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Boxe-Mania incontra Wilder: l’altra faccia del Bronze Bomber

Dietro quella maschera da duro che ha dipinto sulla sua faccia, oltre le vesti da cattivo che si è fatto cucire addosso, nascosto in mezzo al suo sorriso a tratti beffardo, si cela l’immagine vera del campione, del vero Deontay Wilder che quest’oggi andiamo a conoscere.

Sul ring non è certo la sua tecnica, piuttosto sgraziata, ad averlo consacrato, ma quell’arma potentissima e letale alla fine del suo braccio destro, quel pugno che ogni volta che tocca, in qualsiasi posto, in qualsiasi parte, affonda chiunque.

Una brutalità e una spietatezza tra le sedici corde che sembrano riflettersi anche fuori: con frasi spesso sopra le righe e dal tono irruento, con un atteggiamento da superbo e uno sguardo penetrante. Sembrano. Perché il più delle volte le immagini possono apparire distorte, specie quando a passare sono attraverso gli schermi e dalle mani dei media.

In questi giorni il “Bronze Bomber” di Tuscaloosa ha onorato gli italiani della sua presenza. Il campione difatti, accompagnato dal Presidente del WBC Mauricio Sulaiman, si è recato per la sua prima volta a Roma per prendere parte alle finali del Trofeo delle Cinture WBC-FPI e soprattutto per assolvere ad alcuni importanti impegni di carattere sociale. In particolare il pugile di fama mondiale si è recato presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù del Gianicolo per offrire doni e sorrisi ai piccoli pazienti del reparto di neurologia e neurochirurgia della struttura. In programma per lui anche un incontro con papa Francesco e la sua Fondazione Scholas Occurrentes.

Ed ecco che per noi di Boxe-Mania, si è presentata l’occasione di poterlo conoscere da vicino e di poter scavare nella sua indole più profonda e di affondare il colpo in quel che non si vede. La nostra redazione infatti ha preso parte alla conferenza stampa organizzata dalla Federazione Pugilistica Italiana, svoltasi alla presenza delle principali testate nazionali. La conferenza, pur non trascurando temi di carattere pugilistico, dai prossimi impegni del picchiatore dell’Alabama, alle sue qualità tecniche, ha messo in luce gli aspetti più sensibili della sua personalità.

“Quando ho a che fare con i bambini, indipendentemente dall’ora del giorno e dal paese in cui mi trovo, sento una forte emozione. Molti potrebbero pensare che da campione del mondo dei pesi massimi io mi limiti a recitare la parte del personaggio amabile, ma non è così. I bambini sono una parte importante della mia vita: io stesso ho otto figli. La maggiore è nata con la spina bifida, una malattia che le provocava degli spasmi e che ha richiesto una costosa operazione e io stesso non avevo idea di come fronteggiare una situazione del genere. L’amore che ho per mia figlia voglio estenderlo anche a tutti gli altri miei figli e non soltanto a loro, ma a tutti i bambini perché so come sono fatti e conosco la loro capacità di amare incondizionatamente e questa è la cosa che mi piace di più al mondo. Possono insegnarti davvero tanto per tutto l’amore che riescono a provare. Ed è per questo che quando sono stato invitato a visitare l’ospedale pediatrico ho detto immediatamente ‘sì, voglio vedere i bambini’. E ogni volta che tornerò qui mi piacerebbe tornare all’ospedale per vedere come stanno i bambini e come si è evoluta la loro situazione”.

