tuttavia aveva attraversato momenti ben più difficili in carriera e facendo ricorso alla sua enorme esperienza riuscì a non pagare alcuno scotto: dopo una quarta ripresa più prudente ed accorta, riprese a farsi strada col suo bellissimo jab sinistro per poi scatenarsi con rapide combinazioni a due mani.

Proprio una di queste combinazioni si rivelò fatale nel corso del sesto round: Mayorga fu costretto a inginocchiarsi visibilmente frastornato e dopo aver detto all’arbitro con espressione poco convinta di voler proseguire fu investito da un’ulteriore grandinata di colpi fino allo stop sacrosanto del signor Jay Nady. Ironia della sorte volle che Mayorga avesse predetto di vincere per KO proprio nel sesto round: una profezia avveratasi con estrema precisione ma sfortunatamente per lui con esito contrario rispetto a quello annunciato. Dopo essere stato issato in trionfo dal suo team ed essersi preso i meritati applausi della folla in delirio, De La Hoya accettò l’abbraccio e le scuse dello sconfitto, dando così una bella dimostrazione di fair play.

Non ci furono altre notti di gloria per Oscar, che un anno dopo fu superato di misura ai punti da Floyd Mayweather Jr e dopo una poco significativa vittoria sul modesto Steve Forbes fu costretto al ritiro dallo scatenato Manny Pacquiao. La superlativa performance messa in campo contro Mayorga meritava dunque di essere raccontata e siamo certi che lo stesso DLH, pur avendo affrontato in carriera diversi avversari dal pedigree più prestigioso rispetto a quello del nicaraguense, abbia molto caro il ricordo di quella notte di successo.

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