fbpx

Intervista a Stefano Zoff, “Il Pirata” che conquistò il Mondiale!

Condividi su:
  • 204
  •  
  •  

La boxe professionistica in Italia negli ultimi decenni ha dovuto districarsi tra mille difficoltà, dall’assenza di finanziamenti, all’attenzione carente e altalenante delle televisioni, al “dilettantismo di Stato” che ha fagocitato talenti, alla litigiosità e scarsa lungimiranza di alcuni dei soggetti che avrebbero potuto invertire la rotta. In questo contesto, gli atleti che nonostante gli ostacoli sono riusciti ugualmente a fregiarsi di importanti riconoscimenti internazionali meritano un plauso particolare, poiché con le loro sole forze hanno vinto contro tutto e tutti, incuranti delle problematiche e animati da un sacro fuoco interiore. Tra questi pugili non potrà mai essere dimenticato Stefano Zoff, “Il Pirata” di Monfalcone, che nell’arco di quasi vent’anni di boxe a torso nudo, oltre a sbaragliare la concorrenza nazionale, è riuscito nell’impresa di conquistare tre volte il Titolo Europeo e una volta il Titolo Mondiale. A poca distanza dal suo compleanno abbiamo contattato Stefano per ricordare con lui alcuni momenti magici del suo invidiabile percorso di atleta.

Una carriera professionistica lunga ben 18 anni, dai 23 dell’esordio ai 41 del ritiro, sempre ai massimi livelli. Qual è il segreto per mantenersi competitivi e vincenti tanto a lungo?

Ci vuole grande forza di volontà e grande passione per questo sport; d’altra parte non avendo grandissime qualità tecniche o ti affidi alla volontà o non ne esci. È la cosiddetta “legge delle tre C”: Cuore, Cervello e… Beh, l’ultima l’avete capita.

Il primo match titolato che hai disputato si concluse con una sconfitta ai punti contro Gianni Di Napoli: in palio c’era il titolo italiano dei pesi piuma. Da quella battuta d’arresto sei riuscito a riemergere più forte di prima, battendo Di Napoli in rivincita e proiettandoti verso la conquista del Titolo Europeo. Quanto è importante saper apprendere dai passi falsi per crescere e migliorare?

Intanto voglio salutare Giannino: fa parte della mia storia così come io faccio parte della sua. Credo sinceramente di non aver perso neanche il primo match, ma in ogni caso quella sconfitta mi ha dato la voglia e la grinta per andare avanti e per prendere concretamente consapevolezza delle mie qualità.

A cavallo dei trent’anni la tua carriera ha attraversato una fase difficile con tre sconfitte subite nel giro di quattro combattimenti. Altri si sarebbero demoralizzati; tu invece sei salito di categoria e in poco più di due anni hai conquistato il titolo mondiale WBA dei pesi leggeri. Cosa ti ha dato la spinta per compiere una simile impresa?

C’era la consapevolezza di potercela ancora fare: quella categoria (pesi piuma NDR) non faceva più parte della mia vita e della mia storia perché non riuscivo più a rientrare nei limiti di peso. È un consiglio che do a tutti i ragazzi che praticano questo sport: uno o due chili in più non fanno differenza. Quindi se la fatica per rientrare in una categoria è eccessiva, io consiglio di cambiarla.

Nell’arco del tuo percorso non hai mai avuto timore di recarti all’estero e batterti al cospetto di un pubblico avverso. Il tuo primo Titolo Europeo e il già citato Titolo Mondiale sono stati conquistati fuori casa. Cosa si prova a battersi in un ambiente ostile con tutto il tifo contro?

Credo che questa sia stata una delle mie doti migliori. Probabilmente era una dote da fuoriclasse: non solo sapevo battermi all’estero, ma lo facevo addirittura meglio. Oltre alle sfide oltre confine ricordo il match che feci in Sardegna contro Cappai, vincendo per KO alla quarta ripresa. Ragazzi, andare lì e battere Cappai in pochi round… Beh, credo che anche quella sia stata una grande impresa.

Dovendo scegliere un unico momento magico della tua lunga e soddisfacente carriera, il momento che più di tutti ti ha regalato gioia e orgoglio e che resterà per sempre impresso nella tua memoria quale indicheresti e perché?

Rispondere “Il Titolo Mondiale” sarebbe scontato, ma la conquista del Titolo Europeo contro Stephane Haccoun è il momento che ricordo come quello più importante perché in quella circostanza ho capito veramente che sarei potuto arrivare in alto.

Sono passati più di undici anni dal giorno in cui hai deciso di appendere i guantoni al chiodo. Come si è sviluppata la tua vita da quel momento in poi e di cosa ti occupi attualmente?

Smettere è difficile. Un pugile resta tale per tutta la vita. Adesso conduco quella che io chiamo “una vita parallela”. Quello che più mi manca non sono i soldi ma le grandi emozioni: adesso la vita è piatta, una vita qualunque da comune mortale. Oggi sono un operatore portuale, faccio una vita comune da papà e porto avanti la mia grande passione per la pesca.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri. Vuoi salutare i lettori di Boxe-Mania.com?

Chiaramente sì: un saluto a tutti gli amici di Boxe-Mania e a tutti gli amici del pugilato. Buona boxe a tutti e alla prossima!

Supportaci :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X