Alle parole di Wilder hanno fatto eco quelle di Sulaiman, altrettanto sensibile alla tematica:

“Avete visto Wilder nell’ospedale, con i bambini. Lo avete visto parlare con i loro genitori, che soffrono molto per la condizione dei piccoli. È per questi motivi che il pugilato è uno sport che ha una connessione speciale con i suoi appassionati: per la grandezza di quello che rappresenta. Il pugilato è lo sport più onorevole che esiste. Parliamo di persone che salgono sul ring e dopo essersi colpite duramente per vincere, quando termina il match si abbracciano e si rispettano. Sono degli eroi. Tutti i pugili vengono da un’infanzia difficile e laboriosa per poi cercare una riscossa e una crescita di vita. Sono le persone più nobili. Introdurre i nostri programmi per la Fondazione Scholas Occurrentes di Papa Francesco è un motivo di grande orgoglio perché loro propongono la cosiddetta ‘boxe sociale’ negli ospedali, nelle carceri, nei riformatori, nei luoghi dove normalmente tutti si sentono dimenticati. E loro portano molto amore e molta ispirazione”.

L’approccio cordiale e umile di Deontay Wilder nei confronti della stampa e le sue parole cariche di sensibilità hanno sfatato il mito del pugile cattivo. Difatti quando noi di Boxe-Mania gli abbiamo chiesto cosa ne pensasse di quest’etichetta affibbiatagli dal mondo dei media, sorridendo ha risposto:

“È divertente, perché io sono semplicemente quello che sono. Io non voglio essere il cattivo, voglio essere il ragazzo simpatico. Credo però che molte persone mi vedano soltanto per quello che scrivo sui social e per come combatto e sul ring tu devi necessariamente avere quella mentalità, devi essere il maschio dominante, l’aggressore e non mostrare debolezze. È l’unico modo per conseguire il dominio e la grandezza. Quindi io devo affermare di essere il re della categoria per elevarmi sugli altri. Ma al di fuori del pugilato sono la persona più amabile, premurosa e generosa. Ti abbraccerei volentieri in questo stesso momento (ride NDR)”.

Sollecitato ad esprimersi anche sul tema del razzismo, visto il clamore suscitato in Italia da alcuni recenti casi di cronaca e visto il suo Stato americano di provenienza, tristemente noto per i frequenti episodi di discriminazione razziale, Wilder ha evidenziato ulteriormente la sua profondità di pensiero:

“Beh, io vengo da Tuscaloosa, in Alabama… (ride NDR) Ma in 34 anni non mi sono mai trovato ad essere vittima di brutti episodi di razzismo e ringrazio Dio per questo. Personalmente non capisco questo fenomeno, davvero non lo capisco. Potremmo amarci tutti l’un l’altro: siamo tutti esseri umani, mangiamo, beviamo, indossiamo tutti dei pantaloni e delle scarpe. A volte penso ai problemi che ci sono nel mondo e a fenomeni come il razzismo e penso che questi siano spesso dovuti al fatto che non riusciamo a capirci gli uni con gli altri, a partire dalla barriera del linguaggio. Dovremmo amarci l’uno con l’altro e sperabilmente un giorno la razza umana camminerà unita e tutti si ameranno anche qualora non riescano a comprendersi reciprocamente”.

Ovviamente la boxe non è rimasta fuori dal dibattito e Wilder oltre a promettere un KO per il suo prossimo match con Tyson Fury e a sfidare per l’ennesima volta l’altro detentore di cinture mondiali Anthony Joshua ha concluso dicendo: “Credo di aver ancora sei anni davanti a me. Sei anni per costruire la mia strada verso la grandezza. Sei lunghi anni durante i quali vorrei condividere col mondo il mio amore e la mia passione per questo sport. Non mi fermerò finché non avrà ottenuto quello che voglio, e cioè la riunificazione delle cinture. Molti pugili vorrebbero vedermi fuori dai giochi a causa della mia estrema potenza. Come peso massimo ho una potenza drammatica, mia nonna mi diceva sempre che ero un ragazzo speciale quand’ero piccolo e io non capivo cosa volesse dire. Poi crescendo e coltivando il mio talento ho iniziato a capirlo un po’ meglio ed oggi eccomi qui. Voglio crescere ancora e offrire al mondo il meglio di Deontay Wilder”.

a cura di Vitalba Tanzarella, Federico Falzone e Mario Salomone

 

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