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Vitalba Tanzarella si racconta.

Procede il nostro viaggio volto a conoscere le Elite 1^ Serie del panorama pugilistico italiano. Questa volta tocca a Vitalba Tanzarella intervistata dalla nostra Redazione per raccontarvi la sua storia.

Come ti sei avvicinata alla boxe? Cosa ti trasmette questo sport?

Mi ero dapprima appassionata alla kickboxing per un caso fortuito, dopo aver accompagnato ad un corso una mia amica che avevo subìto un fidanzato violento. Alla boxe invece poi, mi sono avvicinata ahimè solo a fine 2013, all’età di quasi 27 anni. Un pallino che mi rimbalzava da molto nella testa, dopo che la fame di agonismo si era affacciata al mio cuore, ma che non avevo assecondato da subito soprattutto perché la palestra di boxe con un’attività agonistica accesa più vicina, distava 37 km dal mio paese. Vicissitudini e voglia di trovare nuovi stimoli però alla fine hanno prevalso e mi hanno fatto approdare alla Quero-Chiloiro. E dal momento in cui i miei piedi hanno varcato quella soglia io e la boxe siamo diventati una cosa sola facendomi dimenticare tutto il resto. È stato un amore a prima vista, in cui mi sono immersa interamente, testa, corpo e anima, soprattutto grazie alla passione respirata e trasmessa dai miei maestri in questa “casa” e alla mia cocciutaggine. E ogni giorno, da quel giorno, borsone in spalla, macino chilometri e chilometri pur di non perdermi un allenamento. Un andirivieni. Ormai un mantra. Ormai il mio stile di vita. Perché sì la boxe è questo che diventa. Uno stile di vita, la tua vita. Tutto si modella su di essa. E inizi a sacrificare scelte alimentari, alcuni rapporti umani, a limitare le uscite, i weekend, metti da parte alcuni aspetti della tua esistenza. Però se è vero che da un lato sacrifichi molto, è vero anche che può restituirti tanto altro se glielo permetterai. Ho incrociato così tanta gente in questi anni e saputo consolidare rapporti amichevoli in ogni dove. Sul ring si è una contro l’altra, ma scesi di lì e a guantoni deposti il fair play ed il rispetto è altissimo ma soprattutto reale. E questo è un aspetto di cui ne vado molto fiera. C’è poi da dire che io, di mio, sono una persona che quando effettua delle scelte le fa con fermezza, le fa solo con convinzione, dedizione, perseveranza e soprattutto con incondizionata fedeltà, sono una gran testarda infatti… se devo donarmi o lo faccio con tutto il cuore e tutta me stessa, o non lo faccio per niente. Insomma non ho mezze misure. E occhi esterni non riusciranno mai a capirti fino in fondo. Tutti spesso mi chiedono perché lo fai, perché ti sacrifichi in questo modo quasi poi per nulla, perché delle volte ti danni così tanto. Ma la boxe la fai per te stesso, è una sfida continua che ti permette di capire quanto in là puoi arrivare, ti forgia il carattere, ti fortifica, ti insegna a incassare i colpi e reagire, ti aiuta ad affrontare la realtà della vita. Vacillare senza mollare. Spesso nel corso di questi anni infatti mi sono aggrappata ad essa per rialzarmi da delle botte che la vita mi ha riservato. Senza non so se ce l’avrei fatta.

Cosa pensi della possibilità olimpica? Un sogno o un obiettivo?

Quando inizi a fare agonismo, cerchi di porti degli obiettivi sempre più grandi che fanno da traino e danno un senso al tuo tanto “spenderti”. Ma in questo caso, essendo una persona molto concreta e realista, posso solo pensare ad un olimpiade in maniera utopica! Ho iniziato la pratica della boxe troppo tardi, e sono del parere che la speranza di raggiungere un traguardo così ambito e prestigioso, sia molto più probabile e fattibile se ci si incammina da un’età più giovane, per avere il giusto tempo di costruirsi un talento a tal punto e avere più chance, ma pesa molto anche la giusta dose di fortuna a mio parere. Come in tutte le cose della vita, trovarsi nel posto gusto, al momento giusto è un punto cardine. E dunque “rubare” ora come ora, uno spazio a pugili già più o meno affermate a livello dilettantistico nazionale, risulta a qualcuna come me, molto molto difficile. È giusto in questo caso, allora restare con i piedi per terra.

La boxe femminile ha sempre dato un segnale: NO ALLA VIOLENZA. Questo sport può essere utilizzato per una tematica sociale così importante?

Assolutamente sì. A dispetto dei luoghi comuni che dipingono la boxe come uno sport violento, essa nei fatti, risponde con l’esatto contrario. Perché la boxe è davvero un’arte nobile, che non insegna ad aggredire, ma ad usare la testa e ragionare. E ho visto tanta gente indisciplinata uscire doma da questo sport. Inoltre è in grado di limitare le insicurezze e le chiusure del proprio carattere, e a tirar fuori la forza d’animo necessaria in certi casi. Quindi sì un tema che nel sociale potrebbe avere un valore grande secondo me.

Adesso il pugilato femminile ha la possibilità di crescere a livello professionistico attraverso il torneo IPBC. Che ne pensi? Parteciperesti al torneo?

Come ho già detto prima, quando inizi a fare agonismo, cerchi di porti degli obiettivi sempre più grandi, poiché, se è vero che la forza motrice principale in questo sport è la forza di volontà accompagnata da quella mentale, è vero anche che senza nuovi stimoli non vai da nessuna parte, anzi il motore senza le giuste motivazioni, può finire invece per fermarsi. Anche se procedi a passi che potrebbero sembrarti piccoli, o lenti, credo che silenziosamente, solo così puoi costruire davvero, muovendoti. Per questo sentir parlare di un torneo pro per le donne, suona alle mie orecchie come qualcosa di molto allettante. Specie appunto per chi come me ha superato i 30 anni, e sa che nel dilettantismo le speranze iniziano ad affievolirsi, perché si inizia ad esser un po’ fuori da tutto, da alcuni tornei, dalla possibilità nazionale, dalla speranza di affermarsi ai campionati scalzando personalità già presenti etc. Quindi chissà che valutare un’idea alternativa, non potrebbe essere l’inizio di una nuova speranza per chi di boxe è innamorato e non vorrebbe farne a meno…mai. Ovviamente poi, c’è da dover fare i conti con la realtà. Con la propria collocazione geografica. Con la propria posizione sociale. Questa è l’età in cui diventa fondamentale non trascurare più certi aspetti come ad esempio il lavoro, quindi bisognerebbe capire meglio quanto il gioco potrebbe valere la candela. Anche se mi piace pensare che la via per ottenere l’impossibile e pensare che sia possibile. Quindi chissà mai dire mai. Certamente per il pugilato italiano sarebbe una crescita importante sì a livello femminile, ma anche a livello generale. Aria fresca per scuotere un po’ questo sport per certi versi forse fermo.

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