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Faccia a faccia con Derevyanchenko: un campione di umiltà!

A volte da bambini si ammira il proprio idolo in TV, magari sognando di incontrarlo. La fortuna di essere un giornalista è che talvolta il personaggio blasonato in questione lo si può conoscere di persona per davvero.

Ieri mattina, in una nota palestra milanese, la Thunder Gym, abbiamo incontrato il due volte sfidante al titolo mondiale dei pesi medi Sergiy Derevyanchenko, uno dei migliori pugili al mondo nella sua categoria di peso. Conoscere un atleta di questo calibro è sempre un privilegio, ma scoprire in lui un uomo umile, solare e disponibile è stata un’esperienza unica.

In visita a Milano con la sua famiglia, si è prestato ad alcune nostre domande, anche grazie al supporto di Andrea Locatelli, persona molto legata al campione ucraino sin da quando quest’ultimo faceva parte della compagine della Milano Thunder e gareggiava nelle World Series of Boxing. Essendo Derevyanchenko reduce da una guerra al cardiopalma con il terribile picchiatore kazako Gennady “GGG” Golovkin, la nostra prima domanda non poteva che vertere su quell’incontro, tanto equilibrato quanto emozionante.

Sei stato uno dei pochi pugili capaci di scambiare a centro ring con Gennady Golovkin. La sua potenza è davvero così devastante come viene descritta? Come hai fatto a gestirla?

“Si, è davvero devastante. È un ragazzo forte, un pugile fortissimo. Quando ho iniziato a colpirlo al corpo però ha iniziato a perdere parte della sua potenza. Quindi ho adottato uno stile differente, cambiando la mia strategia iniziale: la sua potenza non è stata più la stessa da quando ho intrapreso il lavoro alla figura”.

Quali sono i tuoi piani per il futuro? Preferiresti una rivincita con Golovkin o un grande match contro Canelo, se lui dovesse tornare nella categoria dei medi?

“Non saprei… Se ci fosse la possibilità di ottenere il re-match ne sarei felice. Se non ci fosse la rivincita ma venisse organizzato un match con Alvarez sarei felice lo stesso. Io voglio combattere contro i migliori esponenti della categoria dei pesi medi. Non mi importa chi affronterò nello specifico, voglio soltanto affrontare i migliori disputando i match che la gente vuol vedere”.

La scuola ucraina di boxe sta producendo molti fantastici combattenti come te, Vasiliy Lomachenko, Oleksandr Gvozdyk e altri. Quali sono le principali differenze tra il vostro stile di allenamento e quello che hai trovato in altri Paesi come l’Italia o gli Stati Uniti?

“Molti pugili ucraini che adesso sono fortissimi sono stati formati tecnicamente in età giovanissima (come ora sta accadendo a mio figlio di 8 anni). Questo ha fatto sì che la loro condizione atletica e la loro coordinazione si mantenessero costanti col passare degli anni. Infatti poi, quando ho iniziato gli allenamenti con il gruppo olimpico eravamo tutti talentuosi e ben preparati, ed abbiamo continuato a lavorare duramente in modo da mantenerci sempre in forma. Tuttavia il passaggio poi dal dilettantismo al professionismo è stato molto difficile a causa delle differenze tra i due mondi. Il dilettantismo naturalmente può fornirti ottime abilità tecniche, ma il professionismo è completamente diverso. Indubbiamente il lavoro svolto durante le World Series of Boxing con la Milano Thunder ha reso più semplice il mio passaggio tra i Pro perchè mi ha abituato a combattere senza caschetto e per più riprese, in più mi ha dato la possibilità di confrontarmi con persone di diversi Paesi”.

Hai parlato delle WSB, un’esperienza che ti permise di conoscere l’Italia per la prima volta. Da allora hai fatto ritorno spesso a Milano: cosa ti lega oggi a questa città?

“Quando ho iniziato il mio percorso nelle WSB, l’ho iniziato proprio a Milano che è così diventata per me come una seconda casa. Ormai sento di avere tre case: l’Ucraina, Milano e gli Stati Uniti. Adoro visitare Milano e lo faccio ogni volta che ho un momento di pausa: amo le persone, amo il cibo e amo andare in giro per le strade della città. La sento davvero come una seconda patria ed è per questo che ci torno sempre molto volentieri”.

Ringraziamo Sergey per la grande disponibilità dimostrata nei nostri confronti, ma anche per la sorprendente umiltà e naturalezza con cui si è rapportato con il pubblico. Concludiamo augurandogli tutto il meglio per la sua carriera e di realizzare i suoi desideri: quello di ottenere ancora sfide con i migliori in circolazione! A presto campione.

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