fbpx

Intervista ad Agostino Cardamone, il cui sinistro fece sognare l’Italia

Condividi su:
  • 130
  •  
  •  

Agostino Cardamone è stato un protagonista molto importante del pugilato italiano e internazionale degli anni ’90. Picchiatore mancino, fu Campione Italiano, Campione Europeo, detentore della cintura mondiale della federazione minore WBU e sfiorò anche la conquista del prestigioso Mondiale WBC. Abbiamo avuto l’onore di scambiare con lui una piacevole conversazione sul suo glorioso passato e sul suo presente.

Una carriera professionistica durata 10 anni, fatta di battaglie emozionanti e traguardi prestigiosi raggiunti, ma come è iniziato tutto questo? Ricordi i tuoi primi passi nel mondo del pugilato?

Per me iniziare fu molto difficile perché mio padre era fermamente contrario: per la sua mentalità si trattava di uno sport troppo violento. Fui costretto ad aspettare di avere vent’anni perché in precedenza non essendo autonomo non potevo oppormi alla volontà di mio padre. Ricordo ancora che dopo il mio primo giorno in una palestra di boxe voleva cacciarmi di casa: se non fosse stato per mia madre, che aprì la porta della mia stanza da letto, che affacciava all’esterno, avrei dormito in macchina. Poi pian piano sono riuscito a fargli cambiare idea e alla fine è diventato orgoglioso dei miei successi.

Tra i tuoi tanti avversari ce n’è uno che hai affrontato tre volte, vincendo sempre, ovvero il celebre “Barbaro” Silvio Branco. La prima sfida, valida per il Titolo Italiano, avvenne “in casa sua”, a Civitavecchia, quando entrambi eravate un po’ inesperti…

Sì, fu un match molto duro. Vinsi soltanto di un punto: fortunatamente i giudici seppero riconoscere il mio valore, ma non fu affatto facile. Purtroppo l’inesperienza mi condizionò: misi giù Branco nella quinta ripresa e se fossi stato più esperto avrei potuto chiudere il match in quel frangente ma non lo feci e fui costretto poi a subire la sua reazione. Da quella battaglia uscii malconcio ma soddisfatto.

Il secondo match si tenne invece a Brindisi, quasi sette anni dopo, per il Titolo WBU che Branco difendeva per la settima volta. Cosa ricordi di quella notte, rimasta nella memoria collettiva per via del colpo fantastico con cui chiudesti il combattimento?

Lui quella notte era molto determinato: con il suo allungo e il suo gioco di gambe fino alla decima ripresa mi aveva tenuto lontano senza darmi la possibilità di fare niente. Poi secondo me peccò di presunzione: si fermò a scambiare per mostrarsi spavaldo e io non appena lo vidi fermo sulle gambe lo incrociai col mio gancio sinistro. Fu un momento bruttissimo: quando andò giù gli si vedeva solo il bianco degli occhi e mi spaventai. Per fortuna poi riprese rapidamente conoscenza.

Quando mettesti a segno quel prodigioso KO eri in netto svantaggio ai punti. Come hai fatto appena cinque mesi dopo a importi sui cartellini a Civitavecchia nella vostra terza e ultima sfida?

Dopo quel secondo match quasi tutti, compresi i giornalisti, mi avevano detto che il mio era stato il colpo della domenica, che ero stato fortunato e che non avrei mai potuto battere Silvio Branco ai punti. Quindi per dimostrare a tutti che si sbagliavano accettai subito di concedergli la rivincita in trasferta, anche perché non mi sono mai posto il problema di combattere in casa dell’avversario: per me il luogo in cui mi battevo non faceva differenza. Fu soprattutto una battaglia psicologica. Credo che l’angolo non gli diede buoni consigli perché nella seconda ripresa mi si avventò contro con grande carica alla ricerca dello scambio: lo incrociai nuovamente mettendolo giù e subito dopo lessi la paura nel suo sguardo. Da quel momento gli feci capire che se avesse fatto il bravo lo avrei lasciato arrivare ai punti, in caso contrario lo avrei atterrato nuovamente. Ecco perché il match divenne psicologico; se avesse aspettato un po’ di più prima di chiedere la rivincita probabilmente avrebbe avuto più possibilità di successo.

