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Ho perso perché… 10 scuse memorabili dopo una sconfitta

Ci sono pugili che piuttosto che accampare scuse dopo una sconfitta preferirebbero farsi ammazzare. Ce ne sono altri che subito dopo la proclamazione del verdetto sfavorevole iniziano a rimuginare su quale motivazione fornire ai giornalisti pur di non ammettere la superiorità del rivale. Oggi il mondo della boxe deride Deontay Wilder per aver dato la colpa delle sue difficoltà motorie al pesantissimo costume indossato per l’ingresso sul ring, ma l’americano non è il primo e non sarà certo l’ultimo a puntare il dito contro eventi estemporanei per attenuare il peso delle proprie mancanze. Talvolta le recriminazioni degli atleti hanno anche un fondo di verità, ma il galateo sportivo dovrebbe spingere lo sconfitto a tenere la bocca chiusa ed eventualmente rifarsi sul ring. Ecco a voi 10 scuse particolarmente memorabili esternate da pugili professionisti.

George Foreman vs Muhammad Ali (1974): molteplici scuse ritrattate in seguito

A criticare le scuse tirate in ballo dopo la celebre sconfitta di Kinshasa ci pensò anni dopo lo stesso George Foreman: “Dopo il match, per un po’ fui amareggiato. Inventai ogni sorta di scusa: le corde erano allentate, l’arbitro aveva contato troppo velocemente, la ferita aveva influito sul mio allenamento, ero stato drogato. Avrei dovuto soltanto dire che il migliore aveva vinto, ma non avevo mai perso prima e non sapevo perdere”.

Roberto Duran vs Thomas Hearns (1984): troppo peso da smaltire

Mai nessuno inflisse a Duran una batosta come quella a cui Hearns lo costrinse in appena due round. Il destro del cobra lo fece crollare come un albero abbattuto in una foresta, ma il panamense non diede mai credito al rivale per quel trionfo: “Ero debilitato per aver perso troppo peso in poco tempo e ciò ebbe un brutto effetto su di me. […] Marvin Hagler, che era mio amico, disse a Hearns che l’unico motivo per cui mi aveva messo KO era che non ero al meglio”.

Bert Cooper vs George Foreman (1989): le gemelle del sesso e della droga

Tra le scuse più sensazionali mai ideate da un pugile, quella di Cooper dopo la pessima figura fatta contro Big George fu forse la migliore. Il picchiatore americano disse infatti che due prostitute gemelle, a suo avviso adescate da Archie Moore, che lavorava nel team di Foreman, lo tennero impegnato per tre giorni consecutivi in un vortice di sesso, cocaina e alcool facendolo arrivare al match privo di forze e determinando il suo ritiro dopo appena due round.

Mike Tyson vs James Douglas (1990): un lungo conteggio?

Chiunque segua il pugilato sa che raramente un conteggio arbitrale dura esattamente dieci secondi. Che l’arbitro quella sera sia stato più lento del cronometro dunque ha scarsa importanza, soprattutto perché Douglas era visibilmente lucido e pronto ad alzarsi. Tyson e Don King tuttavia non ammisero la sconfitta, ma scatenarono un pandemonio e fecero ricorso per farsi restituire la cintura a tavolino. Fortunatamente le loro rimostranze caddero nel nulla.

Antonio Tarver vs Bernard Hopkins (2006): drogato da mano ignota?

Hopkins veniva dalle due sconfitte con Jermain Taylor che avevano messo fine al suo lungo regno nei pesi medi e il doppio salto di categoria sembrava a molti una mossa azzardata. Tarver fu però dominato in lungo e in largo e apparve spento e privo di forze. A fine match Magic Man dichiarò di essere stato drogato, senza specificare però da chi e in che modo. La sua accusa, completamente priva di prove, cadde nel vuoto senza conseguenze.

David Haye vs Wladimir Klitschko (2011): tutta colpa dell’alluce

Mesi e mesi di provocazioni, tra cui una maglietta raffigurante le teste mozzate dei fratelli Klitschko, prima di offrire una prova scialba e incolore e tornare a casa sonoramente sconfitto. Haye avrebbe fatto più bella figura ad ammettere la propria inferiorità, ma nell’intervista a caldo preferì dare la colpa a un infortunio all’alluce destro, affermando di non aver avuto la spinta necessaria per caricare al meglio il suo destro mortifero.

Manny Pacquiao vs Floyd Mayweather Jr (2015): una spalla fuori uso

Il match più atteso della storia della boxe moderna non poteva che concludersi con una nota polemica. Sconfitto chiaramente ai punti dall’eterno rivale, Manny Pacquiao non fece menzione di problemi fisici durante l’intervista a caldo, salvo poi ricordarsi del presunto dolore alla spalla soltanto nella successiva conferenza stampa. Tale scusa è stata a lungo reiterata dal filippino per cercare di ottenere un lucroso rematch, ma senza successo.

Ola Afolabi vs Victor Ramirez (2015): la vendetta di Montezuma

“Vendetta di Montezuma” è uno dei tanti nomi buffi che sono stati dati alla ben nota diarrea del viaggiatore. Afolabi sostiene di esserne stato vittima durante il viaggio verso l’Argentina, per aver bevuto dell’acqua contaminata mentre attraversava il Messico. Sarebbe andato in bagno circa 40 volte nei due giorni che precedettero il suo match con Ramirez e salito sul ring si sarebbe dunque sentito svuotato e privo di energie.

Guillermo Rigondeaux vs Vasiliy Lomachenko (2017): la mano dolorante

Quello che molti attendevano come un match stellare tra due fuoriclasse si rivelò un confronto impari. Ritiratosi dopo sei round abulici in cui non era riuscito minimamente a impensierire il più giovane e più corpulento rivale, il mancino di Santiago de Cuba si lamentò di un infortunio alla mano. Benché un gonfiore fosse effettivamente presente, la successiva radiografia escluse fratture, il che rende la motivazione della resa alquanto fragile.

Sergey Kovalev vs Saul Alvarez (2019): poco tempo per mettersi in forma

Che Canelo Alvarez cerchi spesso di avvantaggiarsi nei confronti del rivale di turno con clausole e condizioni a lui favorevoli non è più un segreto per nessuno. Ma quando un pugile accetta tutto, pur di guadagnare la borsa milionaria, poi dovrebbe assumersene la responsabilità. Kovalev invece, dopo essere stato messo KO, ha dato la colpa alla preparazione breve che in precedenza aveva addirittura definito a lui gradita.

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One comment

  • Pierpaolo

    Gentile redazione, avete dimenticato la scusa di Vincenzo Nardiello quando fu battuto da Nigel Benn: asserì che le sue scarpe scivolavano sul pavimento del ring.

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