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Un Campione con la C maiuscola: nuova intervista a Giovanni De Carolis

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Ormai amico della nostra Redazione è sempre un piacere scambiare due chiacchiere con Giovanni De Carolis. Il pugile semplice, il tipico ragazzo dalla faccia pulita, l’esempio del Campione con la C maiuscola, sempre umile, affabile e rispettoso, fuori e dentro il ring. L’ultimo italiano ad aver conquistato un titolo mondiale, più di dieci anni di carriera ed un percorso agonistico fatto di numerose apparizioni di carattere internazionale. Nel mezzo anche qualche battuta d’arresto, che però non lo ha mai condotto alla resa.
Una personalità che piace al pubblico e che ogni volta sa conquistarlo con i suoi modi.

Ciao Giovanni, innanzitutto bentornato. Quello appena trascorso è stato un anno che si è chiuso con un bilancio positivo, oserei dire l’anno del riscatto. Dopo il 2016 sei tornato a vincere non uno ma ben due titoli, l’italiano contro Roberto Cocco e l’International contro Dragan Lapei, entrambi due validissimi avversari. Certo due titoli “minori” rispetto ad un mondiale, ma di certo l’inizio di una possibile nuova scalata. Cosa ci dici al riguardo? Qual è la tua analisi personale del 2018?

Il 2018 è stato un anno molto positivo perché sia la condizione fisica che quella mentale sono state molto buone, mi sono sentito molto bene. Sono contento di tutti e quattro gli incontri che ho disputato. Oltre ai match con Lepei e Cocco anche quello in Australia ha avuto per me feedback positivi. Molti siti hanno riportato solamente il verdetto ed i punteggi dei cartellini di quella sfida che a mio avviso sono stati veramente allucinanti, infatti invito la gente ad andarsi a vedere il match per intero perché guardandolo ci si accorge quanto non rispecchino quello che è stato realmente l’incontro. Se avessi combattuto qui in Italia avrei vinto sicuramente, quindi mi ritengo soddisfatto anche di quello.

I match con Roberto Cocco e Dragan Lepei sono quelli di cui ho fatto maggiormente tesoro, due avversari ostici che mi hanno dato la possibilità di fare veramente ottime sfide. Anche se ho combattuto per titoli minori, come li hai definiti tu, a livello morale soprattutto il titolo italiano per un pugile che vive appunto qui in Italia è molto importante, e personalmente aver avuto la possibilità di giocarmelo e vincerlo mi ha reso molto orgoglioso, nonostante questo sia avvenuto dopo averne vinto uno mondiale. Ho tenuto veramente tanto al match con Roberto, ma alla fine anche al match con Lepei perché comunque Dragan è il campione italiano uscente, l’atleta che era considerato in maggiore ascesa in Italia e quindi battere lui significava andare a fortificare il mio valore e la posizione nel ranking nazionale ed internazionale. Quello che poi è stato.

Come si prospetta invece questo nuovo anno agonistico? C’è già qualcosa di concreto che bolle in pentola per il 2019 e che vuoi svelarci?

È un anno che a livello di attività sembra pieno di occasioni e possibilità. Di ufficiale non c’è ancora niente, neanche di opportunità che si intravedono già all’orizzonte, però la classifica parla chiaro, nel senso che sia nel WBC che a livello generale sono salito molto dopo la vittoria su Lepei, quindi aspetto una chance importante. Come già detto altre volte sogno di fare il titolo europeo o magari anche di avere una chance iridata per qualsiasi tipo di cintura, vi dico la verità. Perché, a prescindere dal valore del titolo, il mio obiettivo è combattere contro avversari di grande livello, motivo per cui faccio questo sport.

Cosa senti di dire invece ai ragazzi vicini e lontani che ti seguono? Tu che oltre il ring hai i tuoi allievi, qual è l’insegnamento che vorresti trasmettergli attraverso la tua storia agonistica?

Spesso mi scrivono dei ragazzi chiedendomi come fare per scalare la vetta, come farlo il prima possibile, quali sono i modi e dove bisogna andare. Qualcuno vede sempre l’America o magari adesso anche l’Inghilterra o la Germania come posti ideali in cui trasferirsi per fare attività.

Quello che dico sempre loro è che questo può essere un po’ fuorviante, nel senso che per essere considerati all’estero bisogna prima mostrare di valere, quindi è necessario dimostrare qui di essere un pugile sul quale poter contare, primeggiare innanzitutto in Italia e poi magari dopo affacciarsi fuori.

Comunque adesso vedo qui in Italia un buon movimento dal punto di vista di attività, ci sono più società che organizzano incontri tra italiani, questo secondo me farà far salire il livello in poco tempo essendoci più scontri diretti.

Alla fine di tutto quello che gli dico è che in realtà non c’è sempre un iter da seguire. L’unica cosa da fare è quella di essere determinati, costanti e non cercare la motivazione negli altri, inspirandosi al maestro o a chicchessia, ma trovarla veramente dentro se stessi.

Come sempre grazie Campione. Ad Maiora.

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