Ho rivisto Branco nel 2016 a Roma per il Centenario della nascita della FPI e sono rimasto impressionato dalla sua stazza: al suo confronto oggi sembro un moscerino. Appena l’ho visto così grosso mi sono chiesto: “Ma è mai possibile che l’ho battuto tre volte?”

Dopo aver collezionato 23 vittorie consecutive ed essere diventato Campione Italiano ed Europeo, hai avuto l’opportunità di batterti per il Mondiale WBC contro il terrificante picchiatore Julian Jackson. Quando ripensi a quella maledetta notte è più forte in te l’orgoglio per essere riuscito a scuotere il campione o il rammarico per non averlo finito nel suo momento di difficoltà?

È più forte il rammarico. Ricordo che prima del match Roberto Rea mi informò che durante la conferenza stampa di presentazione Jackson aveva detto che il cognome Cardamone faceva ridere, motivo per cui salii sul ring troppo carico e lo aggredii già nella prima ripresa. Quando lo chiusi all’angolo e lo vidi in grossa difficoltà però feci un passo indietro pensando che il match sarebbe stato lungo e volendo dargli una lezione prolungata. Fu un grosso errore perché un avversario del genere è come un serpente velenoso e quando meno te lo aspetti ti sorprende. Devo aggiungere però che l’angolo in quella notte non mi servì a nulla: mentre il mio avversario era in difficoltà non mi incitarono a chiudere il match e quando tornai sullo sgabello e chiesi a Rocco Agostino cosa dovessi fare, lui mi rispose soltanto “Continua così.” Soltanto in seguito seppi che l’arbitro aveva fatto salire il medico sul ring durante il minuto di pausa per esaminare l’occhio destro di Jackson e che aveva deciso di concedergli soltanto un altro round prima di fermare il match dato che lui era già stato operato alla retina e rischiava danni permanenti. Se lo avessi saputo non mi sarei messo a scambiare nella seconda ripresa, ma all’angolo mi dissero di attaccare e caddi nella trappola. Purtroppo a causa della mia inesperienza e dei miei secondi che non servirono a niente se non a prendersi i soldi, persi un mondiale che avevo dimostrato di poter benissimo vincere. Oltretutto il Mondiale WBC era ben più importante di quello WBU, quindi è una storia che ancora oggi non riesco a digerire.

Come si è sviluppata la tua vita dopo aver appeso i guantoni al chiodo? Cosa ti piacerebbe raccontarci del tuo ruolo di Maestro e dei tuoi progetti recenti?

In verità devo dire che mi sarei aspettato una maggiore riconoscenza da parte dell’amministrazione comunale di Montoro. Credo infatti che a un cittadino che ha dato lustro al proprio paese dovrebbe essere data la possibilità di dare vita a un proseguo della propria carriera: se tutto ciò che ho fatto era finalizzato soltanto a me stesso, se non posso trasmettere quello che ho imparato da questo sport ad altri, allora non è servito a nulla. Mi hanno proposto una palestra in condizioni fatiscenti senza darmi però i mezzi economici per poterla rendere operativa, motivo per cui ora faccio il maestro a Serino, un altro comune nell’avellinese. Avrei voluto davvero tanto aprire una palestra a Montoro per dare ai ragazzi del mio paese la possibilità di realizzare un sogno così come ho fatto io. Sono molti infatti i ragazzi che vorrebbero praticare il pugilato e mi chiedono spesso quando aprirò una palestra ma io non posso farlo: i soldi che ho guadagnato in carriera li ho spesi per costruirmi la casa e per vivere. Ho fatto anche il carpentiere e il muratore ma sono lavori che non riesco più a svolgere per via delle fratture alle mani che ho riportato da pugile e che oggi mi provocano molto dolore quando mi dedico a lavori manuali.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato. Cosa vuoi dire ai lettori di Boxe-Mania.com?

Voglio consigliare a chi ha voglia di praticare il pugilato e ha paura di non essere abbastanza giovane, di non lasciarsi scoraggiare: io ho iniziato a vent’anni e nonostante il mio primo maestro mi dicesse che ero troppo vecchio per sperare di combinare qualcosa, mi sono tolto le mie belle soddisfazioni.

Supportaci :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X