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Randazzo: “Voglio tornare a casa con la mia cintura”

Luciano Randazzo si racconta e annuncia: “Porto la cintura a Roma, e mi confermo il campione“.

Randazzo, che ha conquistato il titolo Italiano il 23 luglio dell’anno scorso

si è riconfermato Campione di categoria il 31 marzo di quest’anno, poi un incontro di routine ed il 30 Settembre scende a Roma per misurarsi con Lomasto (già campione di categoria). Il titolo italiano super leggeri doveva vedere questa sfida già lo scorso marzo, ma i problemi fisici di Lomasto portarono Luciano a riconfermarsi campione contro Luca Macccaroni.

Devil Inside” (diavolo dentro, è il soprannome di Randazzo) è un piemontese di adozione, lui che nasce a Lentini, in Sicilia, nel 1992. Si trasferisce a Valenza con la famiglia, e lì inizia a praticare sport per socializzare e realizzare un sogno che ancora non ha preso forma. A 8 anni entra nella pugilistica Valenzana, ma ci sta solo per qualche mese. Quella esperienza lo stravolge, ma il morbo di Perthes, che gli sgretola in modo progressivo la testa del femore destro, ancora di più. Per curarsi è costretto a stare lontano dal ring per più di sette anni.”È stata una esperienza straziante, ero piccolo e già avevo un problema più grande di me” racconta Luciano.

Ma le cure e gli sbattimenti pian piano finiscono e finalmente il dottore dà la possibilità al piccolo Lucio di tornare alle attività sportive. Ma questo solo dopo 5 anni di cure e 25kg di sovrappeso. Due anni e tanti sacrifici gli servono per rientrare in quella palestra che lo aveva colpito. “Mi bastarono solo due mesi per esordire, avevo voglia di spaccare il mondo” è così fù: vittoria prima del limite in un torneo regionale esordienti. Da lì, campione regionale assoluto, bronzo ai campionati italiani e campione al torneo Azzurrini.

Luciano non entra nel giro della nazionale. In quel giro protetto e coccolato dalla federazione, preferiscono altri pugili e quindi a 19 anni passa professionista. “È stata una decisione presa col cuore, e l’ho voluto fortemente pur sapendo cosa mi aspetta“. Essere professionista in Italia è molto difficile. Ti devi allenare da solo, curare, preparare i match solo puntando e credendo su te stesso. Ma questo sfogo, ormai, non fa più notizia (N.d.R.). 

Io vengo da basso, ho creduto in me stesso, nelle mie possibilità. Pure il maestro 

Gadoni ha creduto in me, e adesso sono il campione in carica dei pesi super Leggeri“.

Non potrò mai dimenticare la forte emozione di quando sono stato proclamato campione. È stata la giusta gratificazione di tutti i sacrifici. De Donato era un pugile molto più esperto di me, anche con esperienze internazionali“.

Randazzo, il pugile umile con il diavolo dentro, si è guadagnato il rispetto e la giusta fama del campione grazie ai sacrifici e grazie al supporto del suo maestro Adriano Gadoni.

In quindici incontri non credo di aver combattuto contro mestieranti, mi sono guadagnato il “pane” e la cintura contro pugili veri e di valore. Di questo ne vado fiero“. Il pugile Valenzano può vantare uno score di tutto rispetto, contro pugili di esperienza e può vantare soprattutto di essere il campione in carica.

A poco più di un mese dalla sua esperienza negli STATES, racconta di essersi fatto notare alla GLEASEON’S GYM, e non nasconde di aver destato interesse: “È stata una esperienza WOW, non ti nascondo nei aver ricevuto interessanti proposte per combattere la. Ma adesso sono concentrato per il match del 30 Settembre, voglio dimostrare di essere io il campione. Poi si apriranno nuove strade, che sono pronto ad intraprendere“.

Parlando del match dice: “Mi sto preparando e sono concentrato. Andrò a Roma e mi porterò un bagaglio carico si voglia di vincere ed un pizzico di nuove esperienze“. E concludere dicendo: ” fortunatamente ho una boxe adatta a tutti i tipi di avversari. Voglio tornare a casa con la mia cintura, vedrò al momento cosa fare“.

Curiosità: Il suo modo di boxare, che può sembrare spavaldo e aggressivo, ha affascinato anche il fotografo Walter Zollino che lo ha soprannominato “Devil Inside”. Un nome che Luciano, da quel momento in poi, se lo porta dietro (nel senso che se l’è tatuato sulla schiena).

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