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Dalla Siberia all’Australia: 50 anni per Kostya Tszyu, l’incontrastato

Konstantin Borisovich Tszyu, noto ai più come Kostya  “the thunder from Down Under” – il tuono dall’Australia – è stato un pugile fenomenale, con una carriera dilettantistica che ha pochi eguali e il fregio di essere stato il primo campione unificato dei superleggeri. Oggi 50 candeline, 14 anni giù dal ring, ma la boxe continua a scorrere nelle sue vene.

Nato a Serov, ai confini siberiani, il 19 settembre 1969, Tszyu è figlio di un’infermiera e di un operaio metallurgico. Da ragazzino, Kostya era iperattivo, così il padre decise di portarlo in una palestra di pugilato, dove avrebbe potuto sfogare le sue energie, stando lontano da un certo tipo di “educazione siberiana” che avrebbe finito probabilmente per schiacciarlo in un anonimato di delinquenza e corruzione.

Kostya si ritrovò così ad apprendere i primi rudimenti della noble art e a combattere con ragazzi più grandi di lui, mandandoli immancabilmente al tappeto. Fu così che venne notato dagli allenatori della squadra amatoriale sovietica.

Da lì ai successi in ambito dilettantistico il passo fu breve. Medaglie come se piovessero: argento a l’Avana nei campionati mondiali Juniores, bronzo ai campionati del mondo di Mosca del 1989 e oro nel 1991 a Sydney, oro agli Europei di Atene e oro a quelli di Goteborg. Numeri impressionanti che certificano una ed una sola verità: Kostya era un pugile straordinario. Ciò che colpiva di lui non era solo la tecnica ma anche la capacità, spesso trascurata in ambito dilettantistico, di colpire in modo pesante, con la ferrea volontà di mandare l’avversario al tappeto.

Sydney fu per il giovane pugile russo uno spartiacque. Era il 1991 e Kostya lasciò tutti sbalorditi surclassando in finale Vernon Forrest, per tecnica, tempismo ed efficacia dei colpi. Il passaggio al professionismo venne di conseguenza. Nel frattempo Kostya trovò una nuova casa: colpito dall’ambiente, dalla città, dalla gente, decise di spostarsi e vivere in Australia, lontano dalle privazioni e dal rigido indottrinamento della madrepatria, a cui mai era riuscito a conformarsi.

Da professionista, Kostya non fece altro che confermare tutte le sue qualità. Tecnica solidissima, scelta di tempo da vero campione, precisione assoluta e un destro mortifero ne hanno fatto il campione indiscusso dei pesi superleggeri, il primo campione unificato di categoria. Undisputed. Ma le doti di Tszyu andavano ben oltre: possedeva un eccellente footwork, grande intelligenza tattica – sapeva sempre cosa fare, anche quando “prestare il fianco” per trovare il varco giusto – e soprattutto un killer instinct da vero fenomeno, quello che gli permetteva di scorgere il minimo accenno di paura, un singolo momento di debolezza, negli occhi dell’avversario, per poi avventarglisi contro con vigore, ma senza mai perdere lucidità.

Capace di affrontare un intero match con un timpano perforato e di vincerlo – contro l’imbattuto Hugo Pineda – Kostya aveva tra le sue armi una calma serafica e una freddezza rara. Da pro è stato il giustiziere della leggenda, Julio Cesar Chavez, nonché l’unico a riuscire a metterlo al tappeto.

Il match che consegnò Tszyu alla storia fu però quello con Zab Judah. Partito nettamente sfavorito, subì inizialmente la rapidità di Judah, venendo anche colpito in modo significativo con un gran montante sinistro. Riuscì tuttavia a ripiegare e infine a legare, gestendo con grande intelligenza il tentativo del mancino di Brooklyn di metterlo KO. Kostya cominciò da subito a pigiare sull’acceleratore, mettendo pressione al rivale in attesa del varco giusto. Varco che trovò a cinque secondi dalla fine del secondo round: un diretto destro poderoso colpì Judah alla mascella schiantandolo al tappeto. Zab si rialzò immediatamente, ma fu evidente a tutti che quel formidabile destro gli aveva mandato in tilt le sinapsi: le gambe non lo seguirono più, finendo per portarlo a spasso per il ring in un grottesco balletto scoordinato e facendolo capitolare nuovamente al tappato.

Assurde proteste di Judah a parte, l’incontro è passato alla storia per lo splendido gesto di tecnica e potenza con cui Kostya abbatté Zab, a sancire chi fosse il campione indiscusso.

In carriera è stato sconfitto solo due volte. La prima per un eccesso di confidenza, che lo portò a sottovalutare l’avversario, Vince Phillips (QUI il racconto di quello strano match), la seconda contro un Ricky Hatton di dieci anni più giovane e nel pieno del vigore fisico. Tszyu aveva all’epoca quasi 36 anni, ed era ormai lontano dal suo prime.

Con la stessa intelligenza con cui sapeva stare sul ring, dopo quel match Tszyu comprese che era arrivato il suo momento e scese dal ring definitivamente, senza grandi proclami. Negli anni si è parlato spesso di un suo rientro. Lui stesso ha alimentato nel tempo le voci in merito, forse per reale nostalgia delle sedici corde. Ma sul quadrato non ci è più salito, facendo probabilmente valere il buon senso.

Sul ring è sempre stato tanto corretto quanto determinato e feroce. Ma chi lo conosce, nella vita di tutti i giorni, lontano dai riflettori, lo descrive come un uomo tranquillo, pacato, sorridente e scherzoso, dedito a seguire la carriera pugilistica del figlio, Tim Tszyu, che sta tentando di emulare le gesta del padre.

Buon compleanno a questo indimenticabile campione!

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