fbpx

Tra derby infuocati e regni maestosi: i 10 migliori supermedi di sempre

Dai fantastici derby infuocati d’oltremanica degli anni ’90, ai regni maestosi di Ottke e Calzaghe, al torneo supersix dominato da Ward, fino all’intricata situazione odierna, nella sua giovane vita la categoria dei supermedi ha regalato agli appassionati un gran numero di sfide mozzafiato. Mentre ci apprestiamo a gustarci la seconda difesa del Titolo IBF da parte dell’elegante Caleb Plant che questo sabato verrà messo alla prova dai colpi pesanti di Vincent Feigenbutz, torniamo con la memoria ai più forti supermedi che abbiano mai calcato il ring con la nostra speciale Top 10!

10) Lucian Bute

Il rumeno merita di entrare in graduatoria per via delle nove difese mondiali del Titolo IBF, regno durante il quale aveva convinto gran parte del mondo pugilistico di essere un campione con la C maiuscola. Al salire del livello degli avversari tuttavia “Le Tombeur” si è sciolto come neve al sole: prima la debacle contro Carl Froch, poi il mesto finale di carriera condito da una squalifica per doping. Il suo montante sinistro ai tempi d’oro era ad ogni modo un colpo da antologia.

9) Sven Ottke

Un regno sconfinato fatto di ben ventuno difese mondiali, ma una gestione troppo protettiva per consentirgli di accedere ai piani alti della classifica. Ottke ha avuto il merito di ritirarsi imbattuto superando incolume le sfide lanciate da avversari dotati delle più disparate caratteristiche e portando a casa una riunificazione, ma troppo spesso ha beneficiato di verdetti opinabili e arbitraggi accondiscendenti nella sua Germania da cui non si schiodava mai.

8) Frankie Liles

Artista della schivata e del colpo d’incontro, il mancino statunitense fu a lungo “favoloso” come suggerisce il suo soprannome. Primo pugile a mettere KO il terribile picchiatore Merqui Sosa, detenne il titolo WBA per cinque anni. In quel lasso temporale fecero scalpore la sorprendente e meritata vittoria sul fuoriclasse Michael Nunn e la battaglia indiavolata vinta contro Tim Littles: tre round di una violenza inaudita conclusi con un colpo disperato.

7) Mikkel Kessler

Sul piano della sola tecnica il danese meriterebbe addirittura il podio della classifica. Mancino, ma impostato in guardia normale, era provvisto di un jab rapido ed esplosivo ed era privo di difetti tangibili sapendo fare ogni cosa in modo egregio. A difettargli fu però la personalità: nei due più grandi match della sua carriera fu soggiogato dal carisma di Calzaghe prima e Ward poi, offrendo due performance sottotono. Memorabili i due confronti con Carl Froch.

6) Nigel Benn

Autentica forza della natura, Benn è stato uno dei picchiatori più brutali della storia del pugilato. Ogni suo colpo era scagliato con l’intenzione di mettere l’avversario KO e questo talvolta gli faceva esaurire le energie prima del dovuto. Poco longevo, anche a causa della vita dissoluta che conduceva, raggiunse il picco massimo del suo percorso sportivo con la vittoria su Gerard McClellan che purtroppo riportò da quella battaglia danni permanenti.

5) Chris Eubank

Il carattere difficile e l’arroganza plateale non lo hanno mai abbandonato, ma l’istrionico fuoriclasse britannico tra le sedici corde sapeva il fatto suo. Da giovane novellino andò a mettere KO quella belva di Nigel Benn pur essendo considerato il netto sfavorito della vigilia. Talvolta sul ring era troppo indolente, ma anche quando sembrava sotto scacco trovava il modo di ribaltare la situazione con la sua classe e la sua freddeza.

4) Steve Collins

Quella dell’irlandese fu una carriera in crescendo: dalla netta sconfitta contro McCallum, affrontato quando era ancora acerbo, passò attraverso due verdetti discutibili in trasferta prima di migrare nei supermedi ed entrare nella leggenda. Nel giro di due anni, dal ’95 al ’96, spazzò via un decennio di storia della boxe britannica ponendo fine alle carriere di Chris Eubank e Nigel Benn, entrambi sconfitti due volte. Al limite delle 168 libbre non ebbe passi falsi.

3) Carl Froch

Il Cobra di Nottingham non sarà stato bellissimo a vedersi, con la sua guardia aperta e la sua impostazione “originale”, ma ha sempre messo il cuore a disposizione dei fan colmando ogni lacuna con il suo indomito coraggio. Degli ultimi 14 match disputati in carriera, 12 lo hanno visto impegnato contro pugili divenuti prima o dopo campioni del mondo: un segno inequivocabile della volontà di Froch di battersi sempre e comunque contro i migliori.

2) Andre Ward

Ritirarsi imbattuto dopo aver fatto piazza pulita nei supermedi e dopo aver spodestato il dominatore dei mediomassimi, è roba per pochi eletti. Poniamo “S.O.G.” al di sotto della vetta per via di qualche controversia di troppo nelle sue vittorie di spicco, dalle testate con Kessler, alla disidratazione di Dawson, al verdetto opinabile con Kovalev, ai colpi bassi nel rematch col russo. Ward resta comunque un pugile che nasce ogni 100 anni per classe, intelligenza e capacità di adattamento a ogni rivale.

1) Joe Calzaghe

Il Dragone Italiano ha impiegato molto tempo a convincere gli scettici del suo reale valore, ma è stato a tutti gli effetti un campione straordinario. Era dotato di ritmo indiavolato, tempismo superbo e grande completezza tattica: dall’aggressione perpetua, al corpo a corpo, alla boxe sciolta dalla media distanza, nulla gli era precluso. Le riunificazioni con Lacy e Kessler e soprattutto la storica impresa di salire di categoria per battere Hopkins lo hanno reso immortale.

Condividi su:
  • 9
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X