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Alla scoperta di Hanna Gabriels, “L’Amazzone” delle 16 corde!

Affascinante ed elegante fuori dal ring, spietata e grintosa all’interno delle sedici corde: la costaricana Hanna Gabriels è tra le icone più amate del pugilato femminile moderno. Ma cosa si cela dietro lo sguardo magnetico della campionessa WBA e WBO dei pesi superwelter? A ridosso dell’attesissima sfida che il prossimo 22 giugno la vedrà opposta alla star statunitense Claressa Shields per le cinture IBF e WBA dei pesi medi abbiamo contattato “La Amazona” per conoscere qualcosa in più sulla sua storia e le sue aspirazioni. Ne è nata una piacevole conversazione ricca di spunti interessanti che abbiamo il piacere di pubblicare in esclusiva per voi lettori di Boxe-Mania.

Quando e perché hai iniziato a praticare il pugilato? Quanto è importante per la tua vita questa disciplina sportiva?

Lo sport ha fatto parte della mia vita sin da quando avevo 5 anni: iniziai con l’atletica ma a 15 anni un brutto infortunio mi costrinse a fermarmi. Quando quattro anni dopo entrai per la prima volta in una palestra di pugilato volevo soltanto perdere peso e tornare in forma: ero arrivata a pesare 93 chili e sembrava impossibile che potessi tornare a praticare uno sport a livello agonistico. Soltanto dopo i 24 anni iniziai a metterci tutta la dedizione possibile con l’intenzione di scoprire quanto lontano potessi arrivare; ed oggi eccomi qua!

Il pugilato rappresenta una parte molto importante della mia vita perché in un certo senso mi ha dato una seconda possibilità di inseguire il mio sogno, ovvero quello di diventare una campionessa sportiva a livello mondiale. Sempre attraverso il pugilato ho conosciuto mio marito e con lui ho avuto mia figlia. Non avrei mai immaginato che la boxe potesse condurmi a una vita tanto ricca di successi e soddisfazioni personali, ma è stato proprio così.

Hanna Gabriels

Hanna Gabriels

Nel febbraio del 2013 la sconfitta per KO contro Oxandia Castillo fu molto dura. Sei riuscita tuttavia a riprenderti molto bene da quel passo falso ottenendo la tua rivincita lo scorso ottobre quando hai superato Oxandia ai punti per decisione unanime. Quanto ha significato per te questo match e cosa è cambiato rispetto al primo confronto?

Sulla sconfitta del 2013, effettivamente molto dura, pesò un aspetto emotivo: una settimana e mezza prima del match venne a mancare una persona che per me significava molto. Tale avvenimento mi lasciò devastata e quando salii sul ring non ero nelle condizioni emotive e psicologiche adeguate per poter combattere. Ad ogni modo andò come andò; per me fu comunque una lezione che mi fece imparare molto. Poco dopo ebbi mia figlia e dovetti lottare duramente per tornare nel pieno delle forze dopo la gravidanza: il corpo cambia tanto con la maternità e non soltanto intorno a me percepivo che la gente fosse convinta che non sarei più tornata ai miei livelli di prima, ma io stessa nutrivo alcuni dubbi a riguardo. Grazie a Dio però ce l’ho fatta, allenandomi duramente giorno dopo giorno: ho riconquistato il titolo mondiale e l’ho difeso più volte. Quando finalmente è giunta l’ora della rivincita con Oxandia Castillo il match si è rivelato gratificante sotto molti punti di vista. Ho boxato come avrei dovuto fare la prima volta e ne è venuto fuori un incontro meraviglioso. Dopo tanti anni trascorsi a combattere in un paese in cui lo sport e gli atleti sono generalmente poco sostenuti, è stato fantastico vedere tutta la mia gente che mi applaudiva, che mi incitava a rialzarmi dopo l’atterramento e che mi sospingeva fino alla vittoria. Credo sia stata una dimostrazione del fatto che qualsiasi situazione difficile porti con sé l’opportunità di reagire: nonostante la stanchezza, nonostante i colpi subiti, nonostante il cammino in salita, battendoci con lealtà e credendoci fino in fondo possiamo cambiare il corso degli eventi.

