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Intervista a Maria Grazia Passeri, per il NO alla violenza

Quest’oggi vi proponiamo l’interessante intervista a Maria Grazia Passeri a capo dell’associazione “Salvamamme”. Che ha collaborato con la federazione pugilistica italiana in uno spot per la lotta alla violenza.

Ci spiega di cosa si occupa la sua associazione e di come opera sul territorio?

Salvamamme è un mondo dinamico: cresce ogni giorno stringendo a sé mamme e famiglie alla deriva. Al centro della nostra attività, c’è il superamento di ogni forma di discriminazione sociale nei confronti delle donne, in favore delle quali costantemente ci impegniamo nell’accoglienza e nel supporto concreto, coinvolgendo amministrazioni, associazioni e la cittadinanza. Essendo la nostra un’Associazione di “prima linea ininterrotta”, tantissime sono le donne vittime di violenza che si sono presentate alla nostra porta. Da queste donne abbiamo imparato che i primi momenti dopo la denuncia o dopo l’allontanamento, se non c’è subito un luogo, un riparo, possono essere troppo pericolosi. Il momento più rischioso è quello del recupero degli oggetti personali nelle proprie abitazioni. Tanti casi ci hanno dimostrato che quel rientro è una trappola: alcune trovano tutto distrutto, altre perfino la morte. Salvamamme vuole evitare che queste donne coraggiose tornino sui propri passi e, pur di non farle rientrare in quell’inferno, “alle loro cose ci pensiamo noi”. Abbiamo ideato cosi “La Valigia di Salvataggio” che è un piano concreto, immediato, un trolley per ricominciare, pieno di beni di prima necessità, informazioni salvavita e molto altro. Con questo progetto lavoriamo in sinergia con i municipi di Roma, la Regione Lazio, con gli ospedali, con le case protette e con le questure di Roma, tantissimi richiedono tramite questi canali le valigie. In 3 anni sono state consegnate 848 tra valigie e valigine per minori. Questo progetto ha prodotto un grande impatto emotivo sulle donne. Ci hanno detto di essersi sentite protette e supportate in un momento di particolare fragilità e vulnerabilità. In più si sono viste riconoscere bisogni materiali, pratici, che spesso vengono sottovalutati nel momento in cui si decide di lasciare tutto. La validità e l’innovazione del progetto ha condotto alla realizzazione di Protocolli d’intesa con la Polizia di Stato, con le Fiamme Oro Rugby della Polizia di Stato, gode anche del Patrocinio del Ministero della Giustizia.

Il problema della violenza sulle donne è centrale nella società odierna. Pensa che gli sport da contatto come il pugilato possano dare sicurezza alle donne che hanno subito abusi?

Credo che uno sport come il pugilato punti a superare le proprie paure lavorando sul coraggio. Ogni cura consapevole della propria persona, che permetta un aumento dell’autostima e un maggiore slancio delle proprie capacità, è utile, a maggior ragione per molte di queste donne che sono state letteralmente annientate dalla capacità manipolativa dell’uomo. Questi sport aiutano a recuperare la fiducia in sé, ad essere reattive e riconoscere le situazioni di pericolo piccole o grandi che siano.

Adesso nasce il nuovo torneo pro femminile che si prefigge l’obiettivo di dare nuova linfa al pugilato femminile. Finalmente le donne avranno un movimento dedicato. Cosa ne pensa? 

E’ importante perché porta avanti la politica delle pari opportunità con spazi dedicati alle donne anche in contesti per lo più maschili e ne favoriscono l’inserimento e l’integrazione.

Cosa si sente di dire a quelle donne che non hanno il coraggio di denunciare? Come possono uscire dalla spirale di violenza?

Io non credo che si debba spingere per un’ideologia della denuncia immediata, perché  è parte di un percorso più complesso in cui si deve partire da una consapevolezza (si torna altrimenti indietro, rituffandosi in un incubo). Cardini importanti di questo percorso sono l’ascolto, la messa in sicurezza, la disponibilità di un avvocato specializzato. In alcune regioni purtroppo anche il 1522, numero di pubblica utilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha tempi di attesa anche di 30 giorni, il che mette in serio rischio le donne. Certamente non parlo delle situazioni di pericolo estremo in cui denuncia e messa in sicurezza si ottengono subito. La donna deve essere aiutata ad organizzarsi. Ho soccorso donne picchiate duramente perché, nonostante avessero denunciato, erano state costrette ad un ritorno a casa perché nell’immediato non c’era una casa protetta o un ascolto sul territorio. Oltre le ideologie occorre studiare strategie per rispondere alle richieste di aiuto in modo realistico ed adeguato. Salvamamme con la sua esperienza di prima linea lavora su questo.

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