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Angelo Musone: da quell’incredibile verdetto alle Olimpiadi ad oggi

Una medaglia di bronzo che avrebbe potuto essere di un metallo più prezioso: con questo bottino, tanto prestigioso quanto amaro, Angelo Musone tornò a casa dopo le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 che lo videro tempestare di colpi in semifinale il pugile di casa Henry Tillman, salvo essere fermato da un verdetto sconcertante. Quell’ingiustizia permise comunque a Musone di farsi conoscere al mondo dando lustro alla palestra campana Excelsior Boxe, destinata a diventare un’autentica fucina di campioni. Abbiamo contattato Angelo per sondare i suoi ricordi relativi a quei giorni gloriosi e per conoscere qualcos’altro di lui e delle sue avventure dentro e fuori le 16 corde.

È passato un anno e mezzo dalla scomparsa del grande maestro Mimmo Brillantino, storico riferimento della palestra di pugilato Excelsior Boxe. Quali ricordi ti evoca la figura di Mimmo e cosa hanno significato per te i suoi insegnamenti?

Il maestro Brillantino è stato per me una persona straordinaria, il mio migliore amico. Ha avuto secondo me il merito di cambiare ciò che si pensava a Marcianise all’inizio degli anni ’80. Si pensava che chi decideva di fare pugilato a Marcianise non avrebbe mai potuto raggiungere grossi risultati. Grazie a lui e a tutti i soci dell’Excelsior è stato dimostrato non solo che a Marcianise si potevano raggiungere risultati, ma anche che si poteva primeggiare in Italia: l’Excelsior Boxe infatti è stata per diversi anni la prima società in Italia. I suoi insegnanti sono stati in grado di essere grandi rimanendo umili. Mi mancano moltissimo le lunghe chiacchierate con lui e il modo in cui mi diceva le cose, soprattutto quando pensava che io stessi sbagliando.

35 anni fa scendevi dal ring in lacrime dopo l’incredibile verdetto che ti sbarrò la strada verso la finale olimpica di Los Angeles. Nonostante il tempo trascorso, ingiustizie simili continuano ad accadere. Si riuscirà mai a garantire più trasparenza nel nostro amato sport?

I verdetti ingiusti ci sono sempre stati, ne avevo subito qualcuno anche prima delle Olimpiadi. Se si incontrava o si incontra un pugile locale, spesso succedeva e succede che questi venga “aiutato” dai giudici. Per far sì che ciò non avvenga ci vuole una grossa volontà da parte dei dirigenti internazionali; qualcosa per la verità è stato fatto, ma ovviamente il sistema può essere ulteriormente migliorato.

La tua carriera professionistica stava procedendo nel migliore dei modi fino a quella inattesa sconfitta per KO in terra francese. Cosa andò storto quella sera e come mai decidesti di appendere i guantoni al chiodo senza concederti una seconda possibilità?

Credo che la mia unica sconfitta da pugile professionista sia avvenuta per una serie di circostanze negative. Durante il viaggio da Rimini a Saint-Tropez l’autista ebbe un momento di distrazione e la macchina su cui viaggiavo fece due o tre testacoda fermandosi a pochi centimetri del guard rail di un viadotto situato poco dopo Genova. Erano le due del mattino quando arrivammo a Saint-Tropez e non avevo un posto dove dormire: c’era stato un malinteso con gli organizzatori, cosicché andai a dormire alle cinque del mattino. Inoltre mi ero allenato ininterrottamente da sette mesi sempre in modo serio: ero andato in superallenamento… Non riprovai a salire sul ring perché scoprii che avevo un solo rene e che la commissione medica della Federazione Pugilistica non mi avrebbe dato l’idoneità medica per poter continuare a combattere.

Come è proseguita la tua vita dopo la fine della carriera agonistica? Di cosa ti occupi attualmente?

La mia vita dopo aver smesso è stata molto bella. Qualche anno dopo la fine della mia carriera di pugile partecipai a un corso per aspiranti arbitri giudici e lo sono stato per un paio di anni. Una sera in cui ero di servizio come arbitro giudice entrai nello spogliatoio di una palestra e in quel momento mi resi conto che mi sarebbe piaciuto più insegnare che arbitrare. Qualche giorno dopo rassegnai le dimissioni da aspirante arbitro giudice e feci richiesta alla Federazione per partecipare al corso per insegnanti di pugilato. Sono stato insegnante fino al 2000. Nel 2001 il maestro Brillantino ed il presidente della società Excelsior Boxe mi chiesero se volevo candidarmi alla carica di Consigliere Federale della FPI: accettai e risultai il primo degli eletti. Ho ricoperto la carica di Consigliere Federale per quattro quadrienni olimpici, dal 2001 al 2017.

La tua categoria da professionista è stata quella dei massimi leggeri. Tra non molto l’ucraino Oleksandr Usyk, dopo aver riunificato i titoli di tale divisione, farà il suo esordio tra i pesi massimi. Secondo te riuscirà a primeggiare anche al cospetto dei giganti della categoria regina o pagherà la stazza inferiore?

Sì, la mia categoria di peso era quella dei massimi leggeri, anche se il limite di peso della categoria era diverso da quello di oggi. Per quanto riguarda Usyk, non credo che avrà difficoltà nella categoria regina. È un campione e secondo me è uno che si farà valere anche tra i pesi massimi.

Grazie mille per il tuo tempo e la tua disponibilità e in bocca al lupo per i tuoi futuri progetti!

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