Il prossimo 22 giugno affronterai la famosa pugile statunitense Claressa Shields, vincitrice di due ori olimpici da dilettante. Possiamo definirlo il match più importante della tua carriera fino ad oggi? Cosa pensi della tua avversaria e quale potrebbe essere la migliore strategia per batterla?

In effetti credo sia il match più importante per diverse ragioni, tra cui la grande esposizione mediatica di cui godrà l’evento. Per Claressa Shields nutro lo stesso rispetto che nutro nei confronti di tutte le donne che riescono a primeggiare nel pugilato superando ostacoli, pregiudizi e stereotipi. La boxe è uno sport difficile che richiede molti sacrifici e ti mette costantemente alla prova: devi passare attraverso molte paure e molto dolore costruendo fiducia in te stessa a partire da queste sofferenze. Rispetto e ammiro quindi tutte le mie “colleghe” e mi sento onorata di condividere con loro lo stesso percorso. Stiamo dimostrando non soltanto di avere qualità tecniche e di essere professionali, ma di poter regalare anche tante emozioni agli appasionati di pugilato.

Naturalmente non posso rivelare la strategia che stiamo preparando per il match. Quello che posso dire è che mentre molti pugili si focalizzano sui punti deboli dell’avversario, noi stiamo studiando principalmente i punti di forza della Shields: sappiamo che è una grande pugile, con una notevole esperienza dilettantistica e che ama essere molto aggressiva. La nostra strategia quindi dovrà renderci preparati a disinnescarla.

Negli ultimi anni il pugilato femminile sta diventando sempre più popolare in tutto il mondo, specialmente dopo la sua introduzione tra gli sport olimpici. Consiglieresti a una ragazza giovane di praticarlo?

Lo consiglierei a tutti, indistintamente. Il pugilato è innanzitutto uno sport eccellente per canalizzare le tensioni giornaliere; rappresenta un modo meraviglioso per acquisire sicurezza in sé stessi e migliora notevolmente il fisico di chi lo pratica. Un mese e mezzo fa abbiamo aperto una palestra di pugilato per la nostra comunità in collaborazione con le autorità locali e abbiamo già riscontrato effetti molto positivi sulle persone che si sono iscritte tra cui bambini, donne, coppie sposate, persone incorse in infortuni molto gravi che necessitano riabilitazione. Per loro è un modo speciale di conseguire un allenamento fisico molto completo puntando ad obiettivi diversi.

Alle ragazze giovani che intendono entrare nel mondo della boxe dico che il loro impegno dovrà essere molto grande. Avranno l’opportunità di dimostrare la proprietà serietà e la propria professionalità. Non dovranno lasciarsi condizionare da ciò che dirà la gente nè dalle aspettative degli altri sul loro conto. Il pugilato insegnerà loro ad essere libere e se si riveleranno portate otterranno molte soddifazioni meravigliose. Chiunque può trovare il proprio successo personale se lo cerca con intensità, se è fedele ai propri ideali, se lavora duramente per ottenere ciò che desidera; questo vale per il pugilato, ma anche per altri sport o altri percorsi. Io sarei stata entusiasta di partecipare alle Olimpiadi ma quando ero dilettante ciò non era possibile; le giovani pugili di oggi quindi non devono lasciarsi scappare questa opportunità. Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di ricordare sempre che per quanto nel pugilato vi sia sempre un vincitore e uno sconfitto, la nostra percezione del risultato dev’essere basata sul lavoro svolto giorno dopo giorno in palestra: se abbiamo dato tutto quello che potevamo dare in allenamento e nella competizione, dobbiamo sentirci vincitrici anche nella sconfitta. Soltanto così possiamo evitare di crollare psicologicamente al primo passo falso.

Grazie mille per la tua disponibilità e per il tempo che ci hai concesso e in bocca al lupo per il match del mese prossimo! Vuoi salutare i lettori di Boxe-Mania?

Ai vostri lettori mando un grande abbraccio. Li ringrazio per la passione e per l’interesse che hanno nei confronti del pugilato. Sono proprio gli appasionati come loro a permettere che il nostro sport continui a progredire e una delle ragioni per cui noi ci alleniamo tanto duramente è proprio la voglia di dare spettacolo e regalare emozioni a chi ci segue. Spero che il match del 22 giugno possa essere un incontro da ricordare a lungo.

 

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