Quanto in là possiamo andare

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C’è un tempo per tutto, un limite per fare ogni cosa. Ma esiste un vero metro di misura? Qual è l’unità per convenzione? Beh per un appassionato, uno sportivo, un puglie, un fighter non esiste o se esiste varia e si sposta incredibilmente spesso avanti ed indietro e l’ultima gara, l’ultima partita,  l’ultimo match è sempre il prossimo. Alla fine non è mai la fine. Ma le circostanze poi mettono di forza il loro punto.

Negli ultimi giorni è balzata alla cronaca ahinoi la triste notizia della scomparsa di Christian Daghio. Una vicenda che ha fatto tanto riflettere ed anche parlare. Difficile giudicare. Un combattente che ha condotto una vita di successi cercando di ottenere sempre il meglio dallo sport e da se stesso. Che ha fatto delle arti la sua essenza.

Il primo atleta italiano a combattere in Thailandia dove viveva ormai stabilmente dal 1996 e dove il destino lo ha portato anche a perdere la vita, sì ma facendo quello che più amava e gli piaceva fare: COMBATTERE. Sette volte campione mondiale di muay thai,  più di centottanta match all’attivo, dunque tanta esperienza sulle spalle, da un annetto era tornato a cimentarsi anche con la boxe.

Christian Daghio

Nel pugilato dieci match su dieci li aveva vinti per KO, un’unica sconfitta è arrivata il 26 ottobre, purtroppo l’ultima sul ring in tutti i sensi. In palio per qualcuno non molto, un semplice titolo minore, il WBC silver asiatico, eppure lui aveva voluto tentarci ugualmente e a quarantanove anni giocarsela ancora una volta sul ring di Bangkok .

In molti hanno recriminato la variabile età, in tanti altri ricondotto invece al semplice fato, così come può esserlo un qualsiasi altro incidente che sia in casa, per strada o sul lavoro, la causa del suo decesso da lì ad una settimana. Certo vien da dirsi, incidente che poteva evitarsi, ma quante cose si potrebbero evitare ma il rischio di correrle non ci spaventa ed ugualmente ce le fa fare?

Chi da praticante lo immagina che di boxe si può anche morire o meglio, a chi mai sfiora il pensiero di poter essere proprio egli stesso quel raro caso che accade una volta su chissà quante in tutta la storia, che su migliaia e migliaia di pugili in tutto il mondo che la praticano e che l’hanno praticata può capitare proprio a lui?

Con tutti gli accorgimenti poi e le attenzioni da ogni punto di vista che ormai la regolamentazione della boxe moderna applica ed utilizza. Con tutto il proprio ricco bagaglio di esperienza. Chi può mai dirlo quanto in là possiamo andare se non noi stessi? E il che se ne dica staccarsi da un amore lo sappiamo tutti che è sempre difficile. Il richiamo del ring troppo forte per riuscire a dire molte volte basta da soli che sia a 20, 30, 40 anni o ad ogni età.

“Era caduto una prima volta, ma lui non mollava mai.” Ha detto il fratello di Daghio.

Uno dei grandi insegnamenti della boxe e di tutti gli sport da combattimento del resto, non fermarsi mai e davanti a niente. Ma questo inconsueto episodio ci insegna anche che non si è invincibili e che delle volte continuare ad aggrapparsi al cuore rischia di far più male che lasciarlo andare.

Buon viaggio Campione.

 

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