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Tra presente e futuro: intervista esclusiva a Guido Vianello

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Guido Vianello è uno dei nomi nuovi della boxe italiana. Venticinque anni appena compiuti, un fisico da vero colosso, 198 cm per circa 103 kg, il peso massimo romano ci ha concesso il piacere di scambiare qualche parola con lui in vista dei prossimi impegni.

Modi gentili, disponibile e soprattutto umile: l’impressione è quella di un ragazzo con la testa sulle spalle e i piedi ben piantati a terra, nonostante stia vivendo un sogno che pochi possono permettersi. La Top Rank di Bob Arum a gestirlo, Abel Sanchez ad allenarlo e come sparring partner, tra gli altri, Tyson Fury, Murat Gassiev e Joe Joyce: sono solo alcuni dei nomi che ruotano oggi intorno alla vita di Guido. Non è poco, anzi: i presupposti ci sono, la consapevolezza anche. Guido descrive con lucidità ed equilibrio il momento che sta vivendo.

Come hai cominciato e perché? Con quali idee e motivazioni?
Sono diventato un pugile grazie alla casualità degli eventi. Sono nato nel circolo di tennis della mia famiglia in zona Montagnola a Roma. Nel campo da tennis non riuscivo però a esprimermi al meglio e sentivo che quella non era la mia strada. A 14 anni ero già 190 cm e con il mio motorino per andare ai campi da tennis passavo di fronte ad una palestra di pugilato, la Team Boxe Roma. Con la coda dell’occhio osservavo attentamente quella vecchia palestra giorno dopo giorno fino a quando sono entrato a sorpresa ed il grande Italo Mattioli guardandomi mi ha detto “iniziamo domani!”. Da lì non mi sono più fermato.

Come è avvenuto il passaggio a questa nuova esperienza statunitense? Abel Sanchez cosa ti sta dando in più da un punto di vista tecnico e tattico e quali differenze trovi tra i metodi di allenamento italiani e statunitensi?
Dopo le Olimpiadi di Rio, dove purtroppo non sono stato in grado di prendere una medaglia, guardavo verso l’oro di Tokyo 2020. Mi sono posto sempre obiettivi grandi. Poi in una giornata qualunque di luglio dello scorso anno mi contattò il mio attuale manager Sam Jones, che avevo conosciuto in uno stage di allenamento a Londra da David Haye, dicendomi “Bob Arum ti vuole!”. Non ci ho pensato due volte. Ho ringraziato il centro sportivo Carabinieri e la Nazionale ed ho lasciato tutto e mi sono diretto verso l’America. Il coach Sanchez oltre ad un duro allenamento fisico in altura mi sta facendo fare quel salto di qualità che in Italia non riuscivo a fare. Mi ha cambiato da subito l’impatto e la traiettoria di ogni singolo colpo con un approccio più duro al match. Qui rispetto all’Italia si fa molto più sparring libero ed è proprio lì che sto migliorando molto.

Ti sei allenato con Tyson Fury: cosa ti ha dato questa esperienza?
Tyson Fury è una macchina in continuo movimento, non si ferma mai. La sua mente viaggia in continuazione e sul ring è un mix di esplosività ed esperienza, con il suo corpo è capace di difendersi deviando tutti i colpi, ho imparato molto guardandolo in azione. Penso sia il miglior massimo in circolazione. È stato un onore per me essere ospitato a casa sua.

Qualche curiosità su di te. Qual è il tuo pugile preferito di sempre e chi ti piace degli attuali top P4P? Ci sono pugili che ti studi, anche per cercare di integrare nel tuo bagaglio tecnico determinate caratteristiche?
Il mio pugile preferito è Wladimir Klitschko, essere il re di una categoria per così tanti anni significa molto! È difficile arrivare ma ancora più difficile restare! P4P, Lomachenko! Sul ring ogni tanto cerco di mettere in atto qualche suo passo laterale e mi riesce anche bene! Guardo sempre i match di tutti i pesi massimi per cercare di prendere il lato positivo da ognuno di loro.

Considerando l’attuale scenario dei massimi, che obiettivi ti sei posto nel breve, medio e lungo termine?
I miei obiettivi sono proporzionati alle riprese dei miei match. Non sono nessuno e sto costruendo tutto molto lentamente senza fretta. Tra due anni voglio combattere per 8/10 riprese e dal quarto anno penso proprio di puntare ai titoli mondiali, ma ancora neanche ci penso.

Un presente carico di aspettative ed un futuro ancora tutto da scrivere: a noi non resta che fare i migliori auguri a Guido per il prosieguo della sua carriera. Con la speranza di vederlo un giorno coronare i suoi sogni.

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