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Daniel Jacobs: da “golden child” a “miracle man”

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A breve sfiderà il pugile che più di ogni altro potrebbe aprirgli le porte del grande pubblico e di un successo che tarda ad arrivare. Ma Daniel Jacobs ha sempre avuto pazienza e soprattutto un’incredibile forza d’animo. Non avrebbe potuto essere altrimenti.

È nato a Brownsville, Brooklin, New York, lo stesso quartiere che ha visto crescere Mike Tyson, Riddick Bowe, Zab Judah e Shannon Briggs, modello di degrado urbano che lo stesso Daniel definì “una zona di guerra”.

Cresciuto da due donne, la madre e la nonna, è stato abbandonato dal padre quando aveva 3 anni. Fu introdotto al combattimento dal fratello maggiore David, che si “divertiva” occasionalmente a pestarlo. Nei ricordi di Daniel quel fratello era semplicemente “più ruvido di quanto non fossi io”.

Ancora adolescente, fu coinvolto in una rissa di strada contro un bullo del quartiere, ed ebbe la peggio. Venne a sapere che questo si allenava nella Police Athletic League Gym, poco lontano da dove viveva. Decise così di andare a prendersi la sua rivincita in quella stessa palestra, e dopo due settimane di allenamento, sfidò il ragazzo sul ring, sconfiggendolo. Il teppistello non si fece più vedere lì. Jacobs aveva invece trovato una seconda casa. Fu così che cominciò a boxare.

Sebbene un po’ umorale, capace sul ring di grandi prestazioni come di momenti di smarrimento, il talento del giovane Daniel era sotto gli occhi di tutti. Giunse però la sconfitta contro Pirog, che segnò una brutta battuta d’arresto. Jacobs era in vantaggio su tutti e tre i cartellini (39-37) quando al quinto round Pirog lo centrò con un destro potentissimo al mento, spegnendogli letteralmente le luci.

Di quel giorno Daniel ricorda che probabilmente non avrebbe dovuto salire sul ring. La nonna, a cui era legatissimo, era morta una settimana prima di cancro: “È stato un momento orribile per me, mentalmente. Mia nonna, era come mia madre. Sono cresciuto con lei. Combattere in quel momento, la prova più dura della mia carriera, per un campionato del mondo, e vedere mia nonna morire, staccare dall’allenamento, poi combattere tre giorni dopo, non ero maturo abbastanza da sopportare tutto questo ed elaborare il tutto nel modo in cui una persona normale dovrebbe. È stato il momento più difficile”.

Daniel ripartì da quella sconfitta, ma la sua storia pugilistica si arrestò nuovamente, questa volta in modo ben più brusco. Era il 2011 e Daniel si trovava in viaggio in Iraq a visitare le truppe americane, quando sentì uno strano dolore e formicolio alle gambe.

I dottori gli dissero inizialmente che aveva un nervo schiacciato, su consiglio di Dorothea Terry, la madrina di Daniel, che lo seguì durante tutto il periodo di cura. Fu la stessa donna a gestire mentalmente e gradualmente il ricovero e il recupero del pugile, informandolo in seguito che era in cura per un tumore benigno, e non per l’osteosarcoma alla spina dorsale che rischiava non solo di compromettere la sua carriera, ma di portargli via la vita: “Ha pensato che sarebbe stato meglio per me affrontare una cosa alla volta. Mi ha detto che era benevolo e ora credo che fosse la decisione giusta. Non si conosce mai veramente la struttura mentale di una persona o come possono gestire certe cose”.

Daniel rimase paralizzato dal bacino in giù per un lungo periodo di tempo. Operato, dovette nuovamente imparare a camminare. La riabilitazione richiese più di un anno di guarigione e di terapia fisica estenuante e dolorosa. Ben oltre ciò che aveva mai provato su di un ring: “È stato un processo difficile, ma una volta uscito dall’ospedale, una volta imparato a camminare di nuovo, sono tornato subito in palestra, contro gli ordini del dottore ovviamente…Stai lontano dalla palestra, non andarci, hai chiuso con la boxe, dovrai cercarti un’altra carriera. Questo è ciò che mi diceva…Io ricordo solo di essere uscito dall’ospedale, e l’unico posto dove volevo essere era la palestra di pugilato”.

Oggi Danny combatte con delle barre di titanio nella spina dorsale. Una volta era “the golden child”, oggi è “the miracle man”.

È uno abituato a rialzarsi. Sempre e comunque. Dal ring o da un letto d’ospedale. Non è un pugile perfetto, ha già conosciuto la sconfitta, due volte, contro Golovkin e Pirog, ma quelle sconfitte lo hanno aiutato a crescere e lo hanno rafforzato. Oggi sale sul ring da campione del mondo dei pesi medi IBF, titolo ottenuto sconfiggendo l’imbattuto Sergiy Derevyanchenko.

Daniel è un pugile talentuoso ma soprattutto coraggioso quanto basta per cercare di confrontarsi sempre con i migliori.

Il 4 maggio affronterà Canelo Alvarez. Potrebbe essere giunto il suo momento: “Questa è la mia opportunità per dimostrare quello che ho detto, che sono il miglior peso medio in tutto il mondo. Fare l’impossibile non è nuovo per me. Dieci anni fa, ero su di una sedia a rotelle in ospedale. Scorri veloce in avanti fino ad oggi: sto combattendo per la supremazia dei medi”.

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