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Il Karma non perdona: 10 pugili arroganti castigati sul ring

La maggior parte dei match di pugilato di un certo livello è caratterizzata dal reciproco rispetto tra i contendenti e da un clima di sportività e fair play. Non sono mai mancati tuttavia nel mondo della boxe i maestri della provocazione e dello sberleffo, abituati a farsi beffe del rivale di turno sminuendone i meriti e burlandosi di lui sia durante le conferenze stampa che sul ring. A volte si tratta di semplice strategia finalizzata a destabilizzare psicologicamente l’avversario, altre volte di un metodo utile a infiammare il pubblico e massimizzare la vendita dei biglietti, altre ancora il fenomeno è dovuto alle peculiarità caratteriali del pugile, incapace di tenere a freno la propria arroganza. In tutti i casi una parte consistente degli appassionati freme dalla voglia di vedere lo “sbruffone” sconfitto, possibilmente per KO. Vediamo dunque un elenco di dieci match in cui questo desiderio è stato esaudito.

Joe Frazier batte Muhammad Ali (1971)

“Lo sai che sei di fronte a Dio?” “Se tu sei Dio, sei capitato nel posto sbagliato stasera”. Queste semplici battute descrivono al meglio il carattere dei due pugili che si trovarono di fronte al Madison Square Garden. La presunzione che Ali ostentava avvicinandosi ai grandi appuntamenti era già universalmente nota, ma per una volta le sue filastrocche non si avverarono e la sua lingua pungente fu messa a tacere dai colpi di Smokin’ Joe.

Booker T Word batte Anthony Hembrick (1990)

Avete mai visto un pugile mettere in atto una vera e propria coreografia prima di intraprendere un match? L’ex partecipante olimpico Anthony Hembrick fece proprio questo: un balletto in piena regola eseguito con la complicità del suo staff a testimonianza dello scarso timore nei confronti del rozzo ma pericoloso Word. Quest’ultimo però gli fece passare la voglia di ballare atterrandolo tre volte nel primo round e determinando così lo stop arbitrale.

Joe Calzaghe batte Chris Eubank (1997)

Altezzoso e sprezzante: il carattere di Eubank traspariva sul ring ma da quanto ci raccontano i conoscitori della boxe britannica era tale anche all’esterno del quadrato. Diversi tifosi sono rimasti delusi nel vedersi negare un autografo o nell’essere squadrati dall’alto in basso dal pugile inglese che però di fronte al “Dragone italiano” dovette abbassare la cresta. L’italo-gallese infatti lo mise giù due volte infliggendogli una durissima sconfitta ai punti.

Marco Antonio Barrera batte Naseem Hamed (2001)

Autentico maestro della provocazione, Hamed sbeffeggiava i suoi avversari in ogni modo possibile e immaginabile: linguacce, smorfie, balli improvvisati ed esultanze tracotanti dopo ogni atterramento siglato. Vederlo KO fu a lungo il sogno di molti, ma i suoi detrattori si accontentarono volentieri della lezione di boxe che gli inflisse Barrera. Il messicano, grazie a una tattica esemplare, lo disinnescò completamente dominandolo ai punti.

Antonio Tarver batte Roy Jones Jr (2004)

Per anni Roy Jones Jr aveva approfittato della sua manifesta superiorità per esporre i suoi rivali a cocenti umiliazioni (si pensi al KO inflitto a Glen Kelly dopo aver nascosto le mani dietro la schiena). Quando le sue doti atletiche iniziarono a calare, il suo stile spregiudicato lo tradì. A punirlo per tutti gli avversari derisi ci pensò “Magic Man” Tarver, battuto faticosamente da Jones 6 mesi prima, che nel rematch lo fulminò con un terribile sinistro al mento.

Robbie Peden batte Nate Campbell (2004)

“Protect yourself at all times” dicono gli arbitri americani, ovvero “mai abbassare la guardia”. Nate Campbell avrebbe fatto meglio a seguire questa semplice regola durante il suo match contro Robbie Peden, ma volle prendersi gioco del rivale e lo sfidò a colpirlo abbassando le braccia ed esponendo il volto. L’australiano approfittò subito del regalo mettendo a segno un micidiale gancio sinistro che chiuse la partita.

Oscar De La Hoya batte Ricardo Mayorga (2006)

Di sconfitte “punitive” Mayorga ne ha subite diverse, ma quella contro Oscar De La Hoya fu forse la più dolce per gli hater del pittoresco pugile nicaraguense. Abituato ad “esagerare” prima di ogni grande sfida, Mayorga quella volta passò davvero il segno, arrivando a schiaffeggiare DLH durante una conferenza e insultando sua moglie e suo figlio. Oscar salì sul ring più motivato che mai e distrusse il provocatore dopo sei round da antologia.

Lucian Bute batte Edison Miranda (2010)

Miranda era tecnicamente deficitario e aveva uno stile tutto suo, ma aveva anche un destro da cineteca su cui faceva grande affidamento. La sua sicurezza però lo esponeva talvolta a brutte figure: nel bel mezzo del terzo round della sua sfida con l’allora imbattuto Bute, il colombiano si fermò con le mani sui fianchi e uno sprezzante atteggiamento di sfida. Un attimo dopo un montante sinistro del rumeno lo mise fuori combattimento.

Marcos Rene Maidana batte Adrien Broner (2013)

C’è chi prima dei match fa il gradasso per fare scena e poi cerca la riconciliazione col rivale dopo l’ultimo suono del gong. Broner invece era insopportabile sia prima che dopo i combattimenti. La sua aria di superiorità e la sua convinzione di essere l’erede di Floyd Mayweather subirono un duro colpo quando Maidana lo atterrò due volte, lo gonfiò come una zampogna e lo fece uscire sconfitto dall’Alamodome di San Antonio tra gli insulti della folla.

Kudratillo Abdukakhorov batte Charles Manyuchi (2017)

Il pubblico italiano forse ricorda Charles Manyuchi per via del suo match contro Gianluca Frezza. Quella volta le continue provocazioni dell’atleta africano irritarono profondamente il pubblico di Sequals che sommerse di fischi la sua vittoria. Il Karma attendeva tuttavia di entrare in azione: due anni dopo, mentre Manyuchi come suo solito provocava a mani basse l’avversario, Abdukakhorov lo sorprese con una splendida combinazione mettendolo giù. Un’ulteriore raffica di colpi pose fine al match nel primo round!

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