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Il Guinness della boxe: 10 record (quasi) imbattibili

Come ogni altro sport, anche la boxe ha i suoi grandi record. Alcuni di essi, complici i numerosi cambiamenti che la nostra disciplina ha subito nel corso dei decenni, difficilmente potranno essere superati. Pugili che sostenevano centinaia di match in carriera, frequenza di combattimento clamorosa, passaggi al professionismo in età giovanissima: queste e altre caratteristiche del pugilato degli albori permisero il raggiungimento di risultati apparentemente ormai ineguagliabili. Eppure ancora oggi, di tanto in tanto, uno storico record viene abbattuto. Vediamone dieci, particolarmente impressionanti, che soltanto eventi clamorosi potrebbero mettere in discussione.

Striscia più lunga di vittorie a inizio carriera (87): Julio Cesar Chavez

Il primato per il maggior numero di vittorie consecutive ottenute a partire dall’esordio spetta al leggendario Julio Cesar Chavez, capace di vincere per 87 volte di fila prima di incorrere nel pareggio contro Pernell Whitaker. Potrebbe tuttavia esserci un trucco: al dodicesimo match infatti Chavez perse per squalifica, ma la decisione arbitrale fu ribaltata in seguito dalla commissione: una scelta politica funzionale a non macchiare il record del grande campione?

Maggior numero di vittorie (229): Willie Pep

Il più vincente di sempre è stato, è, e resterà lui, molto probabilmente per sempre: il grande Guglielmo Papaleo, di chiare radici italiane, universalmente noto con il nome adottato in seguito di Willie Pep. Ritenuto dagli esperti il peso piuma più forte di sempre, detiene non solo il qui menzionato record di vittorie, ma anche quello di unico pugile della storia capace di dare vita a due distinte strisce vincenti di almeno 62 trionfi ciascuna.

Match per arrivare al mondiale (1): Pete Rademacher

Il campione olimpico del 1956 Rademacher ci teneva così tanto a battersi subito contro Floyd Patterson che convinse 20 milionari dello Stato della Georgia a mettere insieme i 250mila dollari della borsa del campione. In quello che tutti consideravano un mis-match, Rademacher riuscì incredibilmente ad atterrare Patterson nel secondo round, ma subì la sua reazione e fu steso sette volte fino al KO. L’arbitro Tommy Loughran definì lo sfidante l’uomo più coraggioso che avesse mai visto.

Difese mondiali consecutive vinte per KO (17): Wilfredo Gomez/Gennady Golovkin

Vincere sempre è complicato, specie per un campione del mondo costretto a battere uno dopo l’altro gli sfidanti ufficiali che gli vengono imposti dall’alto. Ma farlo sempre per KO è ancora più difficile, dato che ci si trova a misurarsi anche con sfidanti resistenti, abili difensivamente o dotati di grande cuore. Destano scalpore quindi le strisce di “trionfi col botto” messe in piedi dal portoricano prima e dal kazako poi, due autentici fenomeni dal valore storico immenso.

Atterramenti subiti in un mondiale (14): Danny O’Sullivan

“Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi”: questa frase motivazionale è stata citata innumerevoli volte, ma forse mai in maniera più appropriata di quanto lo si possa fare associandola al peso gallo inglese Danny O’Sullivan. Recatosi in Sudafrica per sfidare l’idolo locale Vic Toweel, finì al tappeto per 14 volte al punto che il campione chiese al suo angolo: “Cosa devo fare per farlo restare giù?” Nel decimo round l’arbitro Ted Benjamin pose fine al massacro.

Intervallo più lungo tra due regni mondiali (20 anni): George Foreman

Può capitare che un pugile perda il titolo mondiale e riesca a riconquistarlo a distanza di tempo, ma che l’intervallo tra la perdita e la riconquista si prolunghi fino a 20 anni sembra quasi fantascienza. Eppure nel caso di Big George andò proprio così: dopo aver lasciato lo scettro della categoria regina nelle mani di Muhammad Ali nella storica notte di Kinshasa il 30 ottobre del 1974, Foreman lo fece nuovamente suo il 5 novembre del 1994 mettendo KO Michael Moorer col suo destro letale.

Mondiale vinto in età più giovane (17 anni): Wilfred Benitez

Capita ancora oggi che in alcuni paesi del mondo un pugile possa passare professionista ancor prima di diventare maggiorenne: si pensi a Saul “Canelo” Alvarez, passato pro in Messico a soli 15 anni. Ma che il pugile in questione possa essere messo di fronte a un campione del mondo e addirittura vincere, appare davvero improbabile. Il talentuoso Benitez riuscì in questa mirabile impresa battendo da sfavorito il grande Antonio Cervantes quando aveva soltanto 17 anni, 5 mesi e 23 giorni.

Sconfitte consecutive per KO (31): Eric Crumble

Il pugile americano fu un fuoriclasse al contrario: 31 match disputati da professionista, 31 sconfitte, 31 KO subiti. Uno dei peggiori score di tutti i tempi, specie se si considera che in totale Crumble disputò appena 42 riprese, dato che veniva steso sempre in tempi rapidi. Vista la crescente attenzione per la salute degli atleti da parte degli enti di controllo, appare difficile che a un altro pugile venga permessa una striscia di insuccessi traumatici così lunga in futuro.

Sconfitte subite (279): Kristian Laight

Perdere per professione, ma perdere con dignità. L’inglese Kristian Laight, nella sua lunga carriera durata 15 anni, ha messo alla prova innumerevoli prospect opponendo a ognuno di essi la sua esperienza e la sua solidità. Nell’arco dei 300 match disputati, soltanto cinque pugili sono stati in grado di metterlo KO. Chi vi scrive ha avuto l’onore di veder combattere dal vivo questo coriaceo veterano del ring: sarà anche il più grande perdente di sempre, ma ha dedicato la sua vita alla boxe, e merita rispetto.

Mondiale vinto in età più matura (48): Bernard Hopkins

Essere talmente grandi da superare… se stessi! Bernard Hopkins aveva già battuto il record di George Foreman di campione del mondo più “anziano” di sempre quando nel 2011 aveva strappato il titolo WBC dei mediomassimi a Jean Pascal. Il Boia tuttavia non si accontentò di quel primato e due anni dopo ne stabilì un altro detronizzando il campione IBF Tavoris Cloud quando aveva già compiuto 48 anni. A fine carriera Hopkins iniziò a farsi chiamare “L’Alieno”: che lo sia davvero?

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