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40 anni dalla grandiosa sfida con Benitez: Leonard dinnanzi allo specchio!

Il 30 Novembre del 1979 Sugar Ray Leonard combatté contro Wilfred Benitez per la corona WBC dei pesi welter.

All’epoca del match Benitez, 21enne dal talento cristallino, era campione in carica e detentore del titolo. Wilfred non era uno qualunque: a 17 anni era divenuto campione del mondo dei superleggeri, il più giovane campione del mondo di sempre, vincendo contro un veterano come Antonio Cervantes. Un record che ancor oggi resiste.

Ciò nonostante, Leonard era il favorito, dato 3 a 1 da tutte le agenzie di scommesse del tempo. In un’epoca in cui la boxe era viva, fervida e parte integrante del tessuto sociale statunitense, Sugar era semplicemente il figlio prediletto d’America: modi gentili ma adulatori, volto hollywoodiano, sorriso attoriale e talento più unico che raro, Leonard era già un’icona, tanto da essere testimonial di uno dei primi spot della 7up [QUI il breve filmato commerciale, ndr.].

Un nero con modi da bianco borghese, beneducato, eppure fenomenale sul ring: Sugar saliva sul quadrato da medaglia d’oro olimpica e con un record di 25 vittorie e nessuna sconfitta. Tra le 16 corde portava riflessi felini, colpi esplosivi, un footwork memorabile e una velocità di braccia unica.

La vigilia fu caratterizzata dal padre di Wilfred, Gregorio Benitez, che in aperta polemica col figlio scrisse un articolo dal titolo “Why Benitez won’t win”, perché Benitez non vincerà, che apparve sul numero di novembre di The Ring. “Preferisce stare fuori da qualche parte, piuttosto che in palestra. Anche se mi desse 200.000 $ per lavorare al suo corner, non lo farei”, questi alcuni passi tratti dal pezzo. Pretattica, tentativo di fuorviare Leonard o semplicemente uscita infelice: nessuno seppe mai con certezza la verità, ma sta di fatto che Gregorio durante il match fu all’angolo del figlio, ed in seguito rilasciò dichiarazioni in cui sosteneva di non credere che Wilfred potesse perdere.

Il faccia a faccia fu teso come non mai. Quando suonò la campanella, ed i due si trovarono di fronte, Leonard cominciò a muoversi come sapeva fare, colpendo ripetutamente Benitez col suo jab e trovando anche il gancio sinistro ad impattare con forza.

Nel terzo round Leonard, che sembrava già padrone del match, atterrò Benitez col jab. Colto di sorpresa più che scosso, Benitez sembrò a quel punto svegliarsi, e iniziò un altro incontro.

Non mi ero reso conto velocemente di essere in una sfida mondiale, perché lo colpivo facilmente. Poi si è adattato al mio stile. Ed è stato come guardarsi allo specchio”, furono le parole di Leonard.

Benitez cominciò a muoversi sulle punte, con eleganza, mandando continuamente a vuoto Sugar e colpendolo di rimessa, col destro, con una scelta di tempo indescrivibile.

Al sesto round, uno scontro accidentale tra le teste aprì una ferita sulla fronte di Wilfred, che tuttavia proseguì con grande concentrazione nel medesimo lavoro, smantellando le certezze di Leonard, che non riusciva in alcun modo ad incrociarlo col destro. Oltre a ciò Benitez si era infortunato al pollice della mano sinistra nelle prime fasi del match. Ma la cosa non gli impedì di mettere in grande difficoltà Leonard.

Fu Angelo Dundee a persuadere Sugar dal continuare con la medesima tattica fallimentare, ossia tentare di colpire il campione al volto. Angelo supplicò letteralmente Leonard di concentrarsi sul lavoro al corpo, dimenticando il destro. Ma Leonard, con la vanità che contraddistingue i fenomeni, indicò la faccia di Benitez, con la convinzione che presto o tardi avrebbe avuto ragione. Del resto, nessuno lo aveva mai mandato a vuoto in quel modo. La risposta di Dundee, probabilmente, lo scosse più di un diretto in pieno volto: “Si, è proprio lì, ma poi non c’è!

Fu un incontro strano, incerto, teso ben oltre le apparenze. Al nono Leonard riuscì finalmente a colpire in serie, mettendo Benitez alle corde con un gran destro, mentre all’undicesimo con un gancio gli fece perdere il paradenti. Questi ultimi round consentirono a Ray di accumulare un certo vantaggio nei confronti di Benitez, che si trovò quindi obbligato a tentare il tutto per tutto nell’ultimo round, cercando un difficile KO.

La partita a scacchi divenne per brevi istanti una guerra. Benitez provò ad entrare, più e più volte col gancio sinistro, cercando il bersaglio grosso, ma Leonard rispose colpo su colpo. I due si scambiarono una mole di colpi impressionante. Durante una intensa fase dalla corta, Sugar colpì Wilfred con un gran gancio sinistro, e il campione finì al tappeto. Stanco, forse rassegnato, Benitez si rialzò, malfermo sulle gambe. Leonard si fece nuovamente avanti, ma dopo una breve serie l’arbitro bloccò il match. Per la prima volta, dopo ben 38 match, Benitez conosceva la sconfitta, giunta per mano del nuovo astro nascente della boxe mondiale.

A quarant’anni di distanza da uno storico match, che segnò il primo grande trionfo professionistico di Leonard, ci piace anche ricordare la figura di un pugile troppo spesso dimenticato come Wilfred Benitez, uno che seppe mettere Sugar in difficoltà come pochissimi altri